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Smart working: com’è regolato il lavoro flessibile

1 Marzo 2022
Smart working: com’è regolato il lavoro flessibile

Lavoro agile: cosa devi sapere su questa modalità lavorativa.

Quasi certamente, hai già sentito parlare di smartworking e, magari, ti è anche capitato di lavorare da casa utilizzando un pc o altro dispositivo elettronico. Si tratta di una modalità lavorativa caratterizzata da flessibilità che in Italia ha cominciato a diffondersi realmente durante il primo lockdown a causa della pandemia da Covid-19. Siamo stati così costretti a trovare una nuova soluzione per lavorare rimanendo a casa.

Fino ad un paio di anni fa, erano molte le persone che non conoscevano il significato di questo termine. In Italia, si chiama lavoro agile ed è regolato principalmente dalla Legge 81/2017. Cos’è lo smart working? Com’è regolato il lavoro flessibile? È importante conoscere alcuni aspetti fondamentali, aspetti che magari non ti hanno ancora detto, di questa forma di lavoro. Ecco allora sei cose che devi sapere sullo smart working.

Lavoro flessibile: cosa significa?

L’introduzione dello smart working pone come obiettivo principale quello di permettere una migliore conciliazione tra la vita privata e quella lavorativa alla persona. Tale scopo lo si raggiunge principalmente attraverso la flessibilità. Proprio per questo motivo ci sono dei soggetti cui viene data la precedenza a lavorare anche da remoto. Tra questi, i soggetti fragili [1], le mamme di bambini piccoli o altre persone che, per qualche ragione, abbiano maggiori esigenze di conciliazione.

Cosa si intende per flessibilità? Riguarda in particolare l’assenza di limiti di orario e di luogo dove svolgere l’attività lavorativa. Per quanto concerne il primo aspetto, occorre, però, tenere presente che deve sempre essere rispettato l’orario massimo lavorativo [2]. Il datore di lavoro può, comunque, determinare una fascia oraria in cui si può restare connessi (ad esempio, può stabilire che si debbano svolgere le 8 ore lavorative tra le 7.00 e le 21.00).

Per quanto riguarda il luogo, invece, è necessario sceglierne uno che garantisca la connessione ad Internet e la sicurezza del lavoratore. Potrebbe essere concessa la flessibilità anche solo dell’orario o del luogo, la legge non pone l’obbligo di rendere flessibili entrambi gli aspetti.

Lavoro per obiettivi: come si organizza?

Caratteristica ad oggi ancora poco applicata è quella relativa allo svolgimento del lavoro basato sugli obiettivi e non sulle ore di lavoro. Lo smart working in realtà non dovrebbe dipendere più sulla quantità delle ore lavorative bensì sulla qualità.

Come potrebbe essere organizzato un lavoro per obiettivi? Il datore di lavoro può stabilire un numero minimo di pratiche da portare a termine durante la giornata. Non importa se si impiegano otto o quattro ore.

Il diritto alla disconnessione

È necessario tener presente che, nonostante l’assenza di orario e lo svolgimento per obiettivi, deve essere sempre garantito il riposo. La legge ha introdotto il diritto alla disconnessione così da assicurare il reale e concreto riposo del lavoratore in smart working.

Per disconnessione si intende sia il fatto di non restare connessi al portale o al programma utilizzato per l’attività sia la totale irreperibilità, anche telefonica. La persona non deve essere neanche raggiungibile dal datore o dai colleghi.

Si lavora solo da remoto?

Tendenzialmente, si crede che lo smart working corrisponda a lavorare solo da remoto e quindi da casa e/o altri luoghi diversi dalla sede di lavoro. Ma è veramente ciò che dice la legge italiana? No, in realtà, lo smart working deve basarsi sull’alternanza di lavoro da remoto e lavoro presso la sede aziendale. Si potrebbe quindi stabilire che il lavoratore si rechi presso il posto di lavoro due giorni a settimana mentre gli altri tre possa svolgere l’attività da casa. Ciò è importante per migliorare la qualità della vita. Viene conciliata più efficacemente la vita privata con quella lavorativa. D’altra parte, però, si evita l’isolamento della persona che porterebbe al venir meno dei rapporti che si creano sul posto di lavoro.

Retribuzione: com’è determinata?

Il lavoratore in smart working ha diritto ad una retribuzione pari a quella del collega che svolge le medesime mansioni ed appartiene allo stesso livello. Sussiste infatti il divieto alla discriminazione nei confronti dello smart worker. Proprio per questo motivo il datore deve garantire una retribuzione uguale. Potrebbero, però, essere previste delle lievi differenze a fronte dei costi minori sostenuti da chi lavora da remoto (si pensi, ad esempio, alle spese per i trasporti).

Smart working nella PA: quali regole?

Valgono le stesse regole per gli smart workers presso la Pubblica Amministrazione (PA)? Sì, la Legge 81/2017 specifica che le disposizioni di riferimento possono essere applicate alla PA. Inoltre, in aiuto alla Pubblica Amministrazione, da sempre maggiormente ancorata ad un lavoro in presenza e basato sull’orario, è stata introdotta la Direttiva n. 3 del 2017.


note

[1] Trib. Bologna 23.04.2020.

[2] D.lgs. 66/2003.


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