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Licenziamento senza giusta causa

1 Marzo 2022 | Autore:
Licenziamento senza giusta causa

Cosa deve fare chi viene allontanato dal posto di lavoro senza un motivo plausibile? A che cosa ha diritto?

Un dipendente non può trovarsi dalla mattina alla sera in mezzo alla strada senza un vero motivo che abbia portato al suo licenziamento. Di ragioni per perdere il posto di lavoro ce ne sono diverse, dai problemi economici (il giustificato motivo oggettivo) a qualche inadempienza degli obblighi contrattuali o comportamento negligente (il giustificato motivo soggettivo), fino alla giusta causa. In quest’ultimo caso, si verificano delle circostanze che impediscono di continuare il rapporto di lavoro. Ma esiste il licenziamento senza giusta causa? E se un giudice dispone che un dipendente è stato messo alla porta senza motivo, che cosa rischia il datore e cosa può pretendere il lavoratore?

Chi viene licenziato senza giusta causa ha sicuramente diritto ad un indennizzo da parte dell’azienda. Ma potrebbe anche avere diritto ad essere reintegrato nel suo posto di lavoro. Vediamo nel dettaglio cosa si può fare nel caso di recesso di un rapporto di lavoro senza motivo.

Giusta causa di licenziamento: che cos’è?

Ovviamente, per capire quando c’è un licenziamento senza giusta causa bisogna innanzitutto sapere che cosa si intente per «giusta causa», cioè quale motivo può essere valido per l’azienda al fine di interrompere di punto in bianco un rapporto di lavoro.

In termini generali, la giusta causa è l’evento che impedisce la prosecuzione, anche temporanea, del rapporto di lavoro [1]. Si parla, quindi, di gravi inadempienze contrattuali o di comportamenti che fanno venire meno la fiducia in un lavoratore: i tipici casi del dipendente sorpreso a rubare o a navigare sui social anziché portare avanti le sue mansioni, oppure trovato a giocare a calcetto con gli amici nel periodo di malattia, tanto per dire.

Nel dettaglio, i motivi per cui un lavoratore può essere licenziato per giusta causa sono:

  • l’assenteismo dal posto di lavoro senza giustificato motivo per almeno quattro giorni consecutivi;
  • la falsa malattia o il falso infortunio: la patologia per la quale si è assenti dal lavoro in realtà non esiste;
  • il comportamento contrario all’esigenza di rapida guarigione: l’esempio riportato prima, cioè il lavoratore che, pur essendo in malattia, va a fare attività sportiva o svolge un lavoro che rischia di prolungare la prognosi prevista dal medico;
  • l’abuso dei permessi retribuiti della legge 104;
  • il rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire una prestazione lavorativa;
  • il rifiuto di trasferimento in un’altra sede;
  • le condotte estranee penalmente rilevati per episodi non attinenti all’attività lavorativa ma, comunque, in grado di minare la fiducia del datore (chi, ad esempio, lavora diligentemente durante il giorno e di notte va in giro a rubare);
  • la perdita dei requisiti per la cassa integrazione;
  • il danno al patrimonio dell’azienda;
  • la violazione del patto di non concorrenza;
  • il farsi timbrare il cartellino da qualcun altro mentre si è in giro per questioni personali;
  • il furto, il sabotaggio o le altre condotte a danno dell’azienda;
  • l’insubordinazione (pur nel rispetto della libertà di parola e della verità oggettiva del dipendente).

Non può essere considerata una giusta causa di licenziamento, invece, il fallimento dell’azienda.

Licenziamento senza giusta causa: cosa fare?

Il lavoratore che ritiene di essere stato licenziato senza giusta causa, cioè che non ha tenuto un comportamento di quelli sopra citati, che cosa deve fare? La prima cosa è quella di contattare un avvocato esperto in diritto del lavoro per avviare una causa in tribunale. Bisognerà, però, seguire una determinata procedura.

I tempi per contestare il licenziamento

Il lavoratore (anche per mezzo del suo avvocato) deve:

  • inviare una lettera al datore di lavoro (tramite raccomandata a/r o via Pec) in cui annuncia l’intenzione di avviare una causa per impugnare il licenziamento;
  • presentare la richiesta di impugnazione entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la lettera di licenziamento;
  • depositare il ricorso presso la cancelleria del tribunale entro i successivi 180 giorni.

In alternativa, sempre entro 180 giorni dall’invio della lettera al datore, è possibile chiedere un tentativo di conciliazione presso la sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro.

Il ricorso davanti al giudice

Se il tentativo di conciliazione va a vuoto, il ricorso contro il licenziamento senza giusta causa viene presentato presso la cancelleria del tribunale competente per territorio, cioè quello del luogo in cui si trova l’azienda e non quello di residenza del lavoratore nel caso in cui fosse una città diversa.

Il giudice fisserà la prima udienza in cui si invitano le parti a comparire entro 40 giorni. Il dipendente, sempre tramite il suo avvocato, deve comunicare al datore la data dell’udienza almeno 25 giorni prima del giorno in cui si dovrà comparire davanti al giudice.

Dopo aver ascoltato le parti, il giudice emetterà un’ordinanza con la quale il ricorso del lavoratore viene accolto o rigettato.

La parte che risulta perdente in questa prima fase può presentare opposizione all’ordinanza entro 30 giorni dalla data in cui è stata notificata, allegando una memoria difensiva. Il giudice fisserà una nuova udienza per comparire entro 60 giorni. La data verrà comunicata alla controparte almeno 30 giorni prima del giorno stabilito.

Il giudice accoglierà o rigetterà il ricorso con una sentenza dopo aver sentito le parti, valutato le prove presentate ed ascoltato eventuali testimoni.

Il ricorso in appello e in Cassazione

È possibile presentare ricorso presso la Corte d’appello contro la decisione del giudice del lavoro entro 30 giorni dalla data in cui è stata notificata la sentenza. Entro 60 giorni si terrà l’udienza davanti alla Corte, dopodiché ci sarà una nuova sentenza contro la quale si può ricorrere in Cassazione non oltre il termine di 60 giorni.

La Suprema Corte fisserà un’udienza entro sei mesi. La sua decisione sarà inappellabile e definitiva: non si potrà più presentare alcun ricorso.

Licenziamento senza giusta causa: quale indennizzo?

Se il licenziamento senza giusta causa viene ritenuto illegittimo, il dipendente avrà diritto ad un indennizzo. Per i lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, cioè dopo il 7 marzo 2015, la legge prevede:

  • per i lavoratori delle aziende con almeno 60 dipendenti o con 15 dipendenti per ogni settore produttivo: due mensilità sulla base dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr per ogni anno di servizio, fino ad un massimo di 12 mensilità (non è previsto un minimo);
  • per i lavoratori delle aziende che non hanno le citate dimensioni: un minimo di tre e un massimo di sei mensilità.

Oltre all’indennizzo, il dipendente può ottenere il reintegro nel posto di lavoro e nelle mansioni svolte fino a prima del licenziamento.

Se il lavoratore è stato assunto prima dell’entrata in vigore del Jobs Act, l’indennizzo fa riferimento all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il dipendente licenziato senza giusta causa ha diritto:

  • nelle aziende di maggiori dimensioni, al reintegro sul posto di lavoro e al risarcimento basato sulla retribuzione globale di fatto, per massimo di 12 mensilità, e al versamento dei contributi per tutto il periodo che va dal licenziamento all’effettivo reintegro;
  • nelle aziende di minori dimensioni, sotto le soglie citate, ad essere riassunto entro tre giorni oppure, in alternativa, ad un risarcimento che va da un minimo di 2,5 mensilità ad un massimo di sei mensilità.


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1 Commento

  1. Ho un contratto stagionale, il datore dopo alcuni giorni,mi ha riferito che dovro’ fare piu’ ore di quanto risulta dal contratto ma senza aumentarmi il salario !!!
    cosa posso fare?

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