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Qual è la differenza tra convivenza e matrimonio?

26 Febbraio 2022 | Autore:
Qual è la differenza tra convivenza e matrimonio?

Diritti, doveri e procedure diverse nel caso in cui una coppia decida o meno di sposarsi. Che succede se il rapporto finisce? O se uno dei due muore?

Circa il 7% degli italiani e delle italiane coabita con il proprio partner senza il vincolo nuziale. Il dato potrebbe sembrare troppo basso e, in effetti, lo è rispetto ad altri Paesi europei, secondo l’ultimo rapporto di Eurofound, la Fondazione dell’Ue per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Tuttavia, è un dato in continua crescita e dimostra che il matrimonio o non lo si vuole proprio o lo si rimanda, in attesa di capire se la convivenza funziona. Da un punto di vista formale, però, non avere la benedizione di un sacerdote o la firma di un pubblico ufficiale comporta qualche svantaggio rispetto a chi è stato sull’altare o in un ufficio comunale. Qual è la differenza tra convivenza e matrimonio?

Anche se la legge Cirinnà [1] ha dato un forte impulso per quanto riguarda i diritti dei conviventi non sposati, restano ancora delle diversità rispetto a ciò che è riservato ai coniugi, anche – soprattutto – quando il rapporto finisce. Si pensi, ad esempio, all’assegno che l’ex marito o l’ex moglie deve versare dopo la separazione o il divorzio, trattamento non previsto per chi ha vissuto insieme anche per molti anni ma non è mai stato sposato. Questa è solo una delle differenze tra convivenza e matrimonio. Vediamo anche le altre.

Convivenza: che cosa si intende?

Per convivenza si intende il rapporto tra due persone che hanno un legame sentimentale con comunione di vita, cioè che vivono sotto lo stesso tetto. Tale rapporto può essere di due tipi: non ufficializzato oppure comunicato al Comune di residenza. In quest’ultimo caso, i conviventi possono presentare una dichiarazione all’ufficio Anagrafe di persona oppure tramite raccomandata a/r insieme ad una copia dei documenti di identità di entrambi. I due conviventi verranno, così, inseriti in un unico stato di famiglia e saranno considerati conviventi more uxorio, o coppia di fatto.

Questa condizione si colloca a metà strada tra la convivenza non ufficializzata (quella, cioè, tra due persone che vivono insieme ma che non risultano in un unico stato di famiglia) ed il matrimonio e non va confusa con le unioni civili, che la legge riconosce per le persone conviventi dello stesso sesso. La coppia di fatto, invece, viene ritenuta tale se i partner sono, oltre che maggiorenni, anche di sesso diverso.

Differenza tra matrimonio e convivenza: la formazione del rapporto

Chi sceglie la via del matrimonio, affinché l’unione sia valida, deve presentarsi davanti ad un ufficiale di stato civile o ad un sacerdote, nel caso decidesse di sposarsi con rito religioso. In ogni caso, la coppia deve essere accompagnata da due testimoni.

Gli sposi devono dichiarare di volersi prendere come marito e moglie. Tale dichiarazione verrà riportata nell’atto di matrimonio il quale, a sua volta, verrà trascritto nel registro dello stato civile.

Diversa la procedura per formalizzare l’unione di una coppia di fatto. In questo caso, basterà che la coppia comunichi la convivenza all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza. Come detto in precedenza, tale pratica può essere espletata sia di persona sia tramite raccomandata e anche soltanto da uno solo dei partner: non occorre la presenza di entrambi.

La convivenza di fatto non viene trascritta nel registro dello stato civile ma risulterà solo dallo stato di famiglia.

Differenza tra matrimonio e convivenza: il regime patrimoniale

Altra notevole differenza tra matrimonio e convivenza riguarda la scelta del regime patrimoniale. Gli sposi possono decidere tra:

  • comunione dei beni: tutto ciò che i coniugi acquistano dopo il matrimonio, anche separatamente, diventa automaticamente di proprietà di tutti e due, ad eccezione dei beni di carattere personale, come possono essere quelli necessari allo svolgimento di un’attività professionale;
  • separazione dei beni: tutto ciò che ciascun coniuge acquista dopo il matrimonio resta di sua proprietà esclusiva.

Nel caso in cui gli sposi non dicano il contrario al momento del matrimonio, scatterà in automatico la comunione dei beni. Occorrerà, pertanto, un’esplicita dichiarazione (anche dopo le nozze) al fine di scegliere la separazione dei beni.

E per i conviventi? La coppia di fatto non ha la possibilità di decidere quale regime patrimoniale adottare. E ciò perché non esiste una vera e propria comunione dei beni così come prevista per i coniugi. Quello che, invece, è possibile fare è sottoscrivere un contratto di convivenza davanti ad un notaio in modo da regolamentare le questioni patrimoniali che riguardano i partner. Così com’è anche possibile, in qualsiasi forma di convivenza, acquistare dei beni insieme e decidere le quote di proprietà di ciascuno.

Differenza tra matrimonio e convivenza: diritti e doveri

Come noto, uno dei principali motivi che portano alla separazione o al divorzio di due coniugi è il tradimento. Il Codice civile prevede all’interno del matrimonio l’obbligo di fedeltà, che si tratti di un rapporto sigillato in chiesa o in Comune. La scappatella fugace o la relazione fuori dal matrimonio sono, in linea di massima, motivi sufficienti per vedersi addebitare la fine del rapporto.

E questa è un’altra delle differenze tra matrimonio e convivenza perché per una coppia di fatto questo vincolo non esiste. Non a livello legale, almeno. Da un punto di vista morale, è un’altra questione. Se lui scopre che lei ha un’altra «storia» o viceversa, potrà tutt’al più prendere le sue cose e andarsene via ma non potrà pretendere alcunché dal partner sul piano legale.

Per il resto, nel matrimonio e nella convivenza c’è l’obbligo sancito dal Codice civile all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. In entrambi i casi, esiste il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli nati dall’unione degli sposi o dai conviventi more uxorio. Se la convivenza non è stata dichiarata in Comune, non esistono diritti e doveri reciproci. Semmai, si potrà essere chiamati in causa per collaborare al mantenimento di un figlio.

Differenza tra matrimonio e convivenza: si può ereditare?

Tra i vantaggi di chi ha scelto il matrimonio c’è quello di poter diventare erede del coniuge defunto, ammesso che la circostanza concreta possa essere considerata un vantaggio (c’è sempre la possibilità di rifiutare l’eredità se il carico di debiti lo consigliasse). Quindi, se una persona sposata muore, al coniuge va una quota variabile a seconda dell’eventuale presenza di figli.

Va sottolineato il fatto che il coniuge diventa erede legittimario: significa che anche nel caso in cui il defunto avesse lasciato un testamento a favore di altri, il coniuge ha diritto alla sua quota.

Non è così, invece, nella convivenza. O, per lo meno, non è sempre così. Un partner non diventa automaticamente erede legittimario di quello che muore. L’unico modo per assicurare all’altro il proprio patrimonio (o, almeno, una parte) è quello di fare un testamento in suo favore.

Questo significa che, nel caso in cui la coppia abbia avuto dei figli, si possono presentare due situazioni:

  • che il defunto non abbia lasciato testamento: in questo caso, l’intero patrimonio andrà ai discendenti;
  • che il defunto abbia lasciato testamento in favore del partner: i figli avranno diritto alla legittima ed il partner, al massimo, potrà aspirare alla parte di eredità disponibile.

Differenza tra matrimonio e convivenza: la fine del rapporto

Quando si vuole porre fine ad un matrimonio, occorre avviare prima una procedura di separazione e poi, se i coniugi così decidono, quella che porta al divorzio.

In caso di separazione, il coniuge economicamente più svantaggiato ha normalmente diritto ad un assegno di mantenimento erogato dall’ex. Sarà il giudice a stabilire l’importo. Giunti al divorzio, sarà sempre un tribunale a valutare e a decidere se sia il caso di corrispondere all’ex coniuge un assegno divorzile (leggi anche Assegno divorzile: ultime sentenze).

La convivenza semplifica queste procedure: per chiudere la relazione di fatto basta che ciascuno viva per conto suo, cioè interrompa la coabitazione e ne dia l’opportuna comunicazione al Comune del luogo in cui la coppia viveva insieme. In questo modo, l’ufficio competente provvederà a modificare lo stato di famiglia.

Inoltre, non è previsto l’assegno di mantenimento: al massimo, il partner economicamente in difficoltà può chiedere all’altro i cosiddetti «alimenti», cioè una somma che gli garantisca di poter andare avanti in condizioni dignitose, affrontando le difficoltà basilari della vita.


note

[1] Legge n. 76/2016.


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