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Lavoratore processato, prima sospeso poi assolto: ha diritto alle retribuzioni arretrate

10 Luglio 2014
Lavoratore processato, prima sospeso poi assolto: ha diritto alle retribuzioni arretrate

Procedimento disciplinare o penale contro il lavoratore: la sospensione cautelare dal servizio implica, solo in caso di assoluzione, il diritto alle retribuzioni maturate durante il periodo di sospensione stessa.

Qualora il datore di lavoro disponga la sospensione cautelare dal servizio nei confronti di un dipendente a causa di un procedimento penale nei suoi confronti, conclusosi poi con assoluzione o proscioglimento (e conseguente caducazione della misura cautelare), il lavoratore ha diritto alle retribuzioni arretrate non corrisposte nel relativo periodo di sospensione. Lo ha detto la Cassazione con una recente sentenza [1].

Come noto, la sospensione cautelare dal lavoro ha effetto sino a quando non interviene l’accertamento nel procedimento penale o disciplinare. Ma solo se tale procedimento si chiude in senso favorevole al lavoratore – e quindi solo all’esito della decisione – quest’ultimo può vantare il diritto retribuzioni non corrisposte nel relativo periodo, poiché è solo da tale momento che viene definitivamente meno la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro, in vista del quale la sospensione era stata disposta [2].

Se invece il procedimento penale o disciplinare si conclude in modo sfavorevole al dipendente, il provvedimento cautelare culmina con il licenziamento, con relativa perdita delle retribuzioni a far data dal momento della sospensione medesima [3].

La sospensione cautelare dal lavoro ha natura provvisoria e solo cautelare, ma non sanzionatoria. Per cui, se interviene una sentenza di assoluzione o il proscioglimento con formula piena, scatta anche il conguaglio di quanto dovuto al lavoratore se fosse rimasto in servizio.


note

[1] Cass. sent. n. 15444/14 del 7.07.2014.

[2] Cass. sent. n. 12631/99.

[3] Cass. sent. n. 22863/08.

Autore immagine: 123rf com


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