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Lavoro in nero: che valore ha il verbale degli ispettori?

2 Dicembre 2021
Lavoro in nero: che valore ha il verbale degli ispettori?

Il verbale degli ispettori del lavoro fa piena prova fino a querela di falso e inchioda il datore alle sanzioni per i lavoratori irregolari.

I controlli sul lavoro in nero vengono effettuati dal personale dell’Inps e dagli ispettori dell’ufficio territoriale del lavoro. Una volta fatto l’accesso in azienda e riscontrata la presenza di personale irregolare, il pubblico ufficiale redige un verbale con cui contesta l’illecito amministrativo e applica le relative sanzioni. Il datore di lavoro può contestare il verbale, ma per farlo deve rispettare una procedura piuttosto complessa. Perché mai? Perché tale documento, in quanto redatto da un pubblico ufficiale, fa piena prova. Ma non su tutto. 

A fare il punto della situazione è stata di recente la Cassazione. L’ordinanza [1] risponde a un interrogativo abbastanza comune: in caso di lavoro in nero, che valore ha il verbale degli ispettori? Ecco qual è stato il chiarimento della Suprema Corte. 

Quando il verbale degli ispettori del lavoro fa piena prova

Il verbale degli ispettori del lavoro contenente le dichiarazioni rese dai lavoratori con cui questi confermano la sussistenza di un rapporto di lavoro in nero è un atto pubblico in quanto redatto da un pubblico ufficiale. Esso infatti fa piena prova – fino a querela di falso – dei fatti ivi attestati dal pubblico ufficiale, come avvenuti in sua presenza e da lui conosciuti, a condizione che non vi sia contenuta alcuna valutazione personale. Fa anche piena prova in merito alle dichiarazioni rese dalle parti o da terzi, come appunto i lavoratori impiegati in nero. 

La querela di falso – lo ricordiamo a chi non è un tecnico del diritto – è un particolare procedimento civile rivolto a scardinare l’attendibilità dell’atto pubblico, a togliergli cioè ogni valore probatorio. L’opponente deve dimostrare dinanzi al giudice che quanto attestato dal pubblico ufficiale non corrisponde a verità, cosa a volte tutt’altro che facile, richiedendo precise prove documentali e testimoniali. 

Quando il verbale degli ispettori del lavoro non fa piena prova

Tornando al verbale degli ispettori del lavoro, la pubblica fede viene attribuita solo ai fatti avvenuti in presenza del pubblico ufficiale e da questi personalmente percepiti con i propri sensi (vista, udito). Solo per essi quindi è necessaria la querela di falso per eliminarne ogni valore di prova contro il datore di lavoro. 

Al contrario, la querela di falso non è necessaria qualora il datore di lavoro intenda contestare la verità sostanziale delle dichiarazioni dei lavoratori fornite agli ispettori, nonché la fondatezza di eventuali valutazioni del verbalizzante; ad esse, infatti, non si estende la fede privilegiata del documento.  

Così, ad esempio, se una persona dovesse falsamente dichiarare all’ispettore di essere impiegata tutto il giorno in azienda quando invece svolge attività solo per tre ore al giorno, non è necessaria la querela di falso. 

Ciò non significa, tuttavia, che la semplice impugnazione del verbale da parte del datore renda le parti del documento prive di ogni efficacia probatoria. Spetta infatti al giudice dover prima prenderle in esame e valutarle nel complesso delle risultanze processuali, ivi compresi la concreta formulazione e gli eventuali limiti della contestazione e il contegno processuale dell’opponente [2].  

In particolare, le dichiarazioni rese ai verbalizzanti dai lavoratori possono costituire anche la fonte esclusiva del convincimento del giudice, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso di altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori [3]. 

Le dichiarazioni dei dipendenti in nero bastano a condannare il datore di lavoro?

In buona sostanza, la sintesi della pronuncia della Cassazione è la seguente: anche se la veridicità delle dichiarazioni dei lavoratori fatte all’ispettore del lavoro e da questi trasfuse nel verbale non fanno piena prova, il giudice può basare la condanna del datore di lavoro su esse stesse. La semplice opposizione infatti non è sufficiente a togliere ogni valore alle affermazioni dei dipendenti irregolari. Dunque, le dichiarazioni dei lavoratori in nero possono bastare per inchiodare il datore di lavoro.


note

[1] Cass. ord. n.  37764/21 dell’1.12.2021.

[2] Cass. sent. n. 3350/2001, n. 11718/2003, n. 2780/2004.

[3] Cass. sent. n. 11934/2019, n. 8445/2020.


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