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Multe per eccesso di velocità e autovelox: tutto su contestazione e ricorso

9 Luglio 2014 | Autore:
Multe per eccesso di velocità e autovelox: tutto su contestazione e ricorso

Multa per eccesso di velocità, scattata da autovelox: come difendersi se si rischia l’azzeramento dei punti della patente.

Tutti gli autovelox, sia fissi che mobili, devono essere sempre presegnalati e ben visibili [1].

Il segnale di preavviso non può essere posizionato a più di 4 km dall’apparecchio e deve essere ripetuto a ogni intersezione (incrocio o svincolo; non contano quindi gli accessi da strade o aree private, né da aree di servizio). Per quanto riguarda la distanza minima, in mancanza di una norma specifica, si applica quanto previsto per il posizionamento dei segnali di pericolo e di prescrizione [2], al fine di evitare frenate brusche e pericoli per gli altri utenti della strada.

Il segnale deve essere posizionato ad almeno 250 metri nelle autostrade e strade extraurbane principali, a 150 metri nelle strade urbane di scorrimento e strade extraurbane secondarie, e ad almeno 80 metri in tutte le altre strade. Come per tutte le infrazioni, il verbale deve indicare il nome dell’agente accertatore: non è necessaria la firma autografa, ma è sufficiente la sottoscrizione meccanografica. L’attività di accertamento non deve essere delegata interamente ai privati [3] che possono svolgere esclusivamente attività ausiliarie.

Le postazioni fisse devono essere ben visibili, installate in box con opportune colorazioni o, sopra di esse, deve essere collocato un apposito segnale con l’indicazione dell’organo operante; quelle temporanee, invece, si avvalgono di veicoli istituzionali o con l’uso di lampeggianti blu.

È possibile installare autovelox fissi su autostrade e strade extraurbane principali e mai su strade urbane ordinarie (dove potranno essere previsti gli appostamenti temporanei o l’uso di rilevatori in movimento), mentre su extraurbane ordinarie e urbane di scorrimento occorre l’autorizzazione prefettizia, in base principalmente alla pericolosità del tratto, al traffico, alla difficoltà di fermare subito i trasgressori.

La contestazione immediata è obbligatoria solo sulle strade urbane o locali e su quelle extraurbane di scorrimento non segnalate dal Prefetto [4]. Ma anche in questi casi, se nel verbale è indicato il motivo per cui la contestazione immediata non è stata possibile (ad esempio perché il veicolo era lanciato a eccessiva velocità), la multa è ugualmente valida.

È in fase di emanazione un decreto ministeriale [5] che regolamenti nel complesso i controlli della velocità e sembra che tutte queste regole saranno confermate.

Chi individui nel proprio verbale uno di questi motivi di nullità, potrà fare ricorso al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica della multa ed entro 30 giorni davanti al Giudice di Pace territorialmente competente, anche a mezzo di raccomandata a/r.

Davanti al Prefetto non ci sono spese da anticipare ma, se il ricorso non dovesse andare a buon fine, la sanzione pecuniaria presente nella multa verrà raddoppiata (non sarà raddoppiata la sanzione accessoria della decurtazione dei punti della patente).

Contro l’ordinanza del Prefetto è sempre ammesso il ricorso al Giudice di Pace, per introdurre il quale è necessario il pagamento del contributo unificato. Per la maggior parte delle multe, la somma da versare sarà di 43 euro (per i verbali di importo fino a 1.100 euro) [6]. Inoltre, di recente, la Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di decurtazione dei punti dalla patente non va pagato l’importo per le cause dal valore indeterminabile [7],  ma quello legato all’importo della multa: quindi 43 euro, se la multa non supera l’importo di 1.100 euro [8].

Se però si paga la multa, anche nella misura ridotta del 30%, non sarà più possibile fare ricorso né davanti al Prefetto, né davanti al Giudice di Pace.

Durante il periodo feriale, i termini per fare ricorso (solo davanti al Giudice di Pace) sono sospesi: non si contano i giorni che vanno dal 1 agosto al 15 settembre. Ad esempio: se il verbale è stato notificato il 20 luglio, è possibile presentare il ricorso davanti al Giudice di Pace fino al 4 ottobre. La stessa regola, però, non vale per il ricorso davanti al Prefetto [9].

Se al momento del recapito del verbale non è presente nessuno che possa riceverlo, dovrà essere inviata una nuova raccomandata con ricevuta di ritorno che avverta che il verbale è conservato presso l’ufficio postale. La notifica si perfeziona dopo 10 giorni di giacenza del plico nell’ufficio postale. In questo caso, i 5 giorni per pagare in misura ridotta decorrono dal momento in cui il destinatario ha ricevuto la seconda raccomandata [10].

Se l’infrazione non è contestata immediatamente fermando il trasgressore, il verbale si notifica al proprietario del veicolo o all’utilizzatore registrato alla Motorizzazione civile entro 90 giorni dall’accertamento, che salgono a 360 per i residenti all’estero [11].

Se la notifica avviene a mezzo del servizio postale, per il conteggio del termine fa fede la data di consegna del verbale all’ufficio postale e non quella della ricezione da parte del destinatario [12].

Nel verbale va sempre indicato se la rilevazione della velocità è stata effettuata con apparecchio fisso o temporaneo, a pena di nullità [13]. È importante verificare anche se l’apparecchio sia omologato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti [14]. Non è invece obbligatoria la taratura periodica [15].

Se il verbale comprende anche la decurtazione dei punti della patente, entro 60 giorni dalla notifica, il proprietario dovrà comunicare i dati del conducente. In caso contrario, rischia un’altra multa fino a 1.133 euro. L’impugnazione del verbale, però, sospende l’onere della comunicazione dei dati.

Nei giudizi contro la Pubblica Amministrazione è quest’ultima a dover dimostrare di aver rispettato tutte le norme dettate dal Codice della Strada. Il giudice, anche se accoglie il ricorso, non è obbligato a disporre la restituzione della somma versata a titolo di contributo unificato da chi ha proposto il ricorso. È buona regola, allora, ricordare di chiedere in udienza il rimborso delle spese anticipate.


note

[1] Lo ha imposto il d.l. n. 117/07.

[2] Art. 79, c. 3, Reg. di esecuzione e attuazione del C.d.S.

[3] Art. 61, l. n. 120/10.

[4] Art. 4, l. 68/02.

[5] Previsto dalla l. 120/10.

[6] L’importo precedente era di 37 euro ma è stato aumentato dal d.l.n. 90 del 24.06.2014.

[7] 206 euro, ora aumentati a 237 dallo stesso d.l. n. 90 del 24.06.2014.

[8] Cass. sent. n. 13598 del 16.01.2014.

[9] Cass. sent. n. 4170 del 22.02.2010.

[10] In applicazione di quanto stabilito dalla C. Cost. sent. n. 346/98 e Cass. sent n. 7815 del 4.04.2006.

[11] Art. 201 C.d.S.

[12] Cass. sent. 20.03.2012.

[13] Cass. ord. 14.03.2014.

[14] Come previsto dall’art. 345 del reg. di attuazione ed esecuzione del C.d.S.

[15] Cass. sent. n. 1743 del 24.01.2013.

Autore immagine: 123rf com


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