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Come diventare amministratore di sostegno di un parente?

4 Marzo 2022 | Autore:
Come diventare amministratore di sostegno di un parente?

Una persona con una disabilità fisica o mentale può essere sottoposta ad uno specifico strumento giuridico al fine di tutelarne gli interessi.

Tua madre è affetta da una malattia neurologica degenerativa tale che non è più in grado di occuparsi in maniera autonoma di sé stessa e della gestione del proprio patrimonio. Per far fronte a queste sue difficoltà puoi chiedere che una persona a lei vicina – preferibilmente un familiare o il coniuge – venga nominata amministratore di sostegno (ads). Ma in concreto come diventare amministratore di sostegno di un parente?

Per avviare la procedura per la nomina di un ads occorre presentare un apposito ricorso presso il tribunale (ufficio del giudice tutelare) del luogo di residenza o di domicilio del soggetto destinatario della misura. Peraltro, non è necessario rivolgersi ad un legale.

Nel ricorso si può indicare la persona che a parere dell’istante deve essere designata ad esercitare il ruolo di amministratore di sostegno, quindi, anche un parente.

La nomina di un parente come amministratore di sostegno, altresì, può essere suggerita dalla stessa persona oggetto dell’amministrazione che, in previsione della propria eventuale futura incapacità, può designare questo soggetto mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato anche un amministratore di sostegno diverso.

Amministratore di sostegno: chi è e cosa fa?

L’amministratore di sostegno è una figura prevista dall’ordinamento giuridico proprio per tutelare coloro che a causa di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica si trovano nell’impossibilità, anche temporanea, di provvedere ai propri interessi [1].

Gli anziani e i disabili ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati terminali possono ottenere, anche in previsione di una propria eventuale futura incapacità, che il giudice tutelare nomini un amministratore di sostegno che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.

I soggetti interessati dalla tutela, conservano la capacità di agire per gli atti per i quali non è prevista l’assistenza o la rappresentanza necessaria dell’amministratore di sostegno.

Amministratore di sostegno: chi può chiedere la nomina?

Il ricorso per la nomina dell’amministratore di sostegno può essere proposto da [2]:

  • lo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato;
  • il coniuge o la persona stabilmente convivente;
  • i parenti entro il quarto grado (quali ad esempio i genitori, i figli, i nipoti, i cugini);
  • gli affini entro il secondo grado (come la suocera, il genero, il fratello della moglie);
  • il tutore o il curatore, qualora la persona sia già sottoposta a un provvedimento di inabilitazione o di interdizione. In tal caso, congiuntamente alla domanda di nomina dell’amministratore di sostegno va presentata anche la richiesta di revoca dell’istanza precedente [3];
  • il pubblico ministero.

Altresì, detta nomina può essere richiesta dall’unito civilmente in favore del proprio compagno e dai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno [4].

Amministratore di sostegno: qual è la procedura per la nomina?

Per richiedere la nomina dell’amministratore di sostegno occorre presentare apposito ricorso al giudice tutelare, nel quale vanno indicati:

  1. le generalità del beneficiario;
  2. la sua dimora abituale;
  3. le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno;
  4. il nominativo ed il domicilio, se conosciuti dal ricorrente, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario [5].

Il giudice tutelare provvede entro 60 giorni dalla data di presentazione della richiesta alla nomina dell’amministratore di sostegno con decreto motivato immediatamente esecutivo [6].

Tale provvedimento deve contenere l’indicazione:

  • delle generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno;
  • della durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato;
  • dell’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario;
  • degli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno;
  • dei limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità;
  • della periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario [7].

Scelta dell’amministratore di sostegno: come avviene?

La scelta dell’amministratore di sostegno deve avvenire con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario.

Nella scelta della persona da nominare come amministratore di sostegno, il giudice tutelare preferisce, se possibile:

  • il coniuge che non sia separato legalmente;
  • la persona stabilmente convivente;
  • il padre;
  • la madre;
  • il figlio;
  • il fratello o la sorella;
  • il parente entro il quarto grado;
  • il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata [8].

Qualora vi siano ragioni di opportunità o gravi motivi il giudice tutelare può nominare “persone idonee”, anche estranee al beneficiario – ad esempio, un professionista iscritto in un elenco tenuto presso il tribunale – o enti come Comuni, società, associazioni, fondazioni, Asl.

Invece, non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario [9].

Quali sono i doveri dell’amministratore di sostegno?

Nell’adempimento dei propri compiti, l’amministratore di sostegno deve tenere conto dei bisogni e alle aspirazioni del beneficiario [10].

Inoltre, l’ads deve informare tempestivamente il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso. In caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, questi, il pubblico ministero o i familiari possono ricorrere al giudice tutelare, che adotta con decreto motivato gli opportuni provvedimenti, come ad esempio la sostituzione dell’amministratore [11].

L’ads deve dare seguito all’incarico per una durata di dieci anni, ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge o dalla persona stabilmente convivente, da un ascendente o da un discendente del beneficiario [12].


note

[1] Art. 404 cod. civ.

[2] Art. 406, co. 1, e art. 417 cod. civ.

[3] Art. 406, co. 2, cod. civ.

[4] Art. 406, co. 3, cod. civ.

[5] Art. 407, co. 1, cod. civ.

[6] Art. 405, co. 1, cod. civ.

[7] Art. 405, co. 3, cod. civ.

[8] Art. 408, co. 1, cod. civ.

[9] Art. 408, co. 3., cod. civ.

[10] Art. 410, co. 1, cod. civ.

[11] Art. 410, co. 2, cod. civ.

[12] Art. 410, co. 3, cod. civ.


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