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Videosorveglianza negli hotel: cosa dice la legge

5 Dicembre 2021 | Autore:
Videosorveglianza negli hotel: cosa dice la legge

Quando, dove e come si possono mettere le telecamere negli alberghi e nelle altre strutture ricettive? Come vanno avvisati i clienti e gli ospiti?

Hai mai pensato che quando trascorri le tue vacanze in un albergo, un campeggio o un villaggio turistico, potresti essere ripreso dalle telecamere? Per ricordartelo ci sono, o dovrebbero esserci, gli appositi cartelli di avvertimento. Infatti, la presenza di un impianto di video sorveglianza va segnalata ai clienti che sono ospiti della struttura e a tutte le altre persone che la frequentano. Questo obbligo di informazione è imposto dalla normativa sulla privacy e si adempie esponendo un cartello, in un punto ben visibile, che riporta l’avvertenza chiara della presenza di telecamere in quel luogo.

In questo articolo ti spiegheremo cosa dice la legge a proposito della videosorveglianza negli hotel e nelle strutture ricettive assimilate, come gli alberghi, i bed and breakfast, gli stabilimenti termali e i villaggi turistici. Certo, non è bello essere registrati mentre si fa il bagno in piscina o mentre si passa in pantaloncini e ciabatte in un’area comune per raggiungere la propria camera. D’altronde, i proprietari vogliono tutelarsi contro furti, danneggiamenti e indebite intrusioni.

Per contemperare queste diverse esigenze, la normativa sulla privacy stabilisce i criteri da rispettare per proteggere la riservatezza delle persone. Le informazioni che ti forniremo sono valide per tutte le strutture ricettive, di piccole o grandi dimensioni. Vediamo, dunque, cosa dice la legge sulla videosorveglianza negli hotel.

Videosorveglianza e normativa privacy

Partiamo dal concetto essenziale: l’immagine di una persona rappresenta per la normativa sulla privacy un «dato personale» [1]. Dal volto, dal corpo, dall’abbigliamento e dagli atteggiamenti è infatti possibile ricavare – ed utilizzare – molte informazioni sul soggetto, a partire dalla sua identificazione; e ciò avviene specialmente quando i filmati vengono registrati e conservati su supporti digitali. Per questo motivo chi viene ripreso da un sistema di videosorveglianza deve sapere che ciò accade.

La presenza del cartello informativo della presenza di un sistema di videosorveglianza attraverso telecamere assicura questa conoscenza preventiva, se è situato all’ingresso del luogo: l’atrio dell’hotel, la sala colazione e pranzo, le aree ricreative. A quel punto, il soggetto che entra fornisce tacitamente il suo consenso ad essere ripreso, fermi restando tutti gli obblighi del gestore, ad esempio quello di non diffondere i dati senza il consenso esplicito dell’interessato e di cancellarli appena sono venute meno le esigenze di conservazione (normalmente, 24 o al massimo 48 ore).

Va ricordato che la normativa sulla privacy prevede un fondamentale principio di «minimizzazione dei dati»: vale a dire che – come sottolinea il Garante – «i dati trattati devono essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite» [2].

Telecamere di sorveglianza: quando serve il cartello?

Un impianto di videosorveglianza costituisce a tutti gli effetti un trattamento di dati personali, che come tale è soggetto alla normativa sulla privacy. Il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali [3] dispone che gli interessati devono essere informati delle finalità del trattamento e il Garante privacy ha sottolineato che «gli interessati devono essere sempre informati che stanno per accedere in una zona videosorvegliata».

Per questo motivo il titolare del trattamento dei dati personali – che nel nostro caso è il titolare, o il gestore, della struttura ricettiva – deve fornire l’informativa a chiunque frequenta la struttura. L’obbligo può essere adempiuto consegnando un modulo scritto all’arrivo dei clienti, o anche in forma semplificata: in questo caso, il titolare deve apporre i cartelli informativi, da collocare prima del punto di accesso nell’area videosorvegliata. Se il cliente lo richiede, ha diritto di ricevere un’informativa scritta e più dettagliata del modo in cui verranno trattati e gestiti i suoi dati, ad esempio per conoscere i tempi di conservazione delle immagini o dei filmati e i soggetti abilitati a consultarli (è la cosiddetta «informativa di secondo livello»).

Per garantire un’immediata comprensione il cartello di avviso della presenza di telecamere deve contenere la dicitura “area videosorvegliata” e fornire le informazioni di sintesi sulla finalità perseguita. Il cartello, invece, non deve precisare qual è l’ubicazione delle telecamere. Grazie a questi segnali di avvertimento, l’interessato può – come affermano le linee guida dettate dall’autorità in materia [4] – «stimare quale zona sia coperta da una telecamera in modo da evitare la sorveglianza o adeguare il proprio comportamento, ove necessario».

Telecamere in hotel: dove sono vietate?

In sostanza, nelle strutture ricettive non ci possono essere telecamere nascoste e gli ospiti hanno il diritto di sapere prima, attraverso il cartello di avviso, se e in quali aree esiste un sistema di videosorveglianza attivo. Quanto abbiamo detto vale per tutte le aree comuni e aperte al pubblico della struttura ricettiva.

Invece, collocare una telecamere in una zona di privata dimora, come le camere dell’albergo e i relativi bagni o le zone simili (spogliatoi, docce, ecc.), è illegale e configura il reato di interferenze illecite nella vita privata, punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni [5], oltre al risarcimento dei danni riportati dal soggetto indebitamente ripreso.

Chi trova una telecamera funzionante in una struttura ricettiva, senza aver ricevuto il preventivo avviso della presenza di tale impianto di videosorveglianza, può informare le autorità per questa violazione. Recentemente, il Garante Privacy ha sanzionato in via amministrativa con pena pecuniaria [6] un noto albergo romano per non aver predisposto un’adeguata informativa ai suoi clienti, in particolare omettendo di collocare i cartelli informativi della presenza di telecamere di sorveglianza all’interno della struttura ricettiva.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi anche:


note

[1] Art. 4 Reg. (UE) 2016/679 – GDPR (General Data Protection Regulation).

[2] Art. 5 Reg. (UE) 2016/679.

[3] Art. 13 Reg. (UE) 2016/679.

[4] Linee Guida n. 3/2019 del Comitato europeo per la protezione dei dati personali.

[5] Art. 615 bis Cod. pen.

[6] Garante per la protezione dei dati personali, ordinanza ingiunzione n. 386 del 28.10.2021.


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