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Come smentire i vigili urbani?

3 Dicembre 2021
Come smentire i vigili urbani?

La valutazione dei poliziotti non fa piena prova e non richiede la querela di falso. Basta la semplice contestazione.

Quando due persone litigano e l’una sostiene il contrario dell’altra, in assenza di testimoni la “partita” finisce in pareggio. Infatti, la parola dell’uno non può valere più di quella dell’altro. Né peraltro le dichiarazioni delle parti in causa possono valere come prova nel processo. 

Le cose vanno diversamente quando uno dei due soggetti è un pubblico ufficiale, come ad esempio un poliziotto della municipale, un carabiniere, un finanziere, un docente della scuola pubblica, un infermiere. In questi casi, infatti, le dichiarazioni del pubblico ufficiale, per legge, valgono di più: fanno cioè “piena prova”. Ciò non toglie che anche un pubblico ufficiale possa sbagliarsi o, se in malafede, mentire. Di qui un comune quesito: come smentire i vigili urbani?

Un esempio pratico chiarirà meglio quanto importante possa essere la questione. Immaginiamo di passare a un incrocio non appena il semaforo diventa verde. Abbiamo i riflessi pronti e, dal momento del cambio del colore, facciamo passare un attimo per spingere sull’acceleratore. Proprio come i corridori di formula uno. Senonché, vicino a noi, c’è un poliziotto che non ha le nostre stesse capacità e, distratto dal traffico, sostiene di averci visto passare col rosso. Così ci fa una multa. Inutile giurare e spergiurare: non ne vuole sapere. Il verbale è ormai fatto e, se anche non ci va a genio la cosa, non ci resta che impugnarlo dinanzi al giudice. Ed è proprio qui che ci si pone il problema: come smentire un poliziotto?

Diciamo subito che non si tratta di un compito impossibile sebbene presenti comunque un certo margine di difficoltà e, soprattutto, di costi. Vediamo come bisogna agire. Quanto stiamo per dire vale chiaramente non solo per le banali multe stradali ma anche per qualsiasi altro illecito amministrativo o penale.

Quanto vale la parola di un poliziotto o di un vigile?

Chiariamo una cosa: agli agenti della municipale non piace essere chiamati “vigili”. Ormai, la legge li definisce come appartenenti al corpo della polizia municipale e come tali vogliono essere chiamati.

Cambia il nome ma non la sostanza. Gli ex vigili urbani restano comunque pubblici ufficiali. Per ciò le loro dichiarazioni fanno “piena prova”. Il che non significa non poterli contraddire ma, per farlo, non è sufficiente sollevare una contestazione impugnando il verbale. Bisogna attivare un autonomo procedimento – un processo nel processo – che va sotto il nome di querela di falso. Nonostante la parola «querela», si tratta comunque di un giudizio civile. Nel corso di questo giudizio bisogna fornire le prove della falsità delle dichiarazioni del pubblico ufficiale.

E qui veniamo alla parte più delicata: quella cioè di dimostrare che l’agente si è sbagliato o sta clamorosamente mentendo. Come si può fare? Come vincere una querela di falso? 

La risposta potrebbe apparire banale: portando delle prove. Non dei semplici indizi: delle prove schiaccianti. E così, tornando all’esempio del semaforo, si potrebbe produrre un filmato o sentire qualche testimone che abbia visto la scena. 

Le prove sono quelle tipiche di ogni processo civile: la prova documentale o quella testimoniale, tanto per citare le principali. Di recente, la giurisprudenza sta dando valore anche alle email semplici, alle chat su WhatsApp, ai filmati e alle registrazioni audio. 

Come contestare le valutazioni di un poliziotto o un vigile?

Tutto ciò che abbiamo detto incontra un’importantissima eccezione: la «piena prova» riguarda solo le dichiarazioni di quanto gli agenti hanno personalmente visto e/o sentito di persona (ossia di quanto è passato sotto la loro percezione sensoriale). Solo contro tali dichiarazioni è necessaria la querela di falso.

Viceversa, non fanno piena prova le valutazioni personali fatte dalla polizia o le dichiarazioni di eventuali soggetti da questi ascoltati e, poi, “verbalizzati”.

Così, ad esempio, se una pattuglia dei carabinieri dovesse intervenire sul luogo di un incidente stradale dopo che il sinistro si è già verificato e, nel fare i rilievi, dovesse poi ipotizzare un eccesso di velocità a carico di uno dei due conducenti, quest’ultimo potrebbe impugnare il verbale senza bisogno di proporre una querela di falso. Ciò in quanto tali attestazioni sono il frutto di una supposizione, di una ricostruzione ex post e non di una percezione diretta e immediata. 

Il caso dei vigili intervenuti a cose fatte, che pertanto possono soltanto ipotizzare la dinamica della vicenda, senza la certezza dell’illecito, è uno dei tanti esempi in cui si può contestare la dichiarazione di un pubblico ufficiale senza ricorrere alla querela di falso. Anche in questo caso, però, bisogna comunque fornire le prove a fondamento delle proprie ragioni. Il principio cardine di tutto il processo civile è infatti basato sull’onere della prova a carico di chi agisce, ossia di colui che afferma di vantare un determinato diritto. E, in questo caso, il diritto è quello all’annullamento della multa per errore del verbalizzante. 



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