Diritto e Fisco | Articoli

Se i parenti mi regalano dei soldi devo dichiararli?

2 Dicembre 2021
Se i parenti mi regalano dei soldi devo dichiararli?

Obblighi di tracciabilità e controlli fiscali sulle donazioni: come deve comportarsi il contribuente. 

Non sono in pochi i lettori che ci hanno fatto questa domanda: se i parenti mi regalano dei soldi devo dichiararli? Per quanto potrebbe apparire immorale che il Fisco possa pretendere una fetta del denaro oggetto di donazioni, il punto non è la tassazione di tali somme quanto piuttosto la capacità del contribuente di dimostrare che si tratta di somme esenti. Cerchiamo allora di comprendere come stanno le cose; il più delle volte, infatti, ciò che spaventa e sembra un mostro al buio diventa un normale appendiabiti non appena si apre la luce.

Cosa fare quando si ricevono soldi contanti in regalo?

Si possono ricevere soldi in regalo in due modi: per contanti o tramite uno strumento tracciabile (ad esempio, un bonifico, un assegno, un vaglia, una ricarica sulla Postepay o su altra carta).

Nel caso dei contanti, bisogna ricordare che la legge vieta, dal 1° gennaio 2022, scambi di contanti a partire da 1.000 euro a salire. In caso contrario, può scattare una multa da mille a 50mila euro. Quindi, fino a 999,99 euro si può ricevere una donazione in contanti; oltre tale soglia, invece, è necessario un bonifico o un assegno.

È vero anche che, se il denaro contante viene custodito a casa e poi speso all’occorrenza, non c’è alcun pericolo di sanzioni. Difatti, di esso non ci sarà traccia e tutto resta “tra le parti”.

Viceversa, se il denaro viene versato in banca può sorgere un problema. Il Fisco, notando l’accredito sul conto corrente, potrebbe presumere – e la legge gli consente di farlo – che si tratti di somme imponibili, ossia derivanti da reddito e come tali sottoposte a tassazione. In tal caso, l’Agenzia delle Entrate potrebbe operare un accertamento e pretendere dal contribuente il versamento dell’Irpef, l’imposta appunto sui redditi. 

Bisogna comunque tenere presente che, sebbene non esista un limite di importo al di sotto del quale non possano essere effettuati i controlli fiscali sui versamenti di contanti in banca, l’ufficio delle imposte non si muove per piccole somme: sicché, dinanzi a poche decine o centinaia di euro, sarà alquanto improbabile una successiva verifica. 

I problemi potrebbero nascere da un accredito di importo rilevante o costante (si pensi a 300 euro ricevute puntualmente ogni mese). In tali casi, spetterà al contribuente mettersi in regola. Come? Lo scopriremo qui di seguito.

I soldi dei regali vanno dichiarati?

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: i soldi regalati, quando si tratta di piccole somme, non vanno dichiarati. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3 del 2018 ha infatti detto che quando si tratta di donazioni di modico valore non scatta alcuna imposta. Il punto però è che nessuna norma definisce numericamente cosa debba intendersi con «modico valore». Di certo, sappiamo che si tratta di quei regali che, da un lato, non impoveriscono in modo sostanziale il donante e, dall’altro, non arricchiscono il beneficiario. Dunque, bisogna avere a riferimento le condizioni economiche di questi ultimi per poter giudicare sebbene sia, in ogni caso, corretto ritenere che una donazione di poche centinaia di euro non sia sottoposta ad alcun prelievo fiscale. 

Peraltro, si tenga anche conto che laddove la donazione non dovesse essere di modico valore scatterebbe non solo l’obbligo di dichiararla all’Agenzia delle Entrate ma anche di formalizzarla attraverso l’atto pubblico notarile. Con conseguente aumento dei costi per il donatario. In assenza di rogito, pur non scattando ulteriori sanzioni, la donazione sarebbe nulla e il donante o i suoi eredi potrebbero, in qualsiasi momento, pretendere la restituzione dei soldi.

Possiamo quindi tracciare uno spartiacque: sulle donazioni di modico valore non si pagano le tasse, su quelle invece di importo rilevante si deve versare l’imposta sulle donazioni e, quindi, vanno riportate all’interno della dichiarazione dei redditi.

Come è meglio ricevere soldi in regalo da un parente?

Attenzione però: una cosa è dire che le donazioni modiche non vanno dichiarate, un’altra è dimostrare che la somma ricevuta da un parente costituisce effettivamente una donazione ed è quindi esentasse. Questa prova naturalmente spetta al contribuente. Come potrebbe, del resto, il Fisco sapere se dietro lo scambio di denaro c’è effettivamente l’intenzione di fare un regalo e non quella di pagare una prestazione imponibile? 

Abbiamo detto in partenza che, se i soldi vengono dati in contanti e poi spesi, senza transitare sul conto, non si pongono problemi: in assenza di tracciabilità, non ci sarà neanche il rischio di un controllo. 

Le cose vanno diversamente se il denaro contante viene versato in banca o se viene erogato tramite uno strumento tracciabile, come un bonifico, un assegno, una ricarica sulla carta prepagata. In tali ipotesi, è il contribuente a dover dimostrare – nel caso di un successivo controllo del Fisco – che l’importo ricevuto è frutto di una donazione. E questo è possibile solo tramite una prova documentale, che può essere una scrittura privata. Quindi, bisognerà mettere per iscritto e firmare un documento da cui risulti la volontà del donante di regalare la somma al donatario con la data dell’operazione. Ciò chiaramente non basta. Per evitare infatti che una scrittura del genere venga fatta solo una volta scattato il controllo e poi retrodatata, il Fisco chiede anche che il documento abbia una data certa. La data certa può essere ottenuta o tramite l’autentica di un notaio, o tramite la registrazione all’Agenzia delle Entrate, o lo scambio di una Pec (posta elettronica certificata) contenente la dichiarazione, o attraverso una marca temporale elettronica o, infine, mediante la spedizione del documento tramite raccomandata a.r. a sé stesso (il timbro postale di Poste Italiane è infatti equivalente a una comune attestazione di un pubblico ufficiale).

Se la donazione viene fatta con bonifico, la scrittura privata è necessaria solo quando la donazione proviene da familiari non conviventi. Per quelli invece che vivono sotto lo stesso tetto, come figli e genitori o come moglie e marito, non c’è alcun obbligo. La legge infatti presume che il padre e la madre debbano prendersi cura del figlio così come i coniugi si assistano reciprocamente. Per questo gli scambi di denaro, benché tracciabili, non hanno bisogno di giustificazioni.

Ma come detto in anticipo, se tali somme vengono date in contanti e poi versate, tutte in una volta, sul conto corrente sarà il donatario a dover dimostrarne la provenienza, compito affatto semplice se non c’è la scrittura privata con data certa. 

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti leggi: Imposta sulle donazioni: quando non si paga



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube