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Autovelox in appalto: la multa è valida?

6 Dicembre 2021 | Autore:
Autovelox in appalto: la multa è valida?

I Comuni possono noleggiare gli autovelox? Il personale delle ditte esterne può rilevare le infrazioni per eccesso di velocità in assenza dei vigili?

Molti Comuni ricorrono a ditte esterne per la gestione degli apparecchi autovelox collocati sulle strade italiane. Attenzione: non stiamo parlando della produzione e messa in commercio di questi dispositivi elettronici, che è sempre compiuta da ditte specializzate e non certo dalle pubbliche amministrazioni; ci riferiamo all’affidamento in appalto del servizio. In questi casi, può accadere che la rilevazione delle infrazioni per eccesso di velocità non venga compiuta dagli organi di polizia, ma da personale che dipende da società private. Molti automobilisti contravvenzionati rimangono perplessi di fronte a questo diffuso fenomeno e si domandano: quando l’autovelox è in appalto, la multa è valida?

Anche la giurisprudenza si è posta questa domanda, con risultati oscillanti; ma ora la Corte di Cassazione in una nuova importante sentenza [1] ha fornito una risposta netta e ha chiarito cosa devono fare gli organi di polizia e cosa possono, invece, fare i dipendenti delle ditte esterne. Quando l’autovelox è in appalto la multa è valida solo se l’accertamento delle violazioni viene svolto dagli agenti, come i vigili appartenenti alla polizia locale: essi, perciò, devono leggere di persona i dati registrati dall’apparecchio ed esaminare il supporto magnetico che li contiene. Se, invece, questa attività viene svolta da altri soggetti, e i poliziotti si limitano a convalidarla, il verbale è nullo.

In altre parole, la Suprema Corte sottolinea che l’accertamento delle violazioni è un’attività riservata ai pubblici ufficiali, e può essere solo supportata, ma non sostituita, dall’assistenza tecnica fornita dalle ditte appaltatrici (che oltretutto ricevono, nella maggior parte dei casi, una percentuale dei proventi delle sanzioni irrogate agli automobilisti contravvenzionati e, perciò, non sono una parte imparziale e disinteressata). Insomma, le amministrazioni comunali non possono rilasciare una delega in bianco alle imprese convenzionate, altrimenti verrebbe meno il fondamentale principio di legalità per l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e tutto diventerebbe un facile modo per “fare cassa”.

Autovelox in appalto: sono legittimi?

L’art. 11 del Codice della strada attribuisce solo ai «servizi di Polizia stradale» – e non ad altri soggetti estranei alla Pubblica Amministrazione – «la prevenzione e l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale». Sono, quindi, legittimati a rilevare le infrazioni, e a redigere i relativi verbali le varie forze dell’ordine, dalla Polizia stradale ai Corpi di polizia provinciale e municipale, questi ultimi limitatamente al territorio di loro competenza (per la casistica completa e un’esemplificazione, leggi qui chi può fare una multa stradale).

Il Regolamento di esecuzione del Codice della strada [2] dispone che le apparecchiature di rilevamento elettronico della velocità, come gli autovelox, «devono essere gestite direttamente dagli organi di polizia stradale cui all’articolo 12 del Codice, e devono essere nella disponibilità degli stessi». A prima vista, questa norma perentoria sembrerebbe vietare in modo assoluto ogni forma di affidamento e gestione degli autovelox ad altri soggetti, ma non è così.

I Comuni possono, stipulando apposite convenzioni e contratti di appalto, affidare la gestione degli impianti a società esterne, che provvedono all’installazione, manutenzione e verifica funzionale periodica di queste apparecchiature. Esse rimangono comunque nella disponibilità della Pubblica Amministrazione che le utilizza, anche quando non le acquista ma le prende a noleggio dalle imprese private. La possibilità di noleggiare gli autovelox è prevista dalla legge [3].

Autovelox in appalto: chi accerta le violazioni?

Una norma integrativa del Codice della strada [4] prevede che la violazione alle norme di circolazione stradale accertata con sistemi di rilevamento elettronici che consentono il controllo a distanza, come gli autovelox, debba essere «documentata con sistemi fotografici, di ripresa video o analoghi dispositivi che consentano di accertare, anche in tempi successivi, le modalità di svolgimento dei fatti costituenti illecito amministrativo» e dispone che gli apparecchi automatici devono essere approvati o omologati, ai sensi del comma 6 dell’art. 45 del Codice della strada, se vengono utilizzati «senza la presenza o il diretto intervento degli agenti preposti»: è il classico caso dell’autovelox piazzato sulla strada e che funziona in automatico.

Proprio su questi controlli a distanza si innesta il tema di cui ci stiamo occupando, perché di norma il verbale di accertamento fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale come avvenuti in sua presenza. Come si concilia questo valore probatorio con i rilievi svolti da un apparecchio automatico che può operare anche senza la presenza dei verbalizzanti? Basta la normale omologazione e taratura periodica o occorre qualcosa di più?

Secondo la Corte di Cassazione, l’accertamento «deve ritenersi provato sulla base della verbalizzazione dei rilievi tratti dalle apparecchiature previste dall’art. 142 del Codice della strada», che disciplina i limiti e l’eccesso di velocità. E qui si pone un’importante differenza pratica, perché il verbale fa piena prova dell’effettuazione di tali rilievi e contestazioni da parte degli agenti, mentre le risultanze degli apparecchi «valgono fino a prova contraria, che può essere data dall’opponente in base alla dimostrazione del difetto di funzionamento dei dispositivi».

Autovelox in appalto a ditte esterne: quando la multa è nulla?

Tirando le fila del discorso, dunque, agli organi di polizia stradale spetta l’accertamento delle infrazioni, mentre i servizi di carattere strumentale, cioè quelli di gestione tecnica delle apparecchiature, possono essere affidati a terzi estranei alla Pubblica Amministrazione, come i dipendenti delle società appaltatrici private. Ma compete sempre al pubblico ufficiale l’accertamento dell’eccesso di velocità e la redazione del verbale a carico del trasgressore.

Questa attività riservata agli agenti di polizia – sottolinea la sentenza della Cassazione -è «del tutto distinta dalla mera registrazione analogica o digitale ovvero dalla correlata documentazione fotografica o video del fatto che integra la violazione stessa»: cioè la misurazione della velocità viene compiuta dall’autovelox, che scatta la relativa fotografia, ma la successiva estrapolazione dei dati e la verifica del superamento dei limiti di velocità deve essere compiuta dagli organi di polizia, che sono gli unici soggetti legittimati a elevare il verbale di contravvenzione. Il personale della ditta appaltatrice può fornire assistenza ai poliziotti e ai vigili, ma non di più: in assenza degli agenti è vietato andare oltre, a pena di illegittimità.

Quindi, l’accertamento dell’infrazione è illegittimo – e la multa va annullata – se viene compiuto da operatori privati che operano in modo autonomo, al di fuori del controllo dei poliziotti o dei vigili. Allo stesso modo – sottolineano i giudici di piazza Cavour – «è illegittima la delega dell’intera gestione del rilevamento di velocità da parte dell’operatore privato». I Comuni sono avvisati.

Approfondimenti

Nel box “sentenza” sotto questo articolo puoi leggere il principio di diritto formulato dalla Suprema Corte nella sentenza che abbiamo commentato. Lo stesso principio era stato espresso in modo analogo in un’altra recente pronuncia della Cassazione [6], per la quale ti rinviamo alla lettura dell’articolo “Autovelox privatizzati: la multa è nulla?“.


note

[1] Cass. sent. n. 38276 del 03.11.2021.

[2] Art. 345, co.4. Reg. att. Cod. strada.

[3] Art. 61 L. n. 120/2010.

[4] Art. 4 D.L. n. 121/2002 conv. in L. n. 168/2002.

[5] Cass. ord. n. 14108 del 24.05.2021.

Cass. sent. n. 38276 del 03.11.2021. Principio di diritto: «L’accertamento dell’infrazione dell’art. 142 del Codice della Strada, ove effettuato a mezzo di apparecchiatura elettronica autovelox, è atto dell’organo di polizia stradale del tutto distinto dalla mera registrazione analogica o digitale ovvero dalla correlata documentazione fotografica o video del fatto che integra la violazione stessa. Detto accertamento consiste nella lettura, da parte degli organi di polizia, del supporto sul quale i dati sono registrati dall’apparecchiatura di controllo. Il giudice di merito deve accertare se l’assistenza tecnica della società noleggiatrice sia limitata all’installazione e all’impostazione dell’apparecchiatura, secondo le indicazioni del pubblico ufficiale mentre deve essere riservata ai pubblici ufficiali l’accertamento delle violazioni di modo che l’attività della forza pubblica sia solo supportata e non sostanzialmente sostituita dall’operatore privato e non sussista una delega delle operazioni di accertamento della violazione».


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