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Può un alunno rifiutarsi di farsi interrogare?

3 Dicembre 2021 | Autore:
Può un alunno rifiutarsi di farsi interrogare?

Cosa rischia lo studente che non ha studiato e non si sottopone alla verifica orale? Il docente può dargli un brutto voto? Quando usare le giustifiche?

Così come succede in tribunale, anche a scuola uno studente può dire al prof prima di una verifica orale: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere»? Può un alunno rifiutarsi di farsi interrogare? Se il ragazzo non ha un motivo plausibile per farlo, oltre al fatto di non aver studiato, è facile che complichi il suo percorso in quella materia. Ma non deve disperare: con qualche buona e accettabile scusa, può evitare di fare una figuraccia davanti al professore e al resto della classe.

La legge dice che l’insegnante deve valutare il rendimento di un alunno solo dopo avere svolto «un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti», lasciando al collegio dei docenti la facoltà di decidere quando si può ritenere «congruo» quel numero. Se ne deduce, comunque, che il prof. è tenuto a fare delle interrogazioni e che, pertanto, lo studente dovrà prima o poi rispondere alle sue domande.

È altrettanto vero, però, che sia la legge sia gli usi comuni di molti docenti consentono all’alunno di rifiutare le interrogazioni in determinati casi. Vediamo quali sono.

Interrogazioni a scuola: cosa dice la legge?

L’unica cosa certa stabilita dalla legge è che il professore deve fare delle interrogazioni in classe. Quello che, invece, la legge non dice è quante ne debba svolgere per ogni alunno durante l’anno scolastico.

È ancora in vigore un Regio decreto del 1925 [1] che prescrive quanto segue: «I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori, in base ad un giudizio brevemente motivato, desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, corretti e classificati durante il trimestre o durante l’ultimo periodo delle lezioni».

Significa che un professore non può prescindere dalle interrogazioni per dare il suo giudizio sulla preparazione di un alunno. Ma che cosa si intende per un «congruo numero»? Il quasi centenario Regio decreto non lo specifica. C’è, però, un’ordinanza ministeriale del 2001 [2] che indica nel collegio dei docenti l’organo deputato a stabilire «i criteri per lo svolgimento degli scrutini al fine di assicurare omogeneità nelle decisioni di competenza dei singoli consigli di classe». Il collegio, dunque, può giudicare se ogni insegnante ha raggiunto il «numero congruo» di verifiche verbali che servono ad esprimere una valutazione didattica sull’alunno.

Al di là della legge, esiste un parere pressoché unanime della giurisprudenza secondo cui l’insegnante deve avere svolto per ogni studente almeno tre verifiche orali e tre verifiche scritte per ogni trimestre o quadrimestre. Così, ad esempio, aveva stabilito il Tar del Piemonte [3] nell’accogliere un ricorso in merito presentato dai genitori di un alunno.

Ne consegue che, se il docente è tenuto a raccogliere almeno tre interrogazioni per ogni trimestre o quadrimestre, deve avere la disponibilità dell’alunno a farsi interrogare altrettante volte.

Interrogazioni a scuola: l’alunno si può rifiutare?

Appurato che ogni studente deve rispondere alle domande del prof. almeno tre volte nell’arco di un trimestre o di un quadrimestre, l’alunno può rifiutarsi di essere interrogato di nuovo se ha già raggiunto quel numero minimo?

Purtroppo per lui, come abbiamo già visto, stabilire quante volte deve essere interrogato durante l’anno scolastico non è un compito che spetta allo studente ma al collegio dei docenti. Il ragazzo può, eventualmente, contestare il fatto di essere giudicato con una sola verifica orale ma non può rifiutarsi di essere interrogato una quarta volta solo perché è stato raggiunto il numero minimo fissato dalla giurisprudenza. Nulla vieta all’insegnante, infatti, di voler accertare meglio la preparazione di un suo alunno.

Ci sono, però, delle soluzioni per dire di no quando non ci si sente molto preparati per affrontare la verifica.

La giustificazione concessa dal docente

La soluzione più comune per non essere interrogato è la giustificazione. In che cosa consiste? Il professore, all’inizio dell’anno, può (attenzione: non «deve» ma «può») concedere ad ogni studente un certo numero di «jolly», cioè di giustificazioni da utilizzare durante il trimestre, il quadrimestre o l’intero anno scolastico. Serviranno all’alunno per rifiutare la verifica orale quando non se la sente di essere interrogato perché non si è preparato abbastanza o perché quel giorno non si sente fisicamente al 100%. Tanti «jolly» avrà a disposizione, tante volte potrà evitare di andare davanti alla cattedra. Una volta finite le giustificazioni, non potrà più rifiutarsi.

Questo sistema, come detto, è una sorta di «favore» che concede il professore allo studente, un modo per non applicare un metodo troppo severo e di venire incontro ai ragazzi. Ogni insegnante stabilisce le regole per l’utilizzo delle giustificazioni: quante possono essere presentate ad ogni verifica, con quale criterio viene accettata una piuttosto che l’altra, ecc. Ma non è certamente un obbligo del docente: chi non vuole regalare delle giustificazioni, può non farlo. E se l’alunno non avrà studiato e rifiuterà l’interrogazione, comprometterà il giudizio finale.

La giustificazione del genitore

L’altro modo per rifiutarsi di essere interrogato è la giustificazione dei genitori. Può capitare a qualsiasi ragazzo di avere un giorno storto per un problema fisico o per un inconveniente familiare che lo distoglie dalla concentrazione necessaria a preparare una verifica. Il genitore, quindi, può scrivere una giustificazione da presentare al professore in cui spiega il motivo per il quale l’alunno non è riuscito a studiare. Tuttavia, questa giustificazione non sarà del tutto vincolante: il docente, infatti, può ritenere che il motivo citato dal genitore non sia sufficientemente valido per rifiutare un’interrogazione.

Di norma, la giustificazione del genitore viene accettata ma solo quando non si abusa di questo strumento e, soprattutto, quando è credibile. Non vengono tenute in considerazione, ad esempio, delle scuse come quelle raccolte e pubblicate da alcuni insegnanti, del tipo: «Io sottoscritto, genitore dell’alunna G., chiedo alla Signoria Vostra di giustificare mia figlia per non avere studiato, in quanto afferma che il tedesco non le servirà mai nella vita e, inoltre, fa schifo, e io sono d’accordo con lei».

Non va dimenticato che l’alunno maggiorenne può firmare le giustificazioni da solo, senza chiedere al padre o alla madre.

Rifiuto dell’interrogazione: quale voto?

C’è un altro aspetto da precisare. Se un alunno si rifiuta di essere interrogato non può rimediare alcun voto. La valutazione di uno studente si basa su quello che il ragazzo dice, non su quello che non dice, a meno che il silenzio durante la verifica equivalga a non conoscere la risposta. In altre parole, se il ragazzo viene interrogato ma tace perché non ha studiato, il docente può esprimere il suo voto (che, ovviamente, sarà negativo). Se, invece, l’alunno rifiuta la verifica orale, al momento dello scrutinio il professore dirà che non ha elementi sufficienti per esprimere un giudizio. Il che comprometterà la promozione dello studente all’anno successivo.


note

[1] Art. 79 R.D. n. 653/1925.

[2] Art. 13 O.M. n. 90/2001.

[3] Tar Piemonte sent. del 24.07.2008.


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1 Commento

  1. Forse bisognerebbe pensare ai risvolti educativi per i ragazzi adolescenti che leggono certi articoli scritti per ottenere solo click…

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