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Cosa sono i termini sostanziali?

28 Febbraio 2022 | Autore:
Cosa sono i termini sostanziali?

Il tempo assume particolare importanza nell’ipotesi in cui la legge prevede che un diritto va esercitato entro un determinato periodo. In difetto, a seconda dei casi, opera la prescrizione o la decadenza.

Il Codice civile prevede due istituti di applicazione generale, legati al decorso del tempo, che comportano l’estinzione di un diritto per il mancato esercizio da parte del titolare, nel termine perentorio stabilito dalla legge. Più precisamente, si tratta dei cosiddetti termini sostanziali. Cosa sono?

I termini sostanziali sono i termini di prescrizione e di decadenza i quali seppure a prima vista possono sembrare non differire, in realtà operano su piani diversi tanto che uno stesso diritto può prescriversi anche quando ne è stata evitata la decadenza.

L’elemento distintivo tra questi due istituti è dato, in primis, dalla circostanza che nella prescrizione il trascorrere del tempo comporta la perdita di un diritto che è già stato acquisito mentre nella decadenza esso comporta la perdita della possibilità di acquistare un nuovo diritto.

Inoltre, la prescrizione trova il suo fondamento necessariamente nell’ordine pubblico, laddove la decadenza può ritrovarlo anche in un mero interesse privato, quindi, non solo nella legge ma anche nella volontà delle parti.

Infine, nella prescrizione, il tempo è considerato come una distanza, nella decadenza, invece, è inteso come durata.

Prescrizione: cos’è e quali sono i termini?

L’articolo 2934 del Codice civile prevede che ogni diritto si estingue per prescrizione se non viene esercitato per il tempo determinato dalla legge.

La prescrizione, quindi, è la conseguenza giuridica alla situazione di inerzia del titolare di un diritto che, se si protrae nel tempo, determina l’estinzione dello stesso.

Ad esempio, la legge stabilisce che il diritto del lavoratore al pagamento della retribuzione mensile si prescrive in 5 anni. Se entro tale termine il lavoratore, al quale non è stata corrisposta la retribuzione, non ne chiede il pagamento al datore di lavoro, perde il diritto a riceverla. Pertanto, non potrà neanche agire in giudizio per ottenere dal giudice la condanna del datore al pagamento della somma dovuta per la retribuzione.

La prescrizione ha termini diversi a seconda del diritto che ne costituisce oggetto.

In via generale, un diritto si prescrive nel termine ordinario di 10 anni. Esistono comunque delle eccezioni a questa regola. Si pensi, ad esempio, ai diritti reali su cosa altrui, che si prescrivono per il mancato esercizio in 20 anni (prescrizione lunga – vedi ad esempio l’usufrutto) [1] oppure ai diritti assoggettati alle prescrizioni brevi, in relazione ai quali i termini di estinzione sono inferiori al decennio (vedi le azioni dirette ad ottenere l’annullamento del contratto [2] o le azioni per il risarcimento del danno [3], che si prescrivono in 5 anni).

Vi sono, poi, delle ipotesi in cui i termini di prescrizione sono ancora più brevi come ad esempio quelli relativi ai diritti da contratti di mediazione, di spedizione, di trasporto e di pagamento del premio assicurativo, che si prescrivono in 1 anno o i diritti che derivano dal contratto di assicurazione, per i quali il termine di prescrizione è di 2 anni.

Termini di prescrizione: quando iniziano a decorrere?

La legge stabilisce che la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [4], cioè dal momento in cui può essere legalmente esercitato. Non assumono rilievo eventuali ostacoli che impediscono di fatto l’esercizio del diritto come nell’ipotesi di un contratto al quale si riferisce un diritto di credito che è possibile esigere alla scadenza di un termine o è sottoposto a condizione. In tal caso, la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui scade il termine o dal momento in cui si avvera la condizione.

Sospensione ed interruzione della prescrizione: come funzionano?

I termini di prescrizione possono essere soggetti a sospensione o ad interruzione.

La sospensione può essere determinata dall’esistenza di particolari rapporti tra le parti così come tra coniugi, tra genitori e figli minori, tra tutore e interdetto, ecc. [5], tra le persone i cui beni sono sottoposti all’amministrazione altrui e coloro che esercitano l’amministrazione, tra le persone giuridiche e i loro amministratori oppure quando vi è stato un occultamento doloso da parte del debitore.

Altresì, la sospensione della prescrizione opera in presenza di particolari condizioni del titolare. Ad esempio, per i minori non emancipati e gli interdetti per infermità di mente la prescrizione si sospende per il periodo in cui sono privi di un rappresentante legale e per i 6 mesi successivi alla nomina o alla cessazione dell’incapacità mentre per i militari in servizio, gli appartenenti alle forze armate dello Stato e per coloro che si trovano per ragioni di servizio al seguito delle forze stesse, si sospende in tempo di guerra.

I motivi di sospensione sono tassativi e, al momento della loro cessazione, la prescrizione inizia a decorrere per la parte residua.

L’ interruzione della prescrizione può avvenire per diversi motivi ad esempio quando:

  • il diritto viene esercitato dal titolare tramite la notifica di un atto con il quale si inizia un giudizio o con il compimento di ogni altro atto con il quale il debitore è messo in mora;
  • quando il diritto viene riconosciuto da colui contro il quale può essere fatto valere.

La conseguenza dell’interruzione è che a partire dall’atto interruttivo la prescrizione inizia a decorrere da capo.

Cos’è la decadenza?

La decadenza è l’istituto giuridico che determina l’estinzione di un diritto per il mancato esercizio dello stesso da parte del titolare entro un termine predeterminato. In parole più semplici, entro un termine perentorio, il titolare del diritto deve compiere una determinata attività in difetto della quale l’esercizio del diritto è precluso senza riguardo alle circostanze soggettive che hanno determinato l’inutile decorso del tempo.

Ad esempio, il licenziamento deve essere impugnato, a pena di decadenza, entro sessanta giorni. Se l’interessato non presenta opposizione nel termine stabilito dalla legge, si ha la decadenza.

Alla decadenza non si applica né l’interruzione né la sospensione del termine: l’unico modo per impedirla è quello di compiere l’attività prevista dalla legge.

La fonte della decadenza può essere nella legge oppure nella volontà delle parti.

La decadenza legale può essere prevista nell’interesse generale o in quello individuale di una sola delle parti. Quando la decadenza è prevista nell’interesse generale, le parti non possono rinunziarvi o modificarne il regime. Al contrario, quando la decadenza legale è prevista a tutela di un interesse individuale le parti possono modificarne il regime o rinunziarvi.

La decadenza legale rappresenta comunque un’eccezione alla regola principale secondo la quale l’esercizio dei diritti soggettivi non può essere in alcun modo limitato.

La decadenza convenzionale, invece, è rimessa alla discrezionalità delle parti che la negoziano. Essa può riguardare solo diritti disponibili; tuttavia, il termine di decadenza eventualmente stabilito non deve rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto da parte del titolare [6].


note

[1] Art. 1014, co. 1, cod. civ.

[2] Art. 1445 cod. civ.

[3] Art. 2043 cod. civ.

[4] Art. 2935 cod. civ.

[5] Art. 2941 cod. civ.

[6] Art. 2965 cod. civ.


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