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Licenziamento prima della fine del mese e pagamento stipendio

1 Marzo 2022 | Autore:
Licenziamento prima della fine del mese e pagamento stipendio

Se il rapporto di lavoro termina prima che la mensilità sia finita, il dipendente ha comunque diritto al pagamento della retribuzione?

Un nostro lettore è stato licenziato prima della fine del mese. Ci chiede se, per i giorni in cui ha lavorato, verrà regolarmente retribuito.

In merito al licenziamento prima della fine del mese e pagamento stipendio, bisogna in primo luogo chiarire che lo stipendio non matura in ratei mensili: il diritto alla retribuzione non scatta solo se viene lavorata l’intera mensilità, ma spetta, chiaramente in proporzione alle ore di attività svolta, anche se risulta lavorata una sola giornata.

Bisogna però considerare la problematica connessa al preavviso: il datore di lavoro può licenziare il dipendente senza preavviso soltanto se sussiste una giusta causa, cioè una motivazione che non consente, nemmeno temporaneamente, la prosecuzione del rapporto.

Nelle altre ipotesi di licenziamento, l’azienda deve rispettare il periodo di preavviso indicato dalla contrattazione collettiva (o individuale, se più favorevole): in caso contrario, deve versare al dipendente l’importo corrispondente alle giornate di mancato preavviso, o indennità di mancato preavviso.

Quanto esposto vale anche in caso di dimissioni da parte del lavoratore: se si tratta di dimissioni volontarie, il dipendente è tenuto a fornire il preavviso indicato dalla contrattazione. Soltanto se le dimissioni sono rassegnate per giusta causa, incentivate, per matrimonio o durante il periodo tutelato di maternità/ paternità, sussiste il diritto di licenziarsi senza preavviso.

Cedolino paga cessazione: che cosa spetta?

Osserviamo, nel dettaglio, quali emolumenti possono spettare al lavoratore dipendente nell’ultimo cedolino paga, ossia nella busta paga relativa alla retribuzione sino alla data della cessazione del rapporto.

Preavviso

Qualora il periodo di preavviso non sia stato lavorato a causa del licenziamento in tronco (salvo le ipotesi di giusta causa), il dipendente ha diritto a un’indennità corrispondente alle giornate di mancato preavviso.

Paga giornaliera pari a 60 euro. Giornate di mancato preavviso: 60. Indennità spettante al lavoratore: 3.600 euro.

Se, invece, è il dipendente a dover corrispondere l’indennità di mancato preavviso, quanto dovuto è scomputato dal netto delle ultime competenze, che possono comprendere, oltre all’ultima retribuzione, i ratei ferie ed i permessi maturati e non goduti, i ratei di tredicesima e quattordicesima ed ulteriori competenze dovute dall’azienda.

La somma dovuta viene sottratta direttamente dal netto in busta, in quanto si tratta di un importo assimilabile ad una “multa”, che non dà diritto ad alcuna tipologia di deduzione: non sarebbe, pertanto, corretto applicare la contribuzione e tassare la busta paga al netto di tale indennità.

Ratei delle mensilità aggiuntive

Nell’ultima busta paga devono essere corrisposti i ratei maturati relativi alle mensilità aggiuntive, cioè alla tredicesima ed eventualmente, se spettante da contratto, alla quattordicesima. Ricordiamo che ogni mese matura un rateo pari a 1/12 della mensilità aggiuntiva.

Il mese si considera utile, ai fini della maturazione del rateo, se sono lavorati almeno 15 giorni (o 16 giorni, sulla base delle previsioni contrattuali; alcuni contratti collettivi possono prevedere criteri diversi ai fini della maturazione dei ratei).

Lo stesso procedimento di calcolo, relativamente ai ratei mensili, vale anche per i dipendenti con orario part time verticale o misto (l’attività lavorativa è prevista soltanto in alcune giornate della settimana, del mese o dell’anno): il rateo, difatti, non matura se risultano lavorate, in un mese, meno di 15 (o 16) giornate, salvo diversa previsione del contratto collettivo.

Bisogna comunque considerare che determinate assenze, come lo sciopero, durante le quali il rateo non matura, devono essere scomputate.

Ratei ferie

Normalmente, la maturazione delle ferie avviene in proporzione ai mesi lavorati: in pratica, per ogni mese matura un rateo di ferie pari a un dodicesimo delle assenze totali che spettano in un anno.

Ad esempio, se il contratto collettivo prevede il minimo legale di 26 giornate l’anno di ferie, per ogni mese lavorato è dovuto un rateo di 2,166 giornate, pari a 14,44 ore (ipotizzando un orario pari a 40 ore settimanali).

Il rateo ferie mensile, come osservato in merito ai ratei delle mensilità aggiuntive, spetta se il mese è lavorato per intero, o per una frazione pari o superiore a 15 giorni: se, dunque, il lavoratore- stante la corretta fruizione, quando dovuta, del preavviso- viene licenziato, ad esempio, il 27 del mese, durante quest’ultima mensilità di lavoro le ferie non maturano (a meno che il contratto collettivo applicato non preveda una disposizione più favorevole, con le ferie proporzionate in base alle giornate, o addirittura alle ore lavorate, e non alle frazioni di mese).

Come già osservato, lo stesso procedimento di calcolo, relativamente ai ratei mensili, vale anche per i dipendenti con orario part time verticale o misto, con meno di 15 (o 16) giornate lavorate. Nessun ostacolo alla maturazione piena del rateo ferie, invece, per quei lavoratori che hanno un contratto part time orizzontale (cioè lavorano tutti i giorni, ma con orario ridotto): con questa tipologia di tempo parziale, difatti, tutte le giornate risultano lavorate, anche se per un minor numero di ore. Pertanto, le ferie spettano in misura piena in relazione alle giornate, dato che la riduzione è relativa al solo orario: ad esempio, se un dipendente lavora per 6 giorni a settimana, per 3 ore al giorno, spettano le stesse giornate di ferie alle quali hanno diritto i lavoratori full time, ma ogni giornata di ferie spettante sarà pari a 3 ore.

Bisogna comunque tenere conto, relativamente a tutte le ipotesi considerate, delle assenze durante le quali il rateo ferie non matura.

Permessi maturati

In merito alla maturazione dei permessi, vale lo stesso principio “generale” (salvo eccezioni contrattuali), relativo alle mensilità che si considerano interamente lavorate, in presenza di almeno 15 (o 16) giornate di effettivo svolgimento dell’attività, o assimilate. Per approfondire: Come maturano i permessi?

Anche i ratei relativi ai permessi possono non maturare in relazione a determinate assenze.

Tfr

Alla cessazione del rapporto di lavoro deve essere anche liquidato il Tfr, il trattamento di fine rapporto.

A quanto ammonta il Tfr? Il calcolo, almeno in apparenza, non è difficile, in quanto il Tfr si determina sommando, per ciascun anno di servizio, una quota pari all’importo della retribuzione utile dell’anno, divisa per 13,5, al netto del contributo aggiuntivo pari allo 0,50% dell’imponibile previdenziale dell’anno.

In merito alla maturazione, in ratei mensili, valgono le considerazioni effettuate per le mensilità aggiuntive, le ferie ed i permessi.

I problemi si pongono, però, quando si tratta di stabilire qual è la retribuzione utile dell’anno, in quanto non tutto ciò che è percepito in busta paga rileva come base di calcolo per il Tfr.

Gli importi accantonati nel fondo Tfr al 31 dicembre dell’anno precedente, poi, devono essere annualmente rivalutati, con l’applicazione di un tasso composto dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice Foi. La rivalutazione è inoltre assoggettata a un’imposta sostitutiva del 17%.

Per approfondire: Calcolo ammontare Tfr.



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