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Strage di Ustica – I grandi processi d’Italia

24 Febbraio 2022 | Autore:
Strage di Ustica – I grandi processi d’Italia

Dopo 40 anni, la verità sull’aereo che esplose in volo è ancora da accertare. Le sentenze sono contrastanti. Fu un missile ad abbattere il Dc9? E chi lo lanciò?

27 giugno 1980: un aereo di linea della compagnia Itavia esplose in volo nei cieli di Ustica e precipitò in mare. Morirono tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio: 81 persone, vittime di quella sciagura che fu chiamata la strage di Ustica, una delle più gravi in assoluto nella storia dell’aviazione. E una delle poche a restare ancora senza autori e senza una dinamica chiara.

Strage di Ustica: la dinamica dell’incidente

Si trattava di un volo di linea Bologna-Palermo, su un aereo Dc-9 della compagnia aerea Itavia. Il velivolo perse il controllo radio con l’aeroporto e precipitò nel mar Tirreno, al largo dell’isola di Ponza e nei pressi dell’isola di Ustica. Nell’impatto persero la vita tutti gli occupanti, e più della metà delle salme non furono mai recuperate. Ma ad oggi non è ancora chiaro se l’aereo si disintegrò nella caduta o se, invece, fu un’esplosione avvenuta a bordo a provocare il terribile incidente.

Dopo 40 anni la dinamica dell’incidente non è ancora chiara, nonostante due sentenze, una penale e una civile. Ci furono diverse ipotesi che vennero esplorate nei processi: una riteneva che l’aereo di linea fosse stato abbattuto per errore da un missile aria-aria sparato da un caccia della flotta contraerea della Nato, perché sulla sua scia si era inserito un Mig libico che era il vero bersaglio del “fuoco amico” dei Paesi aderenti all’Alleanza atlantica, cui partecipava anche l’Italia. Il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sostenne che a bordo del Mig viaggiava il presidente libico Gheddafi. Secondo questa ricostruzione, l’aereo di linea si sarebbe trovato, sfortunatamente, nella traiettoria dei colpi esplosi durante una battaglia aerea militare a carattere internazionale; e allora ci sarebbero state pesanti responsabilità della Francia e degli Stati Uniti, ai quali appartenevano gli aerei militari in volo.

Un’altra tesi propendeva per un attentato terroristico, con un ordigno esplosivo piazzato nella toilette del velivolo; però il rinvenimento di alcune parti della carlinga e della fusoliera integre fa ritenere difficilmente possibile che l’esplosione possa essere stata causata da una bomba collocata a bordo, anche se alcune sostanze chimiche rinvenute sui resti recuperati dell’aereo erano compatibili con quelle presenti negli ordigni esplosivi e dinamitardi. Altre ricostruzioni, rimaste però sfornite di prove, parlavano di cedimento strutturale dell’aeroplano, di guasti degli impianti ed apparecchi di controllo o di errore umano dei piloti.

La scatola nera venne recuperata ed era funzionante, ma non fu utile a ricostruire la dinamica. Al di là dei dati di volo (altitudine, velocità, strumentazione), che erano del tutto normali, le uniche parole significative furono quelle pronunciate da uno dei piloti prima che la registrazione si interrompesse definitivamente: «Guarda, cos’è?».

Strage di Ustica: il processo

Il processo penale vide coinvolti quattro alti ufficiali dell’Aeronautica e delle Forze Armate, che infine furono assolti dall’accusa di alto tradimento e di depistaggio. Alcuni ufficiali inferiori, invece, furono condannati per i reati di falso e distruzione di documenti. Infatti erano sparite numerose registrazioni delle postazioni di controllo radar, incaricate di sorvegliare anche i voli degli aerei militari presenti in zona. Ma il filone principale del processo, quello dedicato all’individuazione degli autori della strage, non portò a nulla: essi rimasero, e sono tuttora, ignoti. La pronuncia di non luogo a procedere, che fu emessa nel 1999, però, non è definitiva: il delitto di strage non si prescrive e in futuro, se dovessero emergere nuovi elementi, l’inchiesta potrebbe essere riaperta.

Oltre al processo penale si è svolto anche un processo civile, finalizzato al risarcimento dei danni in favore degli eredi delle vittime. Siccome la compagnia aerea Itavia era fallita, la sentenza civile condannò lo Stato a risarcire i familiari delle vittime della tragedia per l’omesso controllo della situazione di rischio: si era accertato che aerei militari non autorizzati avevano attraversato la traiettoria del volo civile. E, come rimarca la sentenza, garantire la sicurezza dei voli è un dovere dello Stato: la riscontrata violazione di tale obbligo lo rende direttamente responsabile.

Strage di Ustica: la verità dimezzata

È interessante notare che le sentenze penali escludono, in base alle ricostruzioni peritali, l’abbattimento in volo da parte di un missile, mentre quelle civili lo affermano, o comunque lo presuppongono come altamente probabile. Sono due verità giudiziarie divergenti, che equivalgono, come affermano le associazioni delle vittime, a nessuna verità, o a una verità negata. Una verità dimezzata, dubitativa e incompleta è inutile: non aiuta a ricostruire i fatti accaduti e non rende giustizia.

Nonostante le varie commissioni parlamentari d’inchiesta e le perizie tecniche svolte nei processi, non c’è ancora stata una pronuncia giudiziaria che abbia dato a uno o più soggetti precisi la responsabilità della strage di Ustica e ancora non si sa cosa sia successo esattamente. Le vittime non demordono e prosegue la battaglia per ottenere una verità completa sull’accaduto e, dunque, una giustizia piena. Per informazioni sui recenti avvenimenti, sul dibattito attualmente in corso e sui possibili sviluppi futuri leggi “Strage di Ustica: un pezzo di verità dopo 40 anni“.



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