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Testamento a favore della badante: circonvenzione di incapace?

9 Luglio 2014
Testamento a favore della badante: circonvenzione di incapace?

Nel reato di circonvenzione d’incapaci, l’induzione può essere desunta in via presuntiva: essa può consistere anche in un qualsiasi comportamento da parte dell’agente a cui la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere atti che, in condizioni normali, non avrebbe mai compiuto e che siano a sé pregiudizievoli.

Basta davvero poco a far scattare il reato di circonvenzione di incapace, nei confronti di un anziano malato, se il beneficiario dell’eredità, da quest’ultimo firmata a pochi giorni dalla morte, è un estraneo privo di alcun legame parentale, affettivo o amicale.

Il caso è (purtroppo) ricorrente in molte famiglie. La badante che si è occupata del vecchietto durante gli ultimi anni della sua vita, si trova, miracolosamente, ad essere beneficiaria di un intero patrimonio donatogli con testamento.

Ma il problema è: per chi non era presente, tra quelle quattro parenti, al momento della scrittura delle ultime volontà, come poter dimostrare che la volontà dell’anziano è stata sapientemente e subdolamente coartata, per via delle sue minorate capacità di intendere e volere? Insomma, se è vero che per fare una causa c’è sempre bisogno di prove, come può l’accusa avere la certezza delle proprie affermazioni?

Facile: secondo la Cassazione [1], la prova può essere data anche per “presunzioni”, ossia sulla base di ragionamenti logici: ragionamenti che porterebbero a pensare che “diversamente non potrebbe essere”. Ma che significa, in concreto, tutto ciò?

Significa – secondo la Suprema Corte – che è alquanto inverosimile la condotta di una persona di 95 anni che, a pochi giorni dalla morte, scriva con notevolissime difficoltà (evidenti nella scrittura), un testamento quasi illeggibile a favore di un’estranea rispetto ai propri familiari, estranea da lei considerata subalterna (la badante).

Ciò non può che spiegarsi solo in un modo: c’è stata una circonvenzione di incapace, ossia un intervento da parte di un terzo, in proprio favore, sulla condotta della persona priva di capacità critica.

Perché si possa parlare di circonvenzione di incapace – ricordano i giudici – sono necessari due presupposti:

1. l’induzione a compiere un atto che comporti per il soggetto passivo un effetto giuridico dannoso;

2. l’abuso dello stato di vulnerabilità, che si verifica quando il soggetto agente, ben conscio della situazione del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine ossia quello di procurare a sé o ad altri un profitto.

E dunque, entrambi i presupposti possono dirsi pienamente integrati nel momento in cui le modalità di redazione del testamento, e le volontà in esso espresse, siano alquanto insolite, tali cioè da far presumere al giudice che vi sia stato un volersi approfittare di un soggetto che – sebbene non interdetto – era comunque in condizioni di incapacità.


note

[1] Cass. sent. n. 28907/14 del 3.07.2014.

 


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