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Chi non paga i debiti andrà in carcere

10 Luglio 2014
Chi non paga i debiti andrà in carcere

Dissimulare la propria condizione di insolvenza, ossia di incapacità a poter pagare, fa scattare il reato.

Sì, forse è un titolo un po’ forte, lo ammettiamo, ma se vogliamo davvero cogliere il vero nucleo e significato dell’importante sentenza, uscita fuori solo ieri dalle aule della Cassazione [1], è necessario che entri ben in testa, a molta gente, questo concetto: non pagare i debiti è un comportamento grave, e lo è ancor di più se, già in partenza, si è consapevoli di non poterlo fare. In tali situazioni, infatti, scatta il codice penale.

In caso di inadempimento di un’obbligazione civile si rischia il carcere? È possibile “slittare” dal civile al “penale”? Ebbene si, almeno in determinati casi. Il fatto, però, che poco spesso si ricorra a tale norma (e ci si accontenti, soltanto, di fare qualche tentativo con il pignoramento) non fa venir meno la sua esistenza; anzi, proprio la sentenza in commento dimostra che qualcuno, ancora, se ne ricorda.

Ma veniamo al punto nodale.

La legge [2] prevede la reclusione fino a due anni o la multa fino a 516 euro per chi contrae un’obbligazione e, mentre lo fa, nasconde il proprio stato di insolvenza (cioè l’incapacità a pagare il debito appena contratto). Si tratta del reato di “insolvenza fraudolenta”.

Il reato in commento consiste, dunque, nel “nascondere” la propria incapacità economica ad adempiere all’obbligo assunto. Ma l’importanza della sentenza in commento è che, secondo la Cassazione, anche il semplice “tacere” le proprie condizioni economiche può essere considerato al pari di “nascondere”. Insomma: anche un’omissione rientra tra i comportamenti che fanno scattare l’illecito penale.

Pertanto, anche qualora manchi la prova di un atto materiale, specifico e visibile, con cui il debitore dissimuli la propria condizione di insolvenza, questi commette ugualmente il reato in questione.

Qualche esempio di insolvenza fraudolenta

Facciamo qualche esempio. Si potrebbe trattare del caso di chi emetta un assegno mentre, in quello stesso momento, il conto è “a zero” o, peggio, a debito. Oppure è il caso di chi chieda un finanziamento, ben sapendo che è stato appena licenziato e che non potrà pagare le rate. O il caso di chi si faccia prestare una somma di denaro da un amico, concordando una certa scadenza per la restituzione, ma ben sapendo che a quella data mai potrà pagare e, siccome nullatenente, sa già che il creditore non gli potrà “fare” mai nulla.

Omissione significa dissimulazione

Secondo la Cassazione, nasconde la propria condizione di insolvenza anche chi, consapevole della propria condizione economica, eviti di riferirla alla persona con cui contrae il debito.

Perciò, anche il semplice silenzio è idoneo ad integrare il reato, poiché contrasta con i principi di correttezza e buona fede durante la stipulazione di un negozio giuridico.

L’atto di tacere, in modo preordinato, delle proprie condizioni economiche ai fini della capacità di assolvimento di un’obbligazione – mettono nero su bianco i supremi giudici – viola il principio di buona fede contrattuale ed integra la dissimulazione della propria condizione di insolvenza.

Insomma, con questo orientamento i furbetti avranno vita breve: basterà infatti dimostrare che essi, già all’epoca dell’accordo, non avevano i soldi per adempiere per far scattare, nei loro riguardi, la condanna penale. E chissà che almeno con questa “minaccia” vengano rispettati i patti…


note

[1] Cass. sent. n. 30022/14 del 9.07.2014.

[2] Art. 641 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Ma se viene fatto hai fini di portare a termine una truffa?!?!? ovviamente il debitore (furbetto nullatenente) all’epoca aveva i soldi e proprietà per pagare il debito e li possiede tutt’ ora con la differenza che ora sono nascosti.
    La legge è studiata a tavolino per permettere hai delinquenti di delinquere e non solo è studiata per incentivare la delinquenza.

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