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Chi può pignorare il quinto della pensione?

1 Dicembre 2021
Chi può pignorare il quinto della pensione?

Come avviene il pignoramento della pensione, come si calcola il minimo vitale e il quinto pignorabile. 

Chi può pignorare il quinto della pensione? La questione merita un approfondimento rivolto innanzitutto a comprendere come avviene il cosiddetto «recupero crediti» e, in secondo luogo, a stabilire in cosa consiste il famoso «minimo vitale» al di sotto del quale il pignoramento è sempre illegittimo. Infine vedremo come si calcola il quinto della pensione, cosa succede se su di esso vi è già un precedente pignoramento o la cessione del quinto. 

Alla fine di tale trattazione comprenderemo quindi chi può pignorare il quinto della pensione, quali soggetti cioè sono legittimati a bloccare l’assegno versato dall’Inps. Ma procediamo con ordine.

Come avviene il pignoramento

Chi deve recuperare un credito attiva una procedura rivolta prima ad ottenere una condanna del debitore al pagamento della somma e, successivamente, a pignorarne i beni, compresi i crediti detenuti presso terzi (come la pensione). 

La condanna, che si sostanzia il più delle volte, in una sentenza del giudice o in un decreto ingiuntivo (emesso sempre dal giudice), non è necessaria se il creditore possiede un assegno o una cambiale già protestati: con questi documenti infatti è possibile attivare direttamente il pignoramento. 

Anche la cartella esattoriale non opposta nel termine di 60 giorni dalla sua notifica equivale a una condanna e quindi non necessita di un ulteriore giudizio di accertamento del debito. 

Tali documenti (sentenza, decreto ingiuntivo, assegno, cambiale, cartella di pagamento) vengono definiti titoli di credito. Si tratta cioè di documenti che certificano in modo certo e ufficiale l’esistenza di un credito da un lato e di un debito dall’altro. Senza un titolo di credito non è possibile procedere a pignoramento. Così, tanto per fare un esempio, l’emissione di una fattura o di una bolletta non sono sufficienti ad intraprendere il pignoramento della pensione o di qualsiasi altro bene.

Una volta in possesso del titolo di credito, il creditore si rivolge all’ufficiale giudiziario per chiedere il pignoramento dei beni del debitore. È lo stesso creditore a individuare i beni da assoggettare ad esecuzione forzata. Di solito lo fa dopo aver acquisito informazioni molto dettagliate sulle condizioni economiche della controparte. 

Tali informazioni possono essere assunte anche tramite l’anagrafe tributaria, un database in possesso dell’Agenzia delle Entrate ove vengono riportati tutti i redditi dei contribuenti ed a cui possono affacciarsi i creditori dopo aver chiesto l’autorizzazione al Presidente del Tribunale. 

Prima di attivare il pignoramento vero e proprio, il creditore deve diffidare un’ultima volta il debitore con la notifica di un atto che viene chiamato precetto. Il precetto è un invito a versare il dovuto entro 10 giorni. Esso non è dovuto quando il credito si fonda su una cartella esattoriale.

Come avviene il pignoramento della pensione presso l’Inps

Il creditore che intende pignorare la pensione del debitore può agire in due modi. 

In un caso aggredisce la pensione prima che l’Inps la eroghi al debitore. Quindi in tal caso l’atto di pignoramento viene notificato all’Inps e al debitore stesso. In forza di ciò, l’Inps trattiene un quinto della pensione che mensilmente deve al debitore. Tale quinto viene poi versato al creditore direttamente dall’Inps (cosiddetto “terzo pignorato”) fino ad integrale esaurimento del debito. 

La trattenuta del quinto della pensione avviene non appena l’Inps riceve l’atto di pignoramento. Tuttavia, prima che tali somme vengano versate dall’Istituto di previdenza al creditore è necessaria un’udienza dinanzi al tribunale (nella persona del cosiddetto Giudice dell’Esecuzione) il quale autorizzi tale storno. La data dell’udienza è indicata nell’atto di pignoramento. Ad essa il debitore può partecipare eventualmente presentando, con un avvocato, un atto di opposizione qualora ritenga che vi siano vizi di forma, di procedura o di sostanza (come nel caso in cui sia stato pignorato più di un quinto della pensione).

Come avviene il pignoramento della pensione presso la banca o le Poste

La seconda forma con cui può avvenire il pignoramento della pensione è una volta che la stessa viene versata sul conto corrente bancario o postale del pensionato. La procedura è molto simile a quella appena vista sinora. Si inizia con la notifica di un atto di pignoramento sia al pensionato che all’intermediario finanziario. Da tale momento viene operata la trattenuta del quinto in attesa della successiva sentenza che confermi il versamento delle somme al creditore da parte della banca o delle Poste (“terzo pignorato”). 

Tale trattenuta resta in piedi finché il debito non viene integralmente estinto. 

Il debitore potrebbe anche aprire un nuovo conto corrente chiedendo all’Inps di accreditare la pensione su quest’ultimo. Tuttavia, se ciò dovesse avvenire presso la stessa banca, il pignoramento proseguirebbe. Invece, se si accende un conto presso un differente istituto di credito, quest’ultimo non è tenuto a effettuare la trattenuta, a meno che il creditore non esegua un nuovo pignoramento. Potrebbe ben farlo perché, accedendo di nuovo all’Anagrafe tributaria, potrebbe sapere presso quale banca viene depositata la pensione.  

Qual è il quinto della pensione pignorabile?

Sia che il pignoramento avvenga in banca che alle poste, il creditore non può pignorare più di un quinto della pensione (ossia il 20%). 

Il quinto viene calcolato sul netto percepito dal debitore. Nel calcolo del quinto pignorabile non si tiene conto di eventuali precedenti cessioni del quinto, in quanto non equiparabili a un pignoramento ma ad atti volontari.  

Quando la pensione viene pignorata presso l’Inps, il quinto pignorabile viene determinato previa decurtazione dall’assegno mensile del cosiddetto minimo vitale, un importo pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (per come aggiornato annualmente). Ad esempio, per il 2021, l’assegno sociale è pari a 460,28 euro. Quindi, il minimo vitale della pensione è di 690,42 euro. 

Ad esempio, su una pensione di 1.000 euro netti il quinto da pignorare si calcola sulla differenza tra 1.000 e 690,42 euro (minimo vitale) ossia su 309,58 euro. Il quinto pignorabile è pari quindi a 61,92 euro. Tale sarà l’importo che mensilmente l’Inps trattiene sulla pensione fino ad estinzione del debito.

Quando invece il pignoramento non avviene presso l’Inps ma in banca, il minimo vitale non viene più decurtato e il quinto si calcola nel seguente modo:

  • sulle somme della pensione già depositate sul conto al momento della notifica dell’atto di pignoramento, il creditore può prelevare solo l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale. Pertanto, posto che l’assegno sociale del 2021 è pari a 460,42 euro, l’importo impignorabile è di 1.381,26 euro. Questo significa che, se sul conto la giacenza è inferiore a tale somma, essa non è pignorabile; se invece è superiore, si pignora l’eccedenza. Ad esempio, se sul conto sono depositati 1.500 euro, si potrà pignorare la differenza tra 1.500 e 1.381,26 ossia 118,74 euro;
  • sulle mensilità della pensione successivamente versate dall’Inps sul conto, la banca effettua di volta in volta una trattenuta di un quinto (il 20%) sino ad estinzione del debito.

Il pignoramento della pensione per cartelle esattoriali

Quando il creditore è l’Agente per la riscossione esattoriale, il pignoramento è pari a:

  • un decimo, se l’importo della pensione non supera 2.500 euro;
  • un settimo, se l’importo della pensione supera 2.500 euro ma non 5.000 euro;
  • un quinto, se l’importo della pensione è superiore a 5.000 euro.

Chi può pignorare il quinto della pensione?

Veniamo ora ai soggetti che possono effettuare il pignoramento della pensione. In tal senso non vi sono limitazioni. Ciascun creditore, purché munito di un «titolo esecutivo» (secondo la definizione che abbiamo fornito ad inizio di questo articolo) può procedere al pignoramento dell’assegno dell’Inps. Quindi può essere, ad esempio: 

  • il condominio, per gli oneri mensili o straordinari non versati;
  • il locatore, per il canone di affitto non pagato;
  • la controparte processuale che abbia vinto una causa e ottenuto una condanna;
  • il fisco (Agenzia delle Entrate) per il tramite di Agenzia Entrate Riscossione;
  • il Comune, per le imposte locali o le multe stradali;
  • la finanziaria, nel caso di omesso versamento di una o più rate del prestito;
  • la banca, nel caso di finanziamento non rimborsato;
  • il vicino di casa, che abbia subito dei danni all’appartamento e abbia ottenuto una condanna dal giudice (si pensi al caso di infiltrazioni d’acqua);
  • qualsiasi altro creditore, pubblico o privato;
  • la società fornitrice di utenze (luce, acqua, gas e telefono) dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo.

Come anticipato la condizione per poter pignorare la pensione è che il creditore sia in possesso di un titolo esecutivo ossia: 

  • una sentenza (anche solo di primo grado);
  • un decreto ingiuntivo non opposto nei 40 giorni;
  • un assegno protestato;
  • una cambiale protestata;
  • un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio.


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