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Articolo 13 Costituzione italiana: spiegazione e commento

2 Dicembre 2021 | Autore:
Articolo 13 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 13 Cost. sulla libertà personale e sulla detenzione.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Doveri e non solo diritti

Una volta definiti i principi generali dello Stato, si apre la parte della Costituzione dedicata testualmente ai «diritti e doveri dei cittadini». La Costituzione dunque non è solo la carta dei diritti, ma anche quella dei doveri. 

Non si può enfatizzare troppo il concetto di «diritto» mettendo in secondo piano quello di «dovere». Diritto e dovere sono due facce della stessa medaglia. Non può esistere un diritto senza il corrispondente dovere di rispettarlo. È possibile esercitare un diritto solo a patto che, dall’altra parte, ci sia qualcuno ad osservare il contrapposto dovere. Così, ad esempio, si può ottenere una prestazione assistenziale se il dipendente della Pubblica Amministrazione rispetta il dovere di recarsi al lavoro; si può rivendicare un risarcimento se la controparte adempie l’obbligo di pagare; si può esigere il rispetto della privacy o del diritto alla reputazione se, dall’altro lato, si osservano i limiti del diritto di espressione e il dovere di non diffamare gli altri.

Uno Stato di soli diritti non può esistere, così come non è immaginabile una strada di sole discese senza le corrispondenti salite. È una questione di prospettiva: la vecchia storia degli opposti che si reggono a vicenda e che si giustificano l’un l’altro, come la filosofia greca di Eraclito ci ha insegnato. Oggi, ci si trova dal lato della discesa, domani da quello della salita. Allo stesso modo, chi è titolare di un diritto può esigerlo solo se, quando sarà chiamato ad attuare un dovere, lo rispetti fedelmente. Non ci si può lamentare della società, dello Stato, degli apparati burocratici se non si fa la propria parte. 

Il popolo è spesso ingordo: ha fame di diritti. Non se ne sazia mai. E più ne ha, più ne vuole. Ma così come i muscoli delle gambe non si rafforzano se non si percorrono le salite, e nel tempo si rammolliscono, uno Stato che (magari per scopi clientelari e di consenso politico) conceda ai propri cittadini sempre nuovi diritti senza imporre il rispetto dei doveri è destinato all’anarchia. Quegli stessi diritti, seppur menzionati sulla carta, non potranno mai essere goduti se non c’è nessuno a far rispettare i doveri. Ed è quello che sta succedendo oggi in Italia. A fronte di tante concessioni, riconoscimenti e affermazioni di principio, il cittadino è spesso insoddisfatto della vita che conduce: si sente vessato, tassato, calpestato, umiliato, non rispettato. E questo perché i diritti sono ormai solo sulla carta. Ad essi manca quell’elemento necessario alla loro vita: il senso del dovere. 

La libertà personale è inviolabile 

L’articolo 13 della Costituzione apre la sezione dedicata ai rapporti civili. E quale miglior modo di farlo se non parlando della libertà personale? La libertà personale è inviolabile dice la norma, con ciò riferendosi al fatto che nessun soggetto – sia esso un’autorità pubblica o un privato – può costringere un altro a subire alcun tipo di menomazione della sua dignità, né alcuna coercizione fisica, né assoggettamento all’altrui potere. L’uomo nasce libero per volere della natura. La libertà è un diritto inviolabile, universale e soprattutto automatico perché non ha bisogno di alcuna concessione. Lo dice anche l’articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la cosiddetta Carta di Nizza del 2000: ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

Non è solo una libertà materiale, ma anche morale. L’ordinamento vieta tutte quelle forme di violenza psichica ai danni dei più deboli.

Dire che l’uomo nasce libero non vuol dire che può fare ciò che vuole, ma che non può mai essere reso schiavo. Non bisogna confondere la libertà con l’anarchia. La libertà di una persona finisce là dove inizia quella di un’altra. Se così non fosse avremmo una serie di libertà in contrasto tra loro, che si eliderebbero a vicenda, con negazione tanto dell’una quanto delle altre. Come due auto non possono sostare contemporaneamente nello stesso parcheggio, non si può riconoscere ad un cittadino il diritto alla reputazione e, ad un altro, il diritto a parlare male del primo. 

Proprio per questo, la libertà personale può essere limitata laddove il diritto sconfini nell’abuso. E qui torna di nuovo a galla il concetto di dovere: se si vuol godere del diritto alla libertà bisogna rispettare i diritti altrui. Il diritto trova limite nel dovere e il dovere nel diritto. 

L’articolo 13 si preoccupa di consegnare alla giustizia chi viola i doveri e, quindi, ammette la possibilità che un giudice possa disporre restrizioni alla libertà personale come l’ispezione, la perquisizione e, nei casi più gravi, la stessa detenzione.

Ci si potrebbe chiedere: perché proprio un giudice? Non si rischia così di traslare, semplicemente, il potere che prima era dello Stato e della Pubblica Amministrazione sulla magistratura? Cosa è cambiato se non il nome del soggetto che limita la libertà? La differenza sta nel fatto che la magistratura è un potere indipendente dal Governo, dalla Pubblica Amministrazione e dal Parlamento. È un organo autonomo e la Costituzione si preoccupa di renderlo tale, al di fuori di qualsiasi influenza o ingerenza. 

Proprio perché super partes, la magistratura dovrebbe prendere decisioni secondo “scienza e coscienza” e non secondo interessi partitici, politici, economici. Ma la storia ci ha insegnato che l’uomo è imperfetto e, come tale, soggetto non solo ad errori ma anche a tentazioni. 

Le limitazioni alla libertà personale

Dicevamo che la libertà della persona può essere limitata solo con un provvedimento del giudice che deve prima verificare se sussistono le condizioni previste dalla legge. Non basta però essere accusati da qualcuno per finire in carcere. L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che ciascun cittadino si presume innocente fino a sentenza di condanna definitiva. Quindi, prima di allora, non si può privare il cittadino della sua libertà. 

Esistono però due eccezioni. 

La prima: in casi di estrema gravità, il giudice può procedere alla carcerazione preventiva, ossia ancor prima della condanna penale. Ciò può avvenire solo con atto motivato, nelle seguenti ipotesi:

  • quando vi sia un concreto pericolo che l’imputato possa fuggire sottraendosi al giudizio e all’esecuzione della pena;
  • quando l’imputato possa inquinare le prove, cioè sopprimerle o modificarle;
  • quando vi è una ragionevole previsione che l’imputato possa commettere altri reati della stessa natura (si pensi al marito che picchia ripetutamente la moglie fino a ferirla gravemente).

La seconda: eccezionalmente, la polizia può procedere all’arresto di un cittadino anche senza un ordine del giudice. Ciò può succedere solo quando il soggetto appaia responsabile di fatti gravi e le condizioni oggettive di estrema urgenza non consentano di ricorrere al giudice per ottenere l’ordine di arresto. Si pensi a un assassino colto in flagranza che sta per scappare. In tal caso, la polizia può catturarlo anche senza l’ordine del giudice. In ogni caso, l’arresto va comunicato entro quarantotto ore al giudice affinché questi, entro le successive quarantotto ore, lo convalidi. Se non c’è convalida, il soggetto va liberato. 

No alle violenze e alle umiliazioni

Anche i criminali hanno una dignità. Anzi, la stessa pena deve essere rivolta a rieducarli e a reinserirli nella società. Ragion per cui la giurisprudenza ha proclamato l’esistenza del diritto all’oblio, ossia ad essere dimenticati: se un giornale online mantiene in vita la notizia di un arresto deve poi cancellarla se questo non è più attuale e di pubblico interesse. Se così non fosse, chi è stato condannato non potrebbe mai rifarsi una vita, trovare un lavoro, avere una famiglia e dei figli, diritti questi invece inalienabili se si è già pagato il prezzo delle proprie colpe.

L’articolo 13 vieta tutti i trattamenti che possono comportare una violenza fisica o morale nei confronti degli indiziati, degli imputati o dei carcerati. Sono quindi vietate tutte le forme di tortura, anche se volte a far confessare il criminale. L’uso delle manette deve essere disposto solo se strettamente necessario o se non c’è collaborazione. È vietato il siero della verità, la partecipazione forzata del detenuto a funzioni religiose o a indottrinamenti, la castrazione chimica. A maggior ragione sarebbe incostituzionale la pena di morte.

Anche le stesse ispezioni vanno eseguite nel rispetto della dignità e del pudore della persona, preferibilmente dello stesso sesso. 

Insomma, il senso della seconda parte dell’articolo 13 della Costituzione è che la privazione della libertà personale non priva l’individuo del diritto al rispetto della sua personalità e dignità. 

I limiti alla carcerazione preventiva

Parlando di eccezioni si è detto che il giudice può disporre la carcerazione preventiva del soggetto in attesa di giudizio. Si tratta di un provvedimento provvisorio, adottato dal giudice ancor prima che venga svolto il processo e, quindi, dell’eventuale condanna. Comportando una limitazione della libertà della persona, essa può avvenire solo in presenza di particolari esigenze come il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di commissione di altri delitti. 

La carcerazione preventiva può avvenire in carcere o con gli arresti domiciliari. Inoltre, non può mai superare i limiti fissati dalla legge. Se il processo quindi prende per le lunghe, la persona va scarcerata e il processo continuerà con l’imputato in libertà. 

E qui il discorso si incrocia inevitabilmente con le inefficienze del nostro sistema giudiziario di cui paga le conseguenze, sia nel civile che nel penale, il cittadino. Inefficienze legate soprattutto ai tempi e, secondo alcuni, al fatto che gli errori giudiziari siano difficilmente perseguibili. Le numerose riforme non sono riuscite ad oggi a risolvere il problema della giustizia. La Costituzione non è bastata. 

Il sistema richiede leggi semplici che concilino il garantismo con l’efficienza. Ma l’enorme mole di interessi nascosti nelle pieghe dell’illegalità impedisce alla tovaglia di stendersi a dovere. 

Una doppia condanna per il nostro Paese. Da un lato perché, proprio a ragione di tale incapacità, paga spesso le sanzioni all’Unione Europea. Dall’altro perché non può fare a meno di ricordare che il grado di civiltà di un popolo si vede proprio dal suo sistema giudiziario o, come diceva Voltaire, dalle sue carceri. 



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