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Articolo 14 Costituzione italiana: spiegazione e commento

5 Dicembre 2021 | Autore:
Articolo 14 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 14 Cost. sulla inviolabilità del domicilio.

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Non solo la casa è inviolabile

L’incubo che un giorno la polizia possa bussare alla porta di casa e, dopo aver rovistato negli armadi e tra i cassetti, portarci in carcere solo per l’accusa di un nemico, affligge un po’ tutti. L’articolo 14 della Costituzione vuol cancellare da noi questo antico retaggio che ci portiamo dai tempi del sovrano, della dittatura e degli stessi partigiani che, con le loro esecuzioni sommarie, hanno innaffiato di sangue la liberazione dell’Italia.

Oggi, nessun poliziotto o carabiniere può entrare in casa nostra senza un mandato del giudice. Mandato che peraltro deve essere motivato e giustificato da ragioni di sicurezza pubblica (come la prevenzione di reati o l’arresto di un latitante).

Ciò non vale solo in casa. Quando la Costituzione parla di inviolabilità del domicilio non si riferisce solo alle quattro mura dell’abitazione domestica ma anche a tutti gli altri luoghi in cui si esplica la nostra vita quotidiana, privata o professionale. Quindi, può trattarsi di una civile abitazione, di uno studio, un ufficio, della stanza di un hotel o di un residence dove ci troviamo momentaneamente per una vacanza, una roulotte, una barca. Insomma, qualsiasi spazio separato dove si svolge la nostra intima quotidianità non può essere solcato da estranei, neanche dalle autorità. Lo stesso zerbino posto dinanzi all’uscio rientra, secondo la Cassazione, nel concetto di domicilio privato.

L’inviolabilità del domicilio è una diretta conseguenza della libertà della persona: non ha senso dire che l’uomo nasce libero ma la sua casa no.

Le eccezioni all’inviolabilità del domicilio

Se il domicilio fosse sempre inviolabile non sarebbe difficile immaginare quante illegalità si consumerebbero al suo interno. Diverrebbe una sorta di «diritto d’asilo» dove i criminali potrebbero rifugiarsi senza pericolo che la polizia possa catturarli, sequestrare le loro armi e i proventi dei delitti. Così la Costituzione prevede dei limiti all’inviolabilità del domicilio. O meglio, dispone che sia la legge a prevederli. E qui il passaggio è fondamentale. L’articolo 14 menziona espressamente la «legge», ossia il Parlamento, ossia i rappresentanti del popolo. Quindi, è il popolo stesso a decidere quando è possibile, per il bene di tutti, limitare la libertà del domicilio. Questo concetto viene espresso con la formula «riserva di legge»: la Costituzione affida cioè alla legge la facoltà di limitare i diritti dei cittadini. Questo significa che nessun provvedimento amministrativo o anche di un’autorità che eserciti pubblici poteri (come il capo della polizia o della finanza) potrà mai deliberatamente violare il domicilio se non c’è una legge che lo autorizzi a farlo. La Pubblica Amministrazione agisce solo in forza di una legge e mai di propria iniziativa: è il cosiddetto principio di legalità. 

Ecco perché, ad esempio, se un abusivo occupa una casa, il proprietario non può rivolgersi alla polizia affinché lo sbatta fuori. Le forze dell’ordine devono prima ottenere un’autorizzazione e questa non può che essere quella di un giudice che prima accerti se davvero si è in presenza di una violazione dell’altrui domicilio. Può apparire farraginoso, burocratizzato e oltremodo penalizzante. Ma si ragioni su quali potrebbero essere gli effetti se un giorno una persona, magari vostro stesso fratello, bussasse alla porta di casa vostra, accompagnato dai carabinieri, per sbattervi fuori sulla base di un testamento da lui falsificato che lo proclama proprietario esclusivo. 

Dunque, è nella legge – e non nella Costituzione – che dobbiamo individuare i limiti, ossia le eccezioni, al principio di inviolabilità del domicilio. E la legge dice che si possono eseguire ispezioni, perquisizioni o sequestri quando si tratta di reperire persone o cose per ragioni di giustizia, ad esempio un criminale evaso dal carcere o latitante; quando si stiano cercando documenti o tracce utili per risalire ai responsabili di un delitto (ad esempio, un oggetto rubato); quando è necessario reperire i proventi di un reato (ad esempio, i soldi contanti frutto di un’evasione fiscale) o gli oggetti con cui tale reato è stato consumato (ad esempio, l’arma del delitto, i registri di una contabilità in nero, una partita di droga).

Di regola, per poter effettuare ispezioni, perquisizioni e sequestri è necessaria l’autorizzazione del giudice, ciò che comunemente viene chiamato «mandato». Ma in casi di necessità e urgenza, la polizia può effettuare una perquisizione domiciliare anche senza l’autorizzazione del magistrato, dandone poi comunicazione immediata a quest’ultimo che la deve convalidare entro le successive 48 ore. 

Il presupposto delle ispezioni e delle perquisizioni è un reato. La polizia non potrebbe quindi entrare a casa di un automobilista solo perché ha violato il Codice della strada passando con il semaforo rosso o superando i limiti di velocità. Lo potrebbe fare però se ha guidato in stato di ebbrezza o, peggio, se ha investito un pedone. 

Fumare uno spinello non è un reato ma un semplice illecito amministrativo; ciò nonostante, se un poliziotto dovesse accorgersi di una persona che, dal balcone, sta consumando marijuana per uso personale potrebbe ugualmente esigere di salire per verificare se, in casa, è nascosto un quantitativo di droga tale da poter configurare il reato di spaccio.

Esistono infine casi in cui è consentito violare un domicilio per accertamenti e ispezioni da compiere per motivi di sanità, incolumità pubblica o a fini economici e fiscali. Sono ispezioni per le quali non è necessaria l’autorizzazione del magistrato, ma devono essere previste e regolamentate da leggi ordinarie speciali, cioè leggi inerenti a specifiche materie. Si pensi alla verifica del rispetto delle norme di igiene in un ristorante, alle regole antinfortunistiche sul luogo di lavoro o al pericolo di crollo di un edificio ormai vecchio. 

In aziende commerciali o industriali può esserci la necessità di ricorrere a ispezioni e accertamenti per verificare la regolarità contabile e il pagamento delle tasse. 

La differenza tra ispezioni e perquisizioni

Anche se i due termini vengono spesso usati indistintamente, ispezioni e perquisizioni sono due cose diverse. Le ispezioni sono rivolte a cercare le prove o le tracce di un reato (ad esempio, una camicia sporca di sangue); le perquisizioni invece hanno una finalità più ampia: servono infatti a ricercare il corpo stesso del reato (ad esempio, una persona sequestrata), gli oggetti con cui è stato commesso il reato (ad esempio una pistola, i registri di una contabilità in nero) o i profitti del reato (ad esempio, oro e contanti rubati in banca).

Le tre garanzie

Tanto l’articolo 13 quanto l’articolo 14 della Costituzione, nello stabilire rispettivamente l’inviolabilità della persona e del domicilio hanno stabilito tre garanzie:

  • la riserva assoluta di legge: solo il potere legislativo può stabilire i casi e le modalità in cui è possibile limitare le libertà della persona (quando si parla di legge non si intende solo quella del Parlamento ma anche il decreto legge e il decreto legislativo del governo);
  • la riserva di giurisdizione: solo il giudice può emettere (o convalidare ex post) i provvedimenti limitativi della libertà personale o del domicilio. Come anticipato, il mandato deve essere emesso prima dell’attività delle forze dell’ordine salvo i casi di urgenza in cui la polizia può procedere autonomamente salvo successiva convalida;
  • l’obbligo di motivazione: nell’emettere provvedimenti limitativi delle libertà, il giudice deve sempre indicare i motivi che lo hanno convinto della necessità di privare l’individuo della sua libertà. Il tentativo è di evitare l’arbitrio della magistratura, anche se non sono mancati casi in cui ciò è avvenuto.


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