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Auto di lusso e accertamento fiscale

5 Dicembre 2021 | Autore:
Auto di lusso e accertamento fiscale

Quando l’acquisto di un veicolo costoso è considerato sintomo di ricchezza ed evasione fiscale; come si applica il redditometro; quali difese ha il contribuente.

Sembra passato un secolo da quando possedere un’auto di lusso era considerato un sintomo di grande ricchezza, un po’ come adesso avviene per gli yacht. Oggi invece è possibile acquistare, con un finanziamento da rimborsare a rate, qualsiasi macchina di grossa cilindrata e con allestimenti di pregio. Qualsiasi concessionaria lo concede a chiunque ha uno stipendio sufficiente o fornisce adeguate garanzie e le case produttrici incentivano i clienti a usare questa formula anziché pagare in contanti. Nonostante questa maggiore facilità, e le numerose agevolazioni esistenti per l’acquisto di autoveicoli, la normativa tributaria continua a considerare le auto di lusso come un importante elemento per sottoporre ad accertamento fiscale il contribuente che le possiede.

L’accertamento fiscale sulle auto di lusso (e non solo) avviene con l’applicazione del redditometro: è un penetrante strumento di indagine fiscale, che consente di ricostruire i redditi “a tavolino” e in maniera induttiva. I maggiori redditi vengono calcolati in modo matematico, attraverso l’applicazione di alcuni indici presuntivi di ricchezza, tra i quali la disponibilità di autovetture. Ad esempio, recentemente, una pronuncia della Cassazione [1] ha affermato che basta una vecchia Golf a far scattare il redditometro, se il proprietario non ha redditi propri sufficienti per acquistarla e mantenerla.

Questo avviene perché con il redditometro all’Agenzia delle Entrate basta dimostrare l’intestazione del veicolo che, per la normativa tributaria, rappresenta un indice di capacità contributiva, cioè di ricchezza tassabile. A quel punto, tocca al contribuente dimostrare che quel reddito manca, o esiste in misura inferiore, ed in ogni caso è stato regolarmente dichiarato o non vi era l’obbligo di farlo. Bisogna anche dire che lo strumento dell’accertamento mediante redditometro è fermo da alcuni anni, perché mancano i decreti attuativi, ma potrebbe presto riprendere vigore.

Auto di lusso: quando scatta il redditometro?

Il Fisco viene automaticamente a conoscenza dell’acquisto di un’autovettura grazie all’integrazione delle banche dati del Pra (Pubblico registro automobilistico) e della Motorizzazione civile nel sistema informativo dell’Anagrafe tributaria: è un enorme archivio informatizzato a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, nel quale confluiscono anche gli acquisti, o le vendite, di immobili e di imbarcazioni.

Esistono dei programmi automatizzati che mettono in relazione questi acquisti con i redditi dell’intestatario e con il suo patrimonio: se i valori non sono adeguati a sostenere le spese per l’acquisto del veicolo e per la sua costante manutenzione nel tempo – quindi il bollo, l’assicurazione, il carburante, il parcheggio o garage, ecc. – il software di controllo rileva facilmente questa sproporzione e partono le verifiche.

Il redditometro scatta soltanto quando dal confronto tra i redditi dichiarati e le spese sostenute emerge uno scostamento maggiore del 20% (per due anni d’imposta successivi); ma le spese vengono calcolate in maniera forfettaria, anche in base alla tipologia del veicolo, perciò è facile sforare. Esistono degli appositi coefficienti stabiliti con decreto dal ministero dell’Economia e Finanze che considerano la cilindrata e la potenza del motore (i moderni kw, che da tempo hanno preso il posto dei vecchi “cavalli fiscali”), l’anno di acquisto e la vetustà del veicolo.

Le autovetture di potenza superiore a 185 kw, cioè superiori a 250 cavalli, i Suv e fuoristrada, le auto storiche e le auto d’epoca sono considerate auto di lusso finiscono automaticamente nel mirino del redditometro; le altre vengono considerate insieme agli altri fattori di capacità economica. Attualmente, l’applicazione del redditometro è, di fatto, sospesa dal 2016 in poi perché i coefficienti ministeriali non sono aggiornati e gli ultimi approvati, risalenti al 2015, non sono più utilizzabili per i controlli. Il redditometro, però, potrebbe riprendere vita appena il ministero dell’Economia e Finanze emanerà il prossimo, e atteso, decreto contenente i nuovi indici di capacità contributiva.

Redditometro: come funziona l’accertamento fiscale?

Di solito, l’Agenzia delle Entrate inizia i controlli inviando al contribuente interessato un questionario: è un invito a presentarsi presso gli Uffici per chiarire da dove derivano le disponibilità economiche e finanziarie che hanno reso possibile l’acquisto (ad esempio, un regalo dei genitori o di altri parenti) e a fornire gli elementi e i documenti che giustificano quanto affermato (ad esempio, un bonifico bancario del padre al figlio fatto poco tempo prima che egli si recasse in concessionaria).

Quindi, applicando i valori desunti dai coefficienti, l’Agenzia delle Entrate calcola, in maniera matematica, il reddito presunto e chiede spiegazioni al contribuente delle divergenze prima di emanare l’avviso di accertamento. Se l’interessato non risponde al questionario, o fornisce elementi insufficienti, quel reddito presunto si trasforma in reddito accertato e l’Amministrazione lo recupera a tassazione, emettendo l’avviso di accertamento, nel quale irroga anche le sanzioni previste per l’evasione fiscale riscontrata.

Redditometro: la difesa del contribuente

Il contribuente può contestare l’accertamento fiscale basato sul redditometro dimostrando che la disponibilità economica per l’acquisto e la manutenzione del veicolo deriva:

  • da redditi esenti, come un risarcimento danni, una pensione d’invalidità o una donazione ricevuta dai genitori;
  • da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo definitivo, come una vincita al gioco o alle scommesse o l’attribuzione di un’eredità;
  • dalla vendita di un precedente veicolo usato (o di immobili e altri beni) che ha creato la liquidità necessaria per comprare l’auto nuova.

Marco, disoccupato, possiede da anni una vecchia Porsche e, recentemente, ha ricevuto in eredità un casale in campagna in pessime condizioni. Alla fine dell’anno scorso, ha venduto l’immobile a 60mila euro e la Porsche a 30mila. Inoltre, ha vinto 10mila euro al Superenalotto e il nonno gli ha regalato 20mila euro. Quest’anno acquista una Bmw nuova, sportiva e super accessoriata, pagandola 120mila euro. Producendo l’atto di vendita del fabbricato (sul quale è riportato il prezzo realizzato), il bonifico fatto dal nonno, i documenti di incasso della vincita e gli assegni bancari ricevuti dall’acquirente dell’auto usata, Marco dimostrerà la provenienza dei soldi necessari per acquistare la nuova auto di lusso e eviterà l’accertamento fiscale.

Una recente sentenza della Cassazione[2] ha stabilito che nel computo dei redditi ricostruiti con il redditometro vanno considerate, e detratte, anche le spese di gestione e di manutenzione dell’auto, compreso il carburante, e così ha annullato l’accertamento a carico di un professionista che era riuscito a documentare in maniera dettagliata tutti i costi sostenuti per la propria auto di lusso ed anche per la sua imbarcazione.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi anche gli articoli “Redditometro su auto di grossa cilindrata” e “Come evitare i controlli del redditometro“.


note

[1] Cass. ord. n. 19022 del 06.07.2021.

[2] Cass. sent. n. 37662 del 01.12.2021.


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