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Cos’è una direttiva?

25 Febbraio 2022 | Autore:
Cos’è una direttiva?

In che cosa consiste questo provvedimento europeo e quanto è vincolante per gli Stati membri? Alcuni esempi su lavoro, consumi e sanità.

In Italia siamo abituati a sentir parlare di leggi, decreti o disegni di legge. O dei famosi Dpcm entrati nelle nostre case in prima serata durante la fase iniziale dell’emergenza Covid. In Europa, invece, si parla di regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni. Tra questi provvedimenti, la direttiva è uno di quelli che maggiormente incidono sulla vita dei cittadini dei singoli Stati. Che cos’è una direttiva? Chi l’approva? E fino a che punto i Paesi dell’Unione sono obbligati ad accettarla e a metterla in pratica?

La definizione offerta dal Trattato di funzionamento dell’Ue è la seguente: «La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salvo restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi» [1]. Vediamo di seguito che cosa significa questo principio.

Direttiva Ue: che cos’è?

Una direttiva europea è un atto legislativo con efficacia vincolante contenente un obiettivo che i Paesi dell’Ue devono raggiungere. Il provvedimento viene adottato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo su iniziativa della Commissione Ue per assolvere degli scopi previsti dai Trattati, armonizzando le normative degli Stati membri. Tocca ai singoli governi, però, tracciare il proprio percorso normativo per realizzare gli obiettivi dettati dalla direttiva. Precisamente in questo consiste «recepire una direttiva europea», cioè nel predisporre delle normative per rispettare quanto richiesto dal provvedimento comunitario.

Per fare qualche esempio, la direttiva europea può individuare un traguardo da raggiungere in materia di sicurezza e salute sul lavoro, di diritti dei consumatori, di politiche sul clima, ecc.

In buona sostanza, dunque, la direttiva mette i Paesi dell’Ue nella condizione di conseguire un determinato risultato ed il singolo Governo dovrà trovare il modo per farlo. Gli strumenti adottati dovranno essere comunicati all’Unione in modo da consentire l’eventuale intervento della Corte di giustizia Ue per valutare se corrispondono alla certezza del diritto.

La direttiva può essere rivolta ad un singolo Paese europeo, ad un gruppo di Stati o a tutta l’Unione. In quest’ultimo caso si parla di «direttiva generale». Un singolo Governo non può adottare delle norme in contrasto con una direttiva europea prima del suo termine di attuazione.

La procedura prevede che, dopo la sua approvazione, la direttiva Ue venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea e che entri in vigore nella data riportata nel provvedimento. Se tale data non è indicata, la direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione.

A questo punto, viene deciso il termine entro il quale lo Stato membro deve recepire la direttiva, cioè deve adottare la normativa necessaria a raggiungere l’obiettivo richiesto. Di solito, ciò accade entro due anni.

Direttiva Ue: gli Stati sono obbligati a recepirla?

Come appena detto, affinché produca i suoi effetti, la direttiva Ue deve essere prima recepita dai singoli Stati membri.

Nel caso in cui un Paese non recepisca la direttiva, la Commissione europea può avviare una procedura di infrazione e rivolgersi alla Corte di giustizia europea, che si esprimerà nel merito con una sentenza. Se nemmeno questa venisse tenuta in considerazione, scatterebbero delle nuove condanne con le conseguenti ammende. Insomma, il Paese, chiamiamolo così, «trasgressore» verrà multato.

Esempi di direttive Ue

Come detto all’inizio, la direttiva europea può interessare diversi settori della vita dei cittadini. Nell’ambito del lavoro, ad esempio, si può citare quella sulla definizione dei termini «orario di lavoro», «periodo di riposo», «lavoro notturno» [2]. Dispone che gli Stati membri prendano le misure necessarie affinché il lavoratore fruisca:

  • del periodo minimo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive nell’arco di 24 ore;
  • del periodo minimo di un giorno di riposo, in media, immediatamente susseguente al periodo di riposo giornaliero nel corso di ogni periodo di sette giorni;
  • per un lavoro giornaliero superiore a sei ore, di un tempo di pausa le cui modalità sono fissate dai contratti collettivi, dagli accordi conclusi con le parti sociali o dalla legislazione nazionale;
  • di un congedo annuale retribuito (cioè di ferie) di almeno quattro settimane conformemente alle condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali.

Stabilisce anche che:

  • la durata settimanale del lavoro è limitata in media a 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di 7 giorni;
  • la durata di lavoro normale di un lavoratore notturno non deve superare in media 8 ore su 24 ore.

Altra importante direttiva europea è quella che riguarda i diritti dei consumatori [3] e disciplina, in particolare, il diritto di recesso nei contratti a distanza ed in quelli negoziati fuori dai locali commerciali. Prevede maggiori informazioni precontrattuali da fornire al consumatore, nonché un termine più ampio e modalità semplificate per l’esercizio di tale diritto.

Rispetto alla precedente normativa, questa direttiva consente al consumatore di poter esercitare il recesso entro 14 giorni anziché 10 senza dover fornire alcuna motivazione. Se il cliente non viene informato di tale possibilità, il termine diventa di 1 anno e 14 giorni dalla conclusione del contratto o della consegna del bene, mentre prima il termine era di 60 giorni per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali e di 90 giorni per i contratti a distanza.

Citiamo, infine, la direttiva che sancisce il diritto dei pazienti di scegliere liberamente il prestatore di assistenza sanitaria [4]. Inoltre, introduce norme volte:

  • a garantire agli utenti un‘assistenza sanitaria sicura e di qualità;
  • a tutelare i diritti dei pazienti in qualunque Stato membro si rechino;
  • ad assicurare che i pazienti ricevano tutte le informazioni necessarie per esercitare i propri diritti;
  • a costituire un sistema efficiente di cooperazione tra i differenti sistemi sanitari degli Stati membri facilitando forme di cooperazione e di mutua assistenza fra Paesi.

note

[1] Art. 288 TFUE

[2] Direttiva 93/104/UE.

[3] Direttiva 2011/24/UE.

[4] Direttiva 2011/24/UE.


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