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Diritti e doveri del dipendente in malattia

25 Febbraio 2022 | Autore:
Diritti e doveri del dipendente in malattia

Cosa è obbligato a fare e cosa può pretendere il lavoratore che si assenta dal lavoro a causa di una patologia.

Prima o poi, qualsiasi dipendente si vede costretto a prendere qualche giorno di malattia. Che si tratti di una banale influenza con febbre alta oppure di una convalescenza dopo un intervento, può capitare di dover restare a casa a riposo assentandosi, quindi, dal lavoro per il tempo che il medico curante ritiene opportuno. Ma quali sono diritti e doveri del dipendente in malattia? Quali sono i vincoli da rispettare e le cose da pretendere?

Va premesso che la legge tutela il lavoratore in malattia ma impone anche che il dipendente non «bari», cioè non racconti di essere impossibilitato ad andare in ufficio o in fabbrica in modo da avere dei giorni liberi per fare i suoi comodi o per andare a farsi le passeggiate in montagna. A tal proposito, ad esempio, la normativa prevede l’obbligo di reperibilità per l’eventuale visita fiscale effettuata dal medico dell’Inps, che ha il compito di accertare le reali condizioni di salute del dipendente. Dal canto suo, il lavoratore ha diritto ad essere pagato durante il periodo di assenza che, però, ha un limite: è il cosiddetto comporto, un certo numero di giorni in cui si può restare a casa in malattia conservando il posto di lavoro. Ma vediamo con ordine diritti e doveri del dipendente in malattia.

I doveri del dipendente in malattia

Prima dei diritti, vediamo i doveri del dipendente in malattia.

La comunicazione al datore

Innanzitutto, il lavoratore è obbligato ad avvertire della propria assenza per malattia il datore di lavoro o l’amministrazione in cui presta servizio. Ogni contratto nazionale di categoria stabilisce entro quando deve avvisare l’azienda ma, com’è ovvio immaginare, prima lo si fa e meglio è. A titolo esemplificativo, ecco che cosa prevedono alcuni dei contratti collettivi come termine per avvisare della malattia:

  • prima dell’inizio del turno di lavoro per i dipendenti di Telecomunicazioni, Terziario e Commercio, Turismo, Gomma/Plastica, Carta, Tessile/Abbigliamento/Confezioni, Grafica /Editoria, Alimentare;
  • entro due ore dall’inizio del turno lavorativo per i dipendenti dell’Autotrasporto;
  • entro quattro ore dall’inizio del turno lavorativo per il personale viaggiante e soggetto a turni continui avvicendati del settore Autotrasporto e per i dipendenti con contratto Legno/Arredamento, Chimica, Calzature;
  • entro il primo giorno di assenza per i metalmeccanici.

In ogni caso, il lavoratore non è tenuto ad avvisare l’azienda o l’amministrazione entro i tempi previsti se c’è un giustificato e comprovato impedimento (ad esempio un ricovero urgente per un infarto o per un incidente stradale).

La comunicazione va inviata con le modalità previste dal contratto nazionale, purché il dipendente sia certo che è arrivata al destinatario.

Il certificato medico

Entro due giorni dal verificarsi della malattia, il dipendente deve procurarsi il relativo certificato rilasciato dal medico curante, dalla guardia medica oppure da una struttura sanitaria convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Il medico provvede prima alla visita e poi attesta, nel caso, la malattia con la relativa prognosi, cioè i giorni assegnati al dipendente per restare a casa dal lavoro. Il certificato verrà inviato dallo stesso medico all’Inps.

L’Istituto riconosce la prestazione di malattia soltanto dal giorno in cui è stato rilasciato il certificato. Solo se si tratta di un certificato redatto a seguito di visita domiciliare, l’Inps riconosce anche il giorno precedente all’attestazione (solo se feriale), quando indicato dal medico. Il dipendente potrebbe essere ritenuto assente ingiustificato nei giorni non riconosciuti dall’Inps.

Il certificato medico deve riportare:

  • se si tratta di un evento traumatico: l’Inps può così valutare se attivare o meno un’azione surrogatoria verso i terzi responsabili. Se viene riconosciuta la responsabilità di altri, per il lavoratore c’è il vantaggio che le giornate di indennità di malattia in tal modo recuperate dall’Inps non rientrano nel computo del periodo massimo indennizzabile per malattia;
  • eventuali agevolazioni per le quali il lavoratore privato o pubblico è esonerato dall’obbligo del rispetto delle fasce di reperibilità per la visita fiscale;
  • se l’assenza è dovuta a una patologia grave che richiede terapie salvavita;
  • se si tratta di una malattia per la quale sia stata riconosciuta la causa di servizio;
  • se la malattia è collegata alla situazione di invalidità già riconosciuta maggiore o uguale al 67%.

Se il contratto lo prevede, il dipendente deve fornire al datore di lavoro il numero di protocollo di trasmissione del certificato medico. L’azienda potrà in questo modo verificare sul sito dell’Inps i giorni di prognosi del lavoratore.

Nel caso in cui il dipendente non provveda entro il tempo stabilito dal contratto alla comunicazione della malattia al suo datore, rischia una sanzione disciplinare.

La reperibilità per la visita fiscale

Tra i doveri del dipendente in malattia c’è anche quello di restare nel luogo in cui ha fissato la propria reperibilità per la visita fiscale. Può essere nella propria abitazione oppure presso un parente per avere garantita l’assistenza nel caso la patologia non gli consenta di essere autosufficiente. In tal caso, lo spostamento di domicilio deve essere comunicato sia all’Inps sia al datore di lavoro [1], come stabilito di recente dalla Cassazione.

Il dipendente in malattia deve obbligatoriamente rendersi reperibile tutti i giorni, inclusi domenica e festivi:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se dipendente del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se dipendente pubblico.

Si tenga conto del fatto che il medico dell’Inps può effettuare più visite fiscali nell’arco della stessa giornata per accertare le condizioni di salute del lavoratore.

In assenza di agevolazione, il dipendente non può assentarsi dall’indirizzo di abituale dimora durante le fasce orarie di reperibilità in cui viene effettuato il controllo, se non per:

  • sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli compresi nelle fasce orarie di reperibilità;
  • provati gravi motivi personali o familiari;
  • cause di forza maggiore.

I dipendenti pubblici sono esonerati dal rispetto delle fasce di reperibilità in caso di:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • malattia per la quale sia stata riconosciuta la causa di servizio (solo per alcune categorie di dipendenti pubblici);
  • malattia collegata all’invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Sempre per gli impiegati statali, la visita fiscale deve essere richiesta obbligatoriamente dal datore di lavoro sin dal primo giorno, se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative. Questo per evitare il classico e fasullo «fine settimana lungo», cioè il giorno di finta malattia preso il venerdì o il lunedì per allungare il weekend fuori porta.

Dopo la visita fiscale, l’Inps mette a disposizione del datore di lavoro il verbale del medico tramite la propria piattaforma web. Il datore avrà accesso al dato sui giorni di prognosi ma non a quello sulla diagnosi.

Chi non rispetta l’obbligo di reperibilità per la visita fiscale viene invitato a presentarsi in una determinata data presso gli ambulatori Inps di competenza territoriale. Se il giorno dell’appuntamento ha ripreso il lavoro, non deve presentarsi alla visita ma è tenuto a comunicare il rientro all’Inps.

Ad ogni modo, in caso di assenza ingiustificata al momento della visita fiscale, il dipendente rischia una sanzione amministrativa e un provvedimento disciplinare da parte del suo datore di lavoro. Inoltre, perde:

  • il 100% dell’indennità per massimo 10 giorni, in caso di prima assenza;
  • il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza;
  • il 100% dell’indennità dalla data della terza assenza.

La sanzione viene irrogata al massimo fino al giorno precedente la ripresa dell’attività lavorativa.

Il divieto di svolgere altri lavori

È un dovere del dipendente in malattia tentare di guarire il prima possibile. Pertanto, non gli è consentito durante il periodo di assenza svolgere un lavoro che possa compromettere i tempi di guarigione. Se così facesse, rischierebbe un’azione disciplinare che può arrivare al licenziamento nei casi più gravi. Il caso più classico è quello di chi resta a casa dal lavoro per un problema di sciatica e durante la malattia dà una mano al cognato o all’amico nella sua impresa edile scaricando sacchi di cemento o mattoni da un camion.

Tuttavia, se il lavoro è compatibile con la convalescenza e non pregiudica i tempi di guarigione, tale attività è consentita. Si pensi allo stesso dipendente con la sciatica che durante la malattia aiuta il cognato o l’amico al computer.

Ad ogni modo, il dipendente dovrà dimostrare che malattia ed attività extra sono compatibili e che non può essere compromesso il recupero delle energie psico-fisiche entro i giorni di prognosi indicati dal medico.

I diritti del dipendente in malattia

Abbiamo visto che sono tanti i doveri dei dipendenti in malattia. Veniamo ora ai diritti.

Diritto alla retribuzione

Il dipendente in malattia ha il diritto di essere retribuito o di ricevere un’indennità di importo e durata stabiliti dalla normativa, con un’eventuale integrazione da parte del datore di lavoro se prevista dai contratti collettivi.

In alcuni casi, l’indennità è completamente a carico del datore (succede, ad esempio, con gli operai del settore industria), mentre in altri l’Inps si fa carico dell’indennità dal quarto giorno di malattia. Se, invece, l’assenza del dipendente è frutto di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, subentra l’Inail.

L’indennità o la retribuzione vengono pagate solo durante il periodo di comporto. Si tratta del numero massimo che un dipendente può restare a casa in malattia conservando il proprio posto di lavoro. Nel caso in cui tale periodo venga superato, il lavoratore rischia il licenziamento (leggi anche Come non farsi licenziare per superamento del comporto).

Il diritto di modificare il periodo di malattia

Il dipendente in malattia ha il diritto di rientrare al lavoro prima che scada la prognosi prevista dal medico. In tal caso, però, deve chiedere al medico che ha redatto il certificato la rettifica della prognosi, da inoltrare all’Inps attraverso il servizio di trasmissione telematica.

Se si tratta di un lavoratore del settore pubblico, può rivolgersi, nei soli casi di assenza o impedimento assoluto del medico che ha redatto il certificato, ad un altro medico per ricevere un certificato con la rettifica della prognosi.


note

[1] Cass. sent. n. 36729/2021 del 25.11.2021.

Autore immagine: canva.com/


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