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Come gestire le spese domestiche

1 Marzo 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Come gestire le spese domestiche

Consigli per la gestione ottimale del bilancio familiare: dalla divisione degli impegni economici tra marito e moglie ad alcuni trucchi per avere le uscite perfettamente sotto controllo.

In tempi di crisi, molti sono alla ricerca di una seconda entrata per fare fronte alle spese che gravano sulla propria famiglia. Non tutti, però, sono consapevoli del fatto che un’attenta gestione del bilancio familiare consente di arrivare a fine mese con più serenità o, addirittura, con una piccola somma non spesa. Quindi, è importante sapere come gestire le spese domestiche. In questo articolo, troverai preziosi consigli che ti consentiranno di organizzare meglio le risorse economiche della famiglia, tra i quali potrai scegliere quelli che meglio si adattano alle tue esigenze. Inoltre, ti spiegherò cosa dice la legge a proposito dei doveri che marito e moglie hanno in ordine alle spese da sostenere.

Come gestire le spese domestiche in modo oculato e razionale? I trucchi e i metodi per farlo sono tanti e tra poco li vedremo. Per prima cosa, però, è bene chiarire in cosa consiste il dovere di contribuzione dei coniugi ai bisogni della famiglia.

Gestione delle spese domestiche: quali sono i doveri di marito e moglie?

Il Codice civile [1] stabilisce che i coniugi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro. Come puoi notare, la legge prevede un dovere di contribuzione da parte di entrambi, ma non ne stabilisce la misura.

Questa scelta del legislatore è comprensibile: ognuno dei coniugi può fornire il proprio apporto economico alla gestione familiare in tanti modi diversi. Può essere che entrambi svolgano un’attività lavorativa che consente loro di percepire un reddito, così come può accadere che uno dei due lavori e l’altro si dedichi completamente alla gestione della casa e dei figli. Può essere, ancora, che uno dei due prima delle nozze abbia sostenuto la spesa relativa all’acquisto della casa familiare o dell’arredamento.

A tal proposito, la Corte di Cassazione [2] ha stabilito che per determinare l’entità del contributo di ciascuno dei coniugi occorre effettuare una valutazione caso per caso, tenendo conto di diversi fattori, tra cui quelli di cui ti ho appena parlato.

Gestione delle spese domestiche: come compilare il bilancio familiare?

Sono poche le famiglie nelle quali viene regolarmente tenuto un bilancio delle entrate e delle spese, eppure si tratta di uno strumento piuttosto semplice ed utile per tenere l’economia familiare sotto controllo.

Il bilancio va tenuto su base mensile e suddiviso in due ampie categorie: le entrate e le spese. Per la determinazione di entrambe occorre tenere conto di ogni componente della famiglia e di tutto ciò che egli percepisce e spende. Non serve, ad esempio, tenere nota della spesa che viene fatta ogni settimana al supermercato e non dell’acquisto quotidiano del giornale da parte di uno dei componenti della famiglia.

Riguardo alle entrate occorre includere quelle che si ha la certezza di percepire, come gli stipendi, le pensioni, i compensi professionali, gli affitti pagati da eventuali inquilini, i dividendi azionari, i buoni pasto.

Le spese, che vanno annotate ogni giorno, devono comprendere tutte le uscite, anche quelle che a prima vista possono sembrare insignificanti, come il caffè che si ha l’abitudine di prendere ogni mattina al bar. Annotando minuziosamente tutte le piccole spese, a fine mese ci si accorgerà del fatto che anch’esse incidono sul bilancio familiare.

Non bisogna dimenticare di tenere traccia anche dei pagamenti effettuati con la carta di credito o con quella bancomat o postamat. Pertanto, ogni volta che si effettua una spesa, grande o piccola, occorre prenderne nota, oppure conservare lo scontrino o la ricevuta di pagamento ed annotarla a fine giornata nel bilancio familiare.

A fine mese ci si renderà conto dell’incidenza che ogni categoria di spesa ha sull’economia della famiglia; questo consentirà, quando necessario, di dare la priorità ad alcune di esse piuttosto che ad altre o di individuare la causa di uscite eccessive. Ad esempio, si potrà scoprire che le spese per l’acquisto di quotidiani e riviste possono essere ridotte acquistandone la versione digitale. Oppure ci si potrà rendere conto che il consumo di carburante è eccessivo ed optare per un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici.

L’annotazione delle entrate e delle spese su base mensile è utile per avere il controllo dell’economia familiare ma non basta. Nel bilancio bisogna anche annotare le spese che si sa di dovere sostenere nei mesi a venire.

Occorre quindi annotare tutte le uscite future delle quali si conoscono già la scadenza e l’importo: ad esempio le tasse, il mutuo, gli affitti da pagare, le rette universitarie dei figli, i canoni delle varie utenze (acqua, luce, gas, telefono), e così via. Questa attività porta due vantaggi:

  • conoscendo l’entità delle spese che si dovranno sostenere in un certo mese, è possibile determinare in anticipo il denaro che sarà disponibile per quelle rimanenti. Ad esempio, poniamo che le entrate mensili siano di 2.000 euro e che per il mese di ottobre si prevedano uscite per 1.200 euro: evidentemente non si potranno sostenere altre spese per più di 800 euro e bisognerà quindi stabilire in anticipo in quali ambiti risparmiare;
  • sapere quali sono le spese che certamente bisognerà affrontare consente anche di risparmiare, mese dopo mese (sempre tagliando le uscite superflue), per avere con certezza il denaro necessario quando servirà.

Gestione delle spese domestiche: cos’è la regola del 50 – 20 – 30?

Un trucco su come gestire le spese domestiche è la regola del 50 – 20 – 30, ideata dall’economista americana Elizabeth Warren, docente all’Università di Harvard.

Secondo la Warren, le entrate della famiglia devono essere così suddivise:

  • il 50% delle entrate mensili deve essere destinato al pagamento delle spese indispensabili: ad esempio, il mutuo o l’affitto, l’acquisto di alimenti e detersivi, le tasse;
  • il 20% delle entrate deve servire al pagamento, anche parziale, di eventuali debiti e ad effettuare investimenti;
  • il rimanente 30% del reddito familiare può essere destinato a spese non indispensabili, come un pranzo al ristorante, il cinema o il teatro, l’acquisto di libri e riviste e così via.

Se si ha l’abitudine di compilare un bilancio sarà facile rendersi conto dell’effettiva possibilità di coprire le spese indispensabili con il 50% delle entrate: esso, infatti, come abbiamo visto consente di avere sotto controllo la situazione economica della famiglia. Se la suddetta percentuale dovesse rivelarsi insufficiente, non è detto che si debba rinunciare a concedersi qualche sfizio, come una cena in un buon locale. Basterà mettere da parte dei piccoli importi ogni mese e formare così un fondo dal quale attingere per coccolarsi un po’ di tanto in tanto.

Gestione delle spese domestiche: cos’è il metodo dei barattoli?

Un altro trucco su come gestire le spese domestiche è una versione più antica della regola di cui ti ho appena parlato. Esso prende il nome di metodo dei barattoli perché un tempo, quando si conservavano i contanti in casa, essi venivano riposti in questi contenitori.

Secondo questo metodo, le entrate familiari vanno così destinate:

  • nel primo barattolo va inserito il denaro necessario per fare fronte alle spese fisse mensili: affitti, mutuo, tasse, spesa al supermercato, utenze e così via. Si tratterà di una percentuale pari ad almeno il 50% del reddito familiare; tenere un accurato bilancio mensile e annuale, come ti ho spiegato sopra, servirà a stabilire l’esatta percentuale necessaria, che può essere anche superiore;
  • nel secondo barattolo occorre mettere i risparmi, in misura pari ad almeno il 10% delle entrate;
  • nel terzo barattolo si metterà ciò che rimane e che può essere destinato a spese non indispensabili, come il cinema, i viaggi, il ristorante.

Come avrai notato, rispetto alla regola del 50 – 20 – 30 questo vecchio metodo è più flessibile e si adatta meglio alla situazione economica di ogni famiglia.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Cass. SS.UU. sent. n. 18287/18.


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