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Risarcimento danni sinistro stradale: chi citare in causa?

2 Dicembre 2021 | Autore:
Risarcimento danni sinistro stradale: chi citare in causa?

Quali sono i soggetti da chiamare in giudizio per una corretta impostazione del processo? Non basta l’assicurazione. Cosa succede se si dimentica qualcuno?

Hai avuto un incidente stradale in cui la tua auto è stata distrutta e tu sei rimasto ferito. L’altro conducente non è stato disposto ad assumersi le sue responsabilità; inoltre la dinamica non è del tutto chiara e non è facile stabilire chi ha torto e chi ha ragione. Tu comunque vorresti essere risarcito e sei convinto di averne diritto. Hai fatto la denuncia di sinistro ma la compagnia assicuratrice ha negato il risarcimento. A questo punto devi avviare l’azione civile, e ti poni una domanda: chi citare in causa per ottenere il risarcimento danni del sinistro stradale?

La questione, che riguarda l’aspetto processuale, è molto importante perché nel quesito si nasconde una “buccia di banana” sulla quale scivolano e cadono parecchi professionisti del diritto: avvocati e anche giudici. Così di recente è dovuta intervenire la Corte di Cassazione con un’ordinanza [1] per ribadire a chiare lettere un principio presente nel Codice di procedura civile, ma troppo spesso dimenticato nella prassi: se si viola questa regola – chiamata «litisconsorzio necessario» – il processo è nullo e deve ricominciare da capo, dopo aver perso inutilmente parecchi anni.

Avrai già capito che non basta coinvolgere l’assicurazione (la tua compagnia o quella del veicolo di controparte, a seconda della procedura che hai deciso di instaurare) ed è necessario l’intervento di altri soggetti – tecnicamente chiamati «legittimati passivi», che hanno la qualifica di «responsabile civile» (anche se poi al loro posto paga l’assicurazione). Nel processo civile, prima di iniziare ad esaminare le prove ed entrare nel merito della vicenda, bisogna innanzitutto capire chi deve partecipare al giudizio perché la sentenza emessa dal giudice sia valida. Ma procediamo con ordine e vediamo in caso di risarcimento danni per un sinistro stradale chi bisogna citare in causa.

Assicurazione Rc auto e risarcimento danni

Partiamo dal presupposto che entrambi i veicoli coinvolti nel sinistro siano regolarmente assicurati con la polizza Rc Auto che copre i danni derivanti dalla responsabilità civile (se così non fosse, in determinati casi si può invocare l’intervento del Fondo di garanzia per le vittime della strada). La compagnia assicuratrice, in caso di responsabilità accertata nella causazione dell’incidente stradale, risarcisce i danneggiati sostituendosi al danneggiante, che così evita di dover pagare di tasca sua (entro il massimale di polizza stabilito, che comunque per legge è molto elevato e sufficiente a coprire la maggior parte dei sinistri che si verificano).

In ciò consiste la normale funzione dell’assicurazione, che è quella di tenere indenne l’assicurato dalle conseguenze economiche negative per i danni provocati a persone o cose durante la circolazione stradale. A questo punto il danneggiante è, e rimane a tutti gli effetti, il soggetto civilmente responsabile del sinistro, ma viene manlevato dalla propria assicurazione, che provvede a pagare il danneggiato.

Incidente stradale e indennizzo diretto dalla propria assicurazione

In molti casi di incidente stradale opera la veloce procedura di indennizzo diretto, grazie alla quale il danneggiato può ottenere la liquidazione e il pagamento dei danni direttamente dalla propria compagnia anziché rivolgendosi all’assicurazione della controparte (le due imprese regoleranno poi separatamente i propri rapporti economici e la compagnia che ha pagato si farà rimborsare dall’altra).

Il risarcimento diretto non è possibile in tutti i casi, ma solo quando l’incidente ha provocato danni alle persone non superiori al 9% di invalidità permanente per il conducente (i passeggeri trasportati e che hanno riportato lesioni possono superare questa soglia). Non vi sono limiti, invece, per i danni al veicolo e alle cose trasportate, tranne che nel caso di veicoli immatricolati all’estero o di sinistri che coinvolgono più veicoli (ad esempio, un tamponamento a catena). Quando non è applicabile la procedura di indennizzo diretto, occorre instaurare l’ordinaria azione risarcitoria, rivolta contro l’assicurazione del danneggiante.

Assicurazione e litisconsorzio necessario

Quando si intraprende la causa civile contro l’impresa di assicurazione, bisogna chiamare in giudizio anche il responsabile del danno, cioè l’assicurato che è proprietario del veicolo danneggiante. È un’ipotesi di litisconsorzio necessario, sancita dall’art. 102 del Codice di procedura civile. Si tratta di una norma “in bianco”, che non specifica i casi concreti, ma la giurisprudenza la ritiene applicabile a entrambe le forme che abbiamo esaminato, anche perché il Codice delle assicurazioni private [2] prevede espressamente che: «Nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno».

La violazione di questa regola rende nulle le sentenze emesse a seguito di un processo al quale un litisconsorte necessario non ha partecipato. Quindi non basta citare in causa il solo assicuratore. Per ovviare a questo drastico regime, è possibile operare una integrazione del contraddittorio, ordinata dal giudice che rileva il vizio di omessa citazione e partecipazione in giudizio del litisconsorte necessario. Ma ciò deve avvenire prima della pronuncia della sentenza di merito, che altrimenti sarà viziata.

Omessa citazione del litisconsorte necessario: conseguenze

Applicando i principi che ti abbiamo descritto, la nuova ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha affermato che, in caso di azione diretta del danneggiato contro l’assicurazione, il responsabile del sinistro – che va individuato nel proprietario del veicolo danneggiante – deve necessariamente partecipare alla causa, perché è litisconsorte necessario. Perciò se egli non è stato citato e non è intervenuto spontaneamente nel processo, le sentenze di primo e di secondo grado emesse in sua assenza vanno annullate, e la lite va rimessa al giudice di primo grado, che dovrà ordinare l’integrazione del contraddittorio per poter proseguire – o meglio far partire – la causa risarcitoria.

Tutto ciò serve ad evitare che in futuro il danneggiante responsabile possa proclamarsi estraneo rispetto alla vicenda processuale decisa in sua assenza, o, come spiega in termini tecnici l’ordinanza (che puoi leggere per esteso sotto questo articolo) «possa affermare l’inopponibilità, nei suoi confronti, dell’accertamento giudiziale operato verso l’assicuratore del danneggiato, posto che i due assicuratori dovranno necessariamente regolare tra loro i relativi rapporti». Per altre informazioni leggi “Sinistro stradale: a chi chiedere il risarcimento?“.


note

[1] Cass. ord. n. 37566 del 30.11.2021.

[2] Art. 144, co.3, D.Lgs. n. 209/2005.

Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 30 novembre 2021, n. 37566

Presidente Amendola – Relatore Gorgoni

Rilevato che:

D.A. ricorre, formulando due motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Benevento n. 2079/2019 depositata in data 28 novembre 2019. Resiste con controricorso Cattolica Assicurazioni SPA. Il ricorrente espone di aver citato in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace di Vitulano, la Duomo Assicurazioni Spa, per sentirla condannare, ai sensi dell’art. 149 del codice delle assicurazioni, al risarcimento del danno per le lesioni riportate nel sinistro stradale, verificatosi il giorno 30 novembre 2019, per esclusiva responsabilità di P.C. , il quale, alla guida di una fiat Punto di sua proprietà e assicurata con la Nuova Tirrena Assicurazioni, non rispettava il segnale di stop, impegnava l’incrocio senza rispettare il diritto di precedenza e finiva per urtare violentemente la Toyota Corolla che stava guidando. Il Giudice di Pace, con sentenza n. 249/2012, rigettava la domanda attorea, ritenendo i danni lamentati incompatibili con quanto emerso dalla CTU. Il Tribunale di Benevento, nel giudizio di appello promosso dall’odierno ricorrente, con la decisione oggetto dell’odierno ricorso, rigettava il gravame e confermava la pronuncia del Giudice di Pace. In particolare, per quanto ancora di interesse, il Tribunale riteneva che l’appellante non avesse fornito la prova dei fatti costitutivi della pretesa azionata e giudicava infondata l’eccezione di giudicato formulata con riferimento alla decisione n. 249/2012 del Giudice di Pace di Vitulano, resa a definizione del giudizio promosso da B.I. , terza trasportata, nei confronti della Duomo Assicurazioni per il risarcimento delle lesioni riportate nel sinistro, perché: i) era stata emessa tra parti diverse; ii) non ricorrevano i presupposti per affermare l’efficacia riflessa del giudicato, atteso che il diritto azionato dall’odierno ricorrente non era dipendente dalla situazione definita in quel processo nè era a questa subordinato; infatti, il danno subito dal terzo trasportato, ex art. 141 codice delle assicurazioni, è risarcito dall’impresa di assicurazioni del veicolo sul quale era a bordo a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti. Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Considerato che:

1. Con il primo motivo viene dedotta la “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 2909 c.c.”, per avere sia la decisione di prime cure sia quella del Tribunale negato efficacia di giudicato alla pronuncia n. 249/2012, emessdal Giudice di pace di Vitulano, nel procedimento avviato da B.I. , terza trasportata, per il risarcimento del danno derivante dalle lesioni subite: sentenza che aveva accertato che la Fiat Punto e la Toyota Corolla erano venute in collisione. Il ricorrente lamenta che il Tribunale abbia erroneamente fatto riferimento alla decisione n. 17931/2019 di questa Corte, perché detta pronuncia si riferisce ad un’ipotesi differente da quella per cui è causa, essendo relativa all’ipotesi in cui il giudice dell’impugnazione valuti in maniera diversa la percentuale di responsabilità del conducente di un veicolo rimasto estraneo al primo giudizio.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in relazione al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 145, comma 2, e art. 149, nonché in relazione all’art. 102 c.p.c.”, per non avere il giudice a quo considerato che non era stato citato in giudizio il responsabile civile, cioè il proprietario del veicolo danneggiante, quale litisconsorte necessario.

3. Per ragioni logico-giuridiche merita di essere trattato per primo tale ultimo motivo di ricorso, il quale, ad avviso di questa Corte, merita accoglimento. Da quando la questione è stata affrontata in maniera diretta ed esplicita da questa Corte, con la pronuncia n. 21896 del 20/09/2017, è divenuto principio consolidato quello secondo cui, in caso di azione diretta del danneggiato, nell’ambito di un sinistro stradale, nei confronti della propria compagnia di assicurazione, ai sensi del D.Lgs. n. 209 del 2005, ex art. 149, sussiste il litisconsorzio necessario anche nei confronti del responsabile civile poiché: “(…) il litisconsorzio risulta essere necessario al fine di evitare che il danneggiante responsabile possa affermare l’inopponibilità, nei suoi confronti, dell’accertamento giudiziale operato verso l’assicuratore del danneggiato, posto che i due assicuratori dovranno necessariamente regolare tra loro i relativi rapporti (D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 149, comma 3)”. Tale conclusione si giustifica in considerazione dell’art. 144 Codice delle Assicurazioni private, comma 3, il quale dispone che quando la vittima propone l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile ha l’obbligo di convenire, altresì, quale litisconsorte necessario, il responsabile del sinistro, identificato nel proprietario del mezzo. L’azione che la legge offre al danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, prosegue, infine, la Suprema Corte, non è diversa da quella regolata dall’art. 144 cit.; ne dà conferma in tal senso l’art. 149, comma 6, che attribuisce alla vittima la stessa azione regolata dalla norma precedente. Ciò rende necessaria la partecipazione al giudizio anche del responsabile del danno (da sinistro stradale) all’origine della pretesa risarcitoria, a tanto non ostando il fatto che essa fosse diretta, ai sensi dell’art. 149 cod. ass., nei confronti della società assicuratrice dello stesso danneggiato. Ed invero, anche nella procedura di indennizzo diretto disciplinata dalla norma da ultimo citata, il responsabile civile deve essere convenuto in giudizio, quale litisconsorte necessario. Nel caso di specie è provata la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario. Di conseguenza, trovando applicazione il principio secondo cui “Quando risulta integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata nè dal giudice di primo grado, che non ha disposto l’integrazione del contraddittorio, nè da quello di appello, che non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c., comma 1, resta viziato l’intero processo” s’impone l’annullamento delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure, il Giudice di Pace di Vitulano, a norma dell’art. 383 c.p.c., comma 3, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. 4. Il primo motivo di ricorso deve considerarsi assorbito.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo. Cassa in relazione la decisione impugnata e rinvia la controversia al Giudice di Pace di Vitulano, demandandogli anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio.


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