Diritto e Fisco | Articoli

Quali sono le principali normative europee

26 Febbraio 2022 | Autore:
Quali sono le principali normative europee

Le regole dell’Unione che impattano di più sulla vita dei cittadini. Cosa decide l’Italia?

L’Europa, che piaccia o no, è entrata da tempo a far parte delle nostre vite. Le norme dell’Unione Europea impattano in maniera penetrante su molti comportamenti quotidiani: l’uso dell’Euro, che da quasi vent’anni ha preso il posto delle vecchie lire; l’acquisto di prodotti al supermercato, muniti di etichette e marcatura Ce; le decisioni di risparmio e investimento, con i moduli da compilare in banca per gestire un conto corrente o per acquistare prodotti finanziari; la privacy, che adesso agisce specialmente su Internet, sui social e nella messaggistica; i numerosi fondi stanziati per programmi scolastici, costruzioni di edifici e agevolazioni all’imprenditoria; la programmazione economica statale, con i vari vincoli di bilancio, e molto altro ancora.

In questo articolo vedrai quali sono le principali normative europee: come si formano, che valore giuridico hanno e qual è il ruolo dell’Italia nelle decisioni prese a Bruxelles. Partiamo proprio da questo aspetto, perché, come si diceva un tempo, l’Europa inizia da noi: sono gli Stati nazionali a concedere, volontariamente, una grossa limitazione della propria sovranità per favorire la creazione di quell’organismo internazionale che prima si chiamava Comunità europea e poi è diventata l’attuale Unione Europea, destinata ad assumere un ruolo sempre più importante nel prossimo futuro. Un agglomerato di 450 milioni di persone, appartenenti a ben 27 Paesi molto diversi tra loro per cultura e tradizioni, ma chiamati ad avere un’integrazione sempre più profonda.

Vediamo allora quali sono le principali normative europee: ti spiegheremo la loro tipologia, il meccanismo di funzionamento concreto e ti forniremo alcuni esempi di quelle più importanti che sono già in vigore in Italia e nel resto dell’Unione Europea.

Il ruolo dell’Italia nelle decisioni europee

L’art. 11 della Costituzione consente all’Italia, in condizioni di parità con gli altri Stati, di limitare la propria sovranità statale se ciò è necessario «ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni» e, per raggiungere questo obiettivo, «promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Tra queste organizzazioni rientrano, da un lato, l’Onu (i costituenti pensavano proprio ad essa e, nel primo dopoguerra, hanno voluto favorire l’ingresso dell’Italia nelle Nazioni Unite) e dall’altro lato, l’Unione Europea, che rappresenta l’evoluzione delle Comunità Europee sorte negli anni Cinquanta, a partire dalla Cee.

L’Italia partecipa alla formazione dei provvedimenti dell’Unione attraverso i propri rappresentanti: i deputati eletti al Parlamento Europeo (gli italiani sono 76 su un totale di 705) e gli organi di governo presenti nella Commissione. Le decisioni politiche di maggior rilievo vengono raggiunte nel Consiglio Europeo, che raccoglie i capi di Stato e di Governo; l’Italia vi prende parte con il presidente del Consiglio dei ministri.

Unione Europea: le norme e il loro valore

La normativa europea si fonda sui trattati istitutivi degli accordi internazionali raggiunti tra gli Stati membri. Nel corso dei decenni se ne sono susseguiti molti, dal trattato di Roma nel 1958 al trattato di Lisbona del 2007 che, dal 2009, disciplina il funzionamento attuale delle istituzioni comunitarie. È importantissima, ai fini dell’interpretazione delle norme, anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che proclama dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia. Invece la vera e propria Costituzione per l’Europa è stata firmata nel 2004 dai rappresentanti dei Paesi membri, ma non ancora ratificata dagli Stati, quindi tutt’oggi rimane ancora un progetto.

Le fonti delle norme europee sono:

  • i regolamenti, che sono atti direttamente vincolanti per tutti gli Stati membri ed hanno efficacia immediata, senza necessità che ogni Paese emani o ratifichi una propria legge in materia: ad esempio il regolamento sulle caratteristiche e garanzie dei beni importati dall’esterno dell’Unione [1];
  • le direttive, che stabiliscono gli obiettivi da realizzare, cioè fissano il “cosa” bisogna fare e lasciano agli Stati membri decidere il “come”: ad esempio la direttiva sui diritti dei consumatori, che è stata adattata da ogni Paese in modo diverso, soprattutto nel disciplinare il diritto di recesso a seguito dell’acquisto di un prodotto o di un servizio [2]; tuttavia alcune direttive sono molto particolareggiate, e lasciano poco spazio adattativo alla discrezionalità nazionale;
  • le decisioni, che vengono adottate nei confronti di uno Stato – o anche di un singolo soggetto rilevante, come una grande impresa commerciale – e devono essere eseguite dai destinatari entro i termini stabiliti nel provvedimento (le più frequenti sono le decisioni contro aziende che hanno commesso violazioni delle regole sulla concorrenza);
  • le raccomandazioni, che non sono vincolanti ma suggeriscono agli Stati membri linee di azione e di intervento, così come anche i pareri, che non impongono obblighi giuridici ma esprimono il qualificato punto di vista dell’istituzione che li emette (Commissione, Parlamento, Consiglio).

La giurisprudenza europea

Dall’art. 11 della Costituzione e dai successivi trattati dell’Unione Europea discende anche il riconoscimento del primato delle norme comunitarie sul diritto nazionale: come abbiamo visto, il diritto dell’Unione è in molti casi immediatamente applicabile e ciò comporta che il giudice deve disapplicare la legge italiana se essa risulta contraria a una norma europea, perché deve essere quest’ultima a prevalere.

È molto importante anche il ruolo della giurisprudenza comunitaria: la Corte di Giustizia Europea (CGUE), con sede in Lussemburgo, garantisce l’uniforme applicazione del diritto unionale in tutti i Paesi membri. Può essere adita dai giudici nazionali ed anche da imprese, associazioni e singoli cittadini, se ritengono che le autorità statali abbiano violato i diritti riconosciuti dall’Unione. La Corte di Giustizia Europea si esprime spesso nelle procedure di infrazione, che comportano sanzioni per gli Stati che non rispettano i principi sanciti dalla normativa europea e li obbligano a porvi rimedio. L’Italia è stata destinataria di numerose procedure di infrazione: a settembre 2021 il loro totale ammonta a 97, di cui 62 per violazione del diritto dell’Unione e 35 per mancato recepimento di direttive.

Per l’attuazione delle norme europee, il Parlamento italiano emana ogni anno una legge comunitaria, che contiene il recepimento degli obblighi comunitari e ne stabilisce le forme di esecuzione. La cooperazione tra gli Stati membri non è limitata all’ambito legislativo, ma si realizza anche attraverso vari organismi amministrativi e giudiziari costituiti per ciascun settore di intervento: ad esempio Eurojust, l’unità di cooperazione tra le magistrature nazionali per il contrasto al crimine, ed Europol, l’organismo per il coordinamento delle forze di polizia per reprimere i reati più gravi, come il terrorismo, il traffico di sostanze stupefacenti e il riciclaggio dei proventi illeciti.

Le principali normative europee

Tra le principali normative europee che hanno un notevole impatto pratico sulla vita dei cittadini vanno segnalate, oltre alla ben nota normativa valutaria sull’Euro, che è ormai consolidata e definitivamente a regime, e all’abolizione delle frontiere interne tra gli Stati membri, che è diventata anch’essa una consuetudine alla quale ormai tutti siamo abituati, come ben sa chi viaggia da un Paese all’altro con la sola carta d’identità valida per l’espatrio e senza bisogno del passaporto:

  • la direttiva europea sulla presunzione di innocenza [3], in vigore dal 14 dicembre 2021, che attribuisce una serie di garanzie a ogni persona indagata o imputata in un processo penale, tra cui spicca il divieto di indicarla negli atti giudiziari o nelle comunicazioni stampa delle Procure come “colpevole” prima della sentenza definitiva di condanna. Al riguardo è stato inserito un nuovo articolo nel Codice di procedura penale [4];
  • le numerosissime norme a tutela del consumatore: garanzie sui prodotti, clausole vessatorie nei contratti, diritto di recesso, contratti conclusi a distanza e fuori dai locali commerciali, norme sulla pubblicità, class action per i risarcimenti da prodotti difettosi;
  • la vasta normativa sulla privacy, con un Regolamento europeo che dal 2018 agisce come scudo a tutela della riservatezza dei dati personali di tutti i cittadini, sia nei rapporti privati e commerciali sia nei confronti delle pubbliche amministrazioni [5];
  • la regolamentazione sul commercio e messa in vendita di prodotti alimentari, che devono rispondere a determinate caratteristiche di qualità, a partire dalla composizione e dall’indicazione degli ingredienti, ed essere tracciati, se preimballati, nella loro provenienza e tragitto: tutte queste informazioni sono contenute in un’apposita etichetta, la cui mancanza o infedeltà è sanzionata [6]. Per gli altri prodotti e generi di consumo è prevista la nota marcatura Ce, che indica la conformità del prodotto a tutte le disposizioni europee finalizzate a garantire la sua sicurezza sulla sua produzione e commercializzazione;
  • tutela degli investimenti e del risparmio dei consumatori nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari: questi soggetti, per essere autorizzati ad operare all’interno dell’Unione, devono rispondere a determinati requisiti di affidabilità e sicurezza, sono sottoposti a numerosi controlli da parte delle autorità di vigilanza e devono rispettare alcuni standard di qualità in fase di erogazione dei servizi alla clientela, per prevenire i rischi di perdita di capitale o di frodi;
  • i fondi europei destinati a finanziare attività imprenditoriali, agricole ed alcuni servizi pubblici con importanti ricadute sociali (come l’edilizia popolare, l’istruzione o l’occupazione lavorativa); la loro erogazione avviene grazie alle risorse stanziate nel bilancio europeo e ripartite tra gli Stati membri, in modo da favorire e riequilibrare le aree più depresse e svantaggiate. A questi fondi, dal 2020 in poi, si è aggiunto il robusto Recovery Fund per risollevare le economie dalla pandemia di Covid-19; l’Italia – alla quale andranno circa 200 miliardi di euro in sei anni – lo sta attuando con gli interventi previsti nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). In proposito leggi “Recovery plan: come saranno gestiti i soldi dell’Europa“.

note

[1] Reg. (UE) 2015/478.

[2] Dir. n. 2011/83/UE.

[3] Dir. UE (2016/343) recepita in Italia con D.Lgs. n. 188/2021, pubblicato in G.U. n. 284 del 29.11.2021.

[4] Art. 115 bis Cod. proc. pen. “Garanzia della presunzione di innocenza“.

[5] Reg. (UE) 2016/679.

[6] Reg. UE 1169/2011 e 775/2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube