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Chi è il convivente more uxorio?

26 Febbraio 2022 | Autore:
Chi è il convivente more uxorio?

Quando due partner vengono considerati coppia di fatto? Quali sono i loro diritti rispetto a quelli dei coniugi? Che succede in caso di separazione?

Fidanzato, compagno, partner. Le parole per definire la persona con cui si vive senza essere sposati non mancano. Ma se uno si sente chiamare «convivente more uxorio» si deve arrabbiare? Ha dei motivi per preoccuparsi? Chi è il convivente more uxorio? E da dove viene quell’espressione così «legalese»?

In realtà, il convivente more uxorio è semplicemente il fidanzato, il compagno, il partner. La persona con cui si vive senza essere sposati, insomma. Diciamo che si tratta di una definizione più tecnica ma, dal punto di vista pratico, poco cambia. Affinché l’uomo o la donna con cui si condividono la vita e la casa possa essere definito/a convivente more uxorio, però, ci devono essere certi requisiti. A partire da una relazione affettiva stabile che risulti tale all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza.

La legge Cirinnà ha dato un forte impulso al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto e, quindi, della convivenza more uxorio. Vediamo come.

Convivente more uxorio: chi è?

Per convivente more uxorio si intende quella persona che ha una relazione affettiva e solidaristica stabile ed in comunione di vita con un’altra persona. Si tratta, a tutti gli effetti, di una convivenza di fatto simile ma non uguale al matrimonio, poiché ci sono alcuni diritti che appartengono ai coniugi e non ai conviventi more uxorio.

Questo tipo di rapporto è stato dichiarato legittimo nel 1993 grazie ad una sentenza con cui la Cassazione [1] ha stabilito che la convivenza di fatto non è contraria al buon costume, all’ordine pubblico e alle norme imperative. Ma è solo nel 2016 quando, con la legge Cirinnà [2], la convivenza more uxorio è stata disciplinata nell’ordinamento italiano.

L’espressione «more uxorio» deriva da due parole latine:

  • mos, cioè uso, consuetudine, usanza;
  • uxor, vale a dire coniuge, moglie.

Si potrebbe concludere che per convivente more uxorio si intende chi vive con gli usi e le consuetudini di un coniuge pur senza esserlo formalmente, dato che manca l’elemento fondamentale: essere sposato.

Convivente more uxorio: quali diritti?

Come appena detto, la legge Cirinnà ha modificato la normativa che riguarda la convivenza more uxorio, introducendo nuovi diritti per chi decide di condividere lo stesso tetto senza sposarsi. Tra le novità più significative, il fatto che uno dei partner possa essere nominato amministratore di sostegno dell’altro nel caso in cui quest’ultimo venga dichiarato inabile.

Inoltre, il convivente more uxorio ha diritto a:

  • fare visita al partner in un luogo di ricovero ed esprimere la propria opinione circa il trattamento terapeutico da eseguire;
  • chiedere il risarcimento del danno nel caso in cui il partner muoia a causa di un illecito commesso da un altro sul posto di lavoro, di un incidente stradale, o in altre circostanze;
  • partecipare agli utili quando si lavora nell’impresa del partner;
  • accedere alle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari;
  • chiedere gli alimenti al partner quando la convivenza finisce e non si è autosufficienti;
  • fare visita in carcere al partner e procedere con lo scambio di lettere e di telefonate.

Convivente more uxorio: a cosa non ha diritto?

Non essendoci un legame coniugale con il partner, il convivente more uxorio non ha alcun obbligo di fedeltà nei confronti dell’altro. Non almeno da un punto di vista legale (dal punto di vista morale è un altro discorso che ciascuno gestisce a modo suo). Quindi, chi scopre di essere tradito dal compagno o dalla compagna non potrà pretendere alcunché per l’episodio infedele in sé.

Non si ha diritto all’assegno di mantenimento alla fine della convivenza: come abbiamo detto prima, l’unica forma di contributo prevista dalla normativa è quella del diritto agli alimenti quando non si è autosufficienti. La misura del contributo può variare a seconda del tempo che la coppia ha trascorso insieme.

Il convivente di fatto, inoltre, non può nemmeno reclamare l’eredità dell’altro, a meno che questi l’abbia incluso nel suo testamento.

Ad ogni modo, le questioni ed i rapporti patrimoniali possono essere sistemati con un contratto di convivenza regolarmente registrato all’ufficio Anagrafe del Comune. Conviene, soprattutto, quando non c’è matrimonio ma c’è patrimonio.

Convivente more uxorio: che succede con la casa?

Se la casa in cui i conviventi more uxorio hanno stabilito la propria residenza appartiene solo a uno di loro, l’altro non può vantare alcun diritto sull’immobile, poiché viene considerato dal punto di vista formale un semplice «ospite» del proprietario [3].

Discorso diverso, nel caso in cui l’intestatario della casa muoia: il partner potrà mantenere il diritto di abitazione per un periodo proporzionale al tempo in cui la coppia ha vissuto insieme (di norma tra 2 e 5 anni). Il diritto decade nel caso in cui il partner superstite si sposi o avvii una nuova convivenza more uxorio.

Se, invece, la coppia si trovava in affitto e muore il partner a cui era intestato il contratto di locazione, il superstite può subentrare nel contratto stesso.

Convivente more uxorio: che succede con i figli?

I figli dei conviventi more uxorio sono in tutto e per tutto parificati a quelli nati da due coniugi, cioè durante il matrimonio. Significa che, a fine convivenza, sarà possibile rivolgersi ad un tribunale ordinario per chiedere all’ex partner l’assegno di mantenimento per la prole. Il giudice potrà anche stabilire a chi assegnare l’affidamento dei figli e la casa familiare, oltre al diritto di visita del genitore non affidatario.

Convivente more uxorio: come dimostra il rapporto stabile?

Affinché un convivente more uxorio possa godere dei diritti sopra elencati, potrebbe trovarsi nella circostanza di dover dimostrare la sua relazione stabile e di comunione di vita con l’altra persona.

A tale scopo, sarà possibile chiedere all’ufficio Anagrafe che venga registrato lo stato di famiglia, per poter provare che la coppia ha la residenza in comune. In pratica, basterà presentare in Municipio un’autocertificazione che riporti:

  • l’indirizzo dell’abitazione in cui i due conviventi more uxorio vivono insieme;
  • la relazione che unisce entrambi.

Inoltre, occorrerà iscriversi al Registro delle convivenze di fatto del Comune in cui si risiede.


note

[1] Cass. sent, 6381/1998.

[2] Legge n. 76/2016.

[3] Cass. sent. n. 17971/2015.

Autore immagine: canva.com/


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