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Nuovo domicilio in malattia: a chi va comunicato?

30 Novembre 2021 | Autore:
Nuovo domicilio in malattia: a chi va comunicato?

Il lavoratore deve rivolgersi solo all’Inps o deve far sapere anche al datore il luogo in cui è reperibile durante il periodo di assenza?

Non sempre un lavoratore è in grado di trascorrere un periodo di malattia da solo, specialmente se non è sposato o convivente e non ha vicino una persona che lo assiste. Se il motivo dell’assenza dal lavoro è una patologia che, tutto sommato, gli consente di cavarsela da solo, è un conto. Ma se il medico o le circostanze (una gamba rotta, ad esempio) lo costringono a stare a letto, ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui per le cose più pratiche. Da qui nasce spesso l’esigenza di trasferirsi da un parente durante i giorni di convalescenza, il che impone di dare l’opportuno avviso a chi di dovere per l’eventuale visita fiscale. Ma il nuovo domicilio in malattia, a chi va comunicato? Basta dirlo all’Inps o anche il datore di lavoro ne deve essere informato?

In una recente sentenza, la Cassazione sostiene che far sapere all’Inps dove effettuare la visita fiscale non basta: l’azienda, infatti, ha tutto il diritto di sapere dove sta trascorrendo i giorni di malattia il suo dipendente.

Va ricordato, innanzitutto, che il lavoratore è tenuto a restare a casa durante la malattia per non compromettere i tempi della guarigione, a meno che il medico e la patologia gli consiglino di uscire di tanto in tanto a fare quattro passi e a respirare un po’ di aria diversa. Non rispettare l’obbligo di restare a casa e non farsi trovare dal medico dell’Inps per la visita fiscale può comportare il licenziamento per giusta causa.

Le fasce di reperibilità obbligatoria per la visita fiscale, cioè quegli orari in cui il dipendente deve restare a disposizione, in casa, per accogliere il medico dell’Inps sono:

  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici;
  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i dipendenti del settore privato.

Gli orari sono validi anche per la domenica e per i giorni festivi, tenendo conto che il medico può effettuare più visite nell’arco della stessa giornata. Dove? Nel luogo in cui il dipendente avrà detto che trascorrerà il periodo di assenza lavorativa. Vediamo, se c’è un nuovo domicilio in malattia, a chi va comunicato.

Malattia: si può cambiare domicilio?

Nulla vieta ad un lavoratore di spostare il domicilio altrove durante la malattia, anzi: ci possono essere delle situazioni particolari che lo richiedono. È il caso, come si diceva prima, della persona che abita da sola e che non ha qualcuno che lo assista. Si pensi a chi si trova in convalescenza dopo avere subìto un intervento delicato o dopo un incidente stradale che ha ridotto notevolmente e per un periodo di tempo la sua mobilità. Le soluzioni, una volta uscito dall’ospedale, sono solo quelle famose di Maometto e la montagna: o un parente va dal lavoratore o il lavoratore va dal parente.

Lo stesso vale per chi ha preso una brutta influenza e ha la febbre alta o per chi ha un altro tipo di malessere che gli impedisce non soltanto di andare al lavoro ma anche di gestirsi da solo in casa. Oppure, ancora, per chi deve essere accompagnato ogni giorno a fare una determinata terapia e trova più comodo trasferirsi da un familiare o da un amico anziché farsi venire a prendere e riportare a casa ogni volta.

Nessun problema formale, dunque. L’importante, però, è dirlo. Sostanzialmente, per due motivi. Il primo, per far sapere all’Inps dove deve mandare il medico a fare la visita fiscale. Il secondo, per dare un punto di riferimento utile ad eventuali comunicazioni sia dello stesso Istituto sia del datore di lavoro.

Malattia: come comunicare all’Inps il nuovo domicilio?

Dunque, il nuovo domicilio in malattia va comunicato, sicuramente, all’Inps. È possibile farlo:

  • tramite il call center dell’Istituto al numero verde gratuito 803164 (06164164 da cellulare secondo il proprio piano tariffario). Gli operatori, in questi casi, inviano una segnalazione telematica alla sede competente: è consigliabile richiedere un sms di conferma o farsi rilasciare il numero di segnalazione;
  • inviando un’e-mail alla propria sede Inps territoriale, all’indirizzo (che varia a seconda della sede) nomesede@inps.it; ad esempio: medicolegale.città@inps.it;
  • inviando un fax o una raccomandata a/r, possibilmente qualche giorno prima della variazione del domicilio, per non rischiare che arrivi in ritardo.

I dipendenti pubblici non devono contattare direttamente l’Inps ma la propria amministrazione di riferimento.

Malattia: si può spostare il domicilio all’estero?

Nel caso in cui il lavoratore voglia spostare il domicilio all’estero durante la malattia (magari per fare delle terapie o la riabilitazione in una determinata città di un altro Paese), dovrà inviare un’apposita richiesta prima di partire. Questa condizione è fondamentale per non perdere l’indennità di malattia.

La richiesta deve essere fatta:

  • all’Asl, se lo spostamento avviene in uno Stato dell’Unione Europea o in Paesi con i quali sono in vigore convenzioni con l’Italia in materia di assistenza sanitaria. In questo caso, deve essere inviata una copia dell’autorizzazione sia all’Inps che al datore di lavoro;
  • all’Inps o alla Asl per gli spostamenti in Paesi non convenzionati con l’Italia in materia di assistenza sanitaria. Se il lavoratore si rivolge all’Inps, il medico dell’Istituto deve valutare la necessità di migliori cure e di assistenza all’estero: a tal fine, può subordinare l’autorizzazione allo spostamento all’obbligo di sottoporsi a visite di controllo da parte di istituzioni sanitarie del luogo o di medici di fiducia dei consolati o delle ambasciate d’Italia.

Malattia: il nuovo indirizzo va comunicato al datore?

Non solo agli enti pubblici, però: il nuovo indirizzo in malattia va comunicato obbligatoriamente anche al datore di lavoro. Lo ha disposto la Cassazione in una recente sentenza [1].

Non basta, secondo la Suprema Corte, far sapere all’Inps che si sta trascorrendo il periodo di malattia in un luogo diverso da quello di residenza abituale: il vincolo di subordinazione nei confronti del datore – osservano i giudici – rimane anche nel periodo di assenza dal lavoro a causa della malattia.

La sentenza premette che, in effetti, la visita fiscale non è di competenza del datore di lavoro ma degli organi ispettivi dell’Inps abilitati a questo tipo di verifiche. Tuttavia – si legge ancora – il datore deve essere messo nelle condizioni di esercitare il potere di controllo, che è diretta emanazione del vincolo della subordinazione, anche durante i periodi di malattia del dipendente.

Non a caso, infatti, oltre alle visite fiscali dell’Inps, ci possono essere delle iniziative legittime del titolare dell’azienda per controllare l’effettiva sussistenza della malattia del dipendente, anche tramite un investigatore privato. Ecco perché il datore ha il diritto di sapere dove sta trascorrendo effettivamente la malattia il suo lavoratore.


note

[1] Cass. sent. n. 36729/2021 del 25.11.2021.


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