Riforma P.A.: documenti pubblici a casa; cambiano le prefetture

12 Luglio 2014
Riforma P.A.: documenti pubblici a casa; cambiano le prefetture

Meno costi, più servizi con la pubblica amministrazione: riforma per il rilancio del Paese; nascono le Prefetture 2.0.

 

Erogazione in modalità digitale di tutti (o quasi) i servizi a cittadini e imprese. Trasformazione delle prefetture nello sportello unico dello Stato sul territorio. Dirigenti inquadrati in tre ruoli. Più poteri alla presidenza del Consiglio nel concerto con gli altri ministeri grazie al silenzio assenso.

Sono questi i pilastri della riforma della Pa contenuta nel disegno di legge delega, che il Consiglio dei ministri ha riapprovato giovedì e che, nelle intenzioni del ministro Marianna Madia, sarà cruciale per rilanciare la crescita e liberare risorse per superare l’ingiusto blocco della contrattazione.

Il ddl sarà inviato in Parlamento la prossima settimana, ma verrà esaminato solo a partire da settembre perché prima bisogna concentrarsi sulla conversione del dl.

Passando ai contenuti la novità principale della delega rimane quella annunciata due giorni fa dal premier Matteo Renzi. E cioè la possibilità per cittadini e imprese di ricevere presso il proprio domicilio digitale (o fisico se lo preferiranno) tutti i documenti pubblici. Ma ci si arriverà per gradi. Nel 2015 ogni utente otterrà il suo Pin; entro 1.000 giorni la digitalizzazione sarà completa. Nel disegno dell’esecutivo, una volta ridotte le prestazioni da erogare “di persona”, sarà più facile snellire gli uffici pubblici.

Un aiuto in tal senso lo daranno le prefetture 2.0. Che diventeranno lo sportello unico dello Stato sul territorio. Ospitando le sedi periferiche delle Pa centrali e degli enti pubblici oggi dislocati in ogni provincia come soprintendenze, Entrate, Ragioneria dello Stato ecc. Resta da capire quante saranno. Secondo il ministro Madia meno del centinaio oggi esistente dal momento che seguiranno la sorte delle province svuotate dalla legge Delrio. Ma l’impressione è che difficilmente possano scendere a 40 come annunciato in un primo momento dal governo.

Novità in vista anche per i futuri “dirigenti della Repubblica”: diminuiranno in rapporto agli altri dipendenti; accederanno alla carica per concorso; non saranno più divisi in fasce bensì inquadrati in tre ruoli unici (Stato, regioni ed enti locali), soggetti a “osmosi” per usare le parole del ministro; otterranno incarichi triennali dopo il sì di apposite commissioni il più possibile indipendenti da politica e sindacati; saranno promossi o bocciati (oltre che retribuiti) sulla base dei risultati della valutazione.

Tra le misure introdotte dal ddl ci sono poi la delega a individuare una volta per tutto le pratiche per cui basta la Scia, l’ampio ricorso ai testi unici e il rafforzamento della presidenza del Consiglio.

Per facilitare l’attuazione delle leggi ed evitare la “melina” dei ministeri concertanti viene stabilito un termine di 30 giorni per l’emissione di un concerto, un parere o un nulla osta su un provvedimento attuativo di competenza di un altro dicastero. Affidando a Palazzo Chigi la scelta di concedere o meno altri 15 giorni supplementari e prevedendo il ricorso al silenzio assenso in caso di mancata risposta.

Fin qui le misure citate da Madia. A cui vanno aggiunte, da un lato, quelle previste nel testo sin dall’origine, come il ricorso al part-time per il personale a cinque anni dalla pensione e l’aiuto alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro grazie alle convenzioni con gli asili nido e ai voucher per baby sitter e badanti.


note

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Autore immagine: IlSole24Ore


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