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Laurea in giurisprudenza: quali sbocchi?

5 Dicembre 2021
Laurea in giurisprudenza: quali sbocchi?

La laurea in legge serve ancora? Quali lavori si possono fare per chi è laureato in giurisprudenza e quanto si guadagna?

Forse perché la laurea in giurisprudenza, nell’immaginario collettivo, è ancora molto legata alle figure dell’avvocato, del notaio e del giudice, ci si chiede spesso se – attese le difficoltà nel superamento dei concorsi pubblici e la crisi del mercato dei servizi legali – valga ancora la pena prendere il titolo di dottore in legge. 

Chi si fa questa domanda però non considera che gli sbocchi della laurea in giurisprudenza sono particolarmente ampi e offrono una serie di alternative interessanti, coprendo ambiti trasversali, anche di natura imprenditoriale. 

Chi poi sogna di fare l’avvocato ma è disincentivato dal fatto che, stando alle lamentele della categoria, l’avvocatura è in crisi, deve tenere in considerazione che la crisi riguarda più che altro il “vecchio modo” di intendere la professione. Ma, come tutte le professioni, anche quella di avvocato si evolve: chi pertanto riesce a stare al passo coi tempi troverà in questa attività forti emozioni.

Qui di seguito elencheremo solo alcuni degli sbocchi che offre la laurea di giurisprudenza, tenendo conto che il mercato cambia in continuazione, specie in questi ultimi tempi, sicché solo un’attenta osservazione delle esigenze della collettività potrà rivelare se davvero la laurea in legge è ancora utile. Perché il consiglio da cui partire se si vuol davvero trovare un lavoro remunerativo e appagante è chiedersi innanzitutto non tanto ciò che si vuole fare ma ciò di cui la gente ha bisogno. Ecco allora alcune importanti osservazioni.

Quanto vale la laurea in giurisprudenza?

Spesso ci si chiede se, al giorno d’oggi, la laurea in giurisprudenza abbia ancora un valore. La risposta dipende solo dalle capacità di spendere, in un momento successivo, le competenze acquisite all’università e nella successiva formazione post-universitaria. Perché se c’è una cosa che lo studente di legge deve sapere sin dal primo giorno è che l’unico modo per emergere è studiare bene, acquisire le conoscenze non per superare l’esame ma per il proprio futuro. Ed ecco perché la frequentazione dei corsi e il voto agli esami sono due variabili essenziali per definire il valore che può avere una laurea in legge. 

Giornalismo 

Un laureato in legge può essere un ottimo giornalista. Può impiegarsi nella redazione di qualche quotidiano oppure fare da free lance per differenti testate. O ancora può aprire un proprio blog o un sito internet da cui è possibile trarre ancora lauti guadagni tramite gli introiti della pubblicità. 

Una cultura giuridica consente di comprendere meglio i meccanismi che presiedono al funzionamento delle nostre istituzioni, della politica, dei processi (e quindi della cronaca). Il che consente di spaziare avendo un ampio bagaglio di conoscenze da cui attingere.

Quanto guadagna un giornalista? Impossibile stabilirlo. Tutto dipende dal giornale ove è assunto e dal ruolo ricoperto. Di norma, si tratta di un lavoratore dipendente, con un reddito che può arrivare a circa 2.000/3.000 euro al mese se si assume una posizione di capo redattore o vice capo redattore. 

Chi invece riesce ad allestire un proprio sito e a indicizzarlo bene sui motori di ricerca può riuscire a guadagnare anche il doppio.

Avvocato

L’avvocatura è certamente lo sbocco più classico per la laurea in legge. Oggi, per diventare avvocato, è necessario fare 18 mesi di pratica e un successivo esame di abilitazione di media difficoltà. I problemi veri e propri vengono però una volta acquisito il titolo. Diventa necessario iscriversi alla Cassa e iniziare a pagare i contributi. Poi, bisogna trovare un impiego in uno studio già avviato o creare un proprio studio sostenendo i costi che esso implica. Il che significa iniziare a guadagnare dopo molto tempo dalla laurea. Per rendersi completamente indipendenti dai genitori potrebbero essere necessari anche diversi anni.

Anche se spiace dirlo, dunque, il percorso di avvocato richiede delle “spalle coperte”: la possibilità cioè di disporre di risorse economiche per mantenersi durante tutto il periodo di gavetta. 

C’è però da dire che, se si è intraprendenti, orientati al futuro e volenterosi nello studio e nell’aggiornamento professionale, si può ancora sperare in un futuro roseo. 

Alla tradizionale ripartizione tra «avvocato civilista» e «avvocato penalista» (per le quali – lo sottolineo per chi ancora non lo sapesse – non sono necessarie due lauree o formazioni diverse), oggi si sono aggiunte numerose altre specializzazioni. C’è l’esperto in contratti, in privacy, in diritto societario, in diritto della rete, in diritto dei consumatori, in diritto fallimentare, in diritto familiare (separazione, divorzi, minori), in diritto internazionale e così via. 

Inoltre, un uso consapevole e diligente di Internet può costituire un ottimo volano ed un modo per farsi conoscere oltre la barriera del proprio territorio di residenza. 

Sta prendendo molto piede il settore delle transazioni ossia la soluzione stragiudiziale delle liti, fuori dai tribunali. Il che avviene ad esempio con la partecipazione ad organismi di mediazione o con la costituzione di arbitrati. Attesa la crisi della giustizia tradizionale, l’ingolfamento dei tribunali, questo settore promette molto bene per il futuro. 

L’avvocato non deve per forza avere uno studio tutto suo, ben potendo associarsi con altri colleghi formando una STP (società tra professionisti), oppure collaborare con uno o più studi legali, di cui diventa un sostegno sia nelle ricerche che nella partecipazione alle udienze. Ma per quest’ultima strada sarà meglio rivolgersi a studi del centro nord: al sud e nelle isole, gli studi legali sono ancora in gran parte monopersonali. 

Quanto guadagna un avvocato?

In media, un avvocato di mezza età, riesce a raggiungere circa 50/60mila euro, ma una buona parte di questi se ne va in spese vive per la gestione dello studio. 

Notaio

Il secondo grande polmone dei laureati in legge si mette in fila in attesa del concorso per il notariato. Si tratta di una selezione assai difficile, forse ancor di più di quella per la magistratura. In caso però di superamento, si acquisisce una professionalità di incredibile spicco, prestigio e ancora ben remunerata. 

Il notaio non è solo un professionista che autentica le firme o sottoscrive i rogiti. È molto di più: è un esperto in fiscalità, diritto societario, diritto familiare, contrattualistica. 

Qual è la differenza tra l’attività che svolge il notaio e quella dell’avvocato? Il primo tende a prevenire le liti, studiando tutte le clausole di statuti e contratti che possano anticipare qualsiasi controversia (deve insomma immaginare il futuro); l’avvocato invece viene quasi sempre chiamato a lite già scoppiata ed è volto a trovare una soluzione. 

Quanto guadagna un notaio?

La sua dichiarazione dei redditi oscilla tra 60mila e 200mila euro all’anno.

Giudice 

La magistratura è l’ultimo dei tre tradizionali sbocchi della laurea in legge. Anche in questo caso, però, la laurea non è sufficiente. È necessario un dottorato o l’iscrizione all’albo degli avvocati o il completamento di un tirocinio in tribunale. Quest’ultimo dura 18 mesi e permette al tirocinante di assistere i magistrati in tutte le fasi dei processi. Poi, è necessario superare il concorso che sicuramente è più complesso di quello di avvocato.

Chi decide di diventare giudice deve sapere che sarà soggetto a trasferimenti. E che, ad oggi, non esistono settori di carriera specifici. Quindi si può iniziare, ad esempio, a fare i giudici del settore civile per poi passare al penale, all’ambito delle esecuzioni forzate, alla sezione fallimentare, familiare, ecc. Ecco perché è importante acquisire una preparazione quanto più completa possibile. 

Un giudice, pur essendo un dipendente dello Stato, ha uno stipendio di tutto rispetto.

Quanto guadagna un giudice?

Anche in questo caso, tutto dipende dal ruolo e dalla carriera. Lo stipendio, in media, è di 7/8mila euro al mese.

Carriera universitaria

Un altro tipico sbocco dei laureati in legge è restare all’interno dell’università per partecipare a dottorati, bandi di ricerca e, per i più fortunati, l’insegnamento vero e proprio con la cattedra. Ciascuno di questi incarichi però è soggetto a concorso, salvo si tratti di università private.

In ogni caso, bisognerà trovare un professore che sia disposto ad avere al proprio fianco il giovane per affiancarlo alla propria cattedra. Bisognerà impegnarsi in pubblicazioni (che servono per le graduatorie) e… “mettersi in fila”. 

Purtroppo, l’ambiente accademico è ancora molto orientato sul rapporto fiduciario con il docente e, per poter ottenere una cattedra, è necessario attendere molto tempo. Col rischio che, se non si raggiunge l’obiettivo, si rimane poi già grandi senza un lavoro.

Mediatore

Dicevamo poc’anzi che la tendenza del legislatore è quella di portare le liti fuori dal tribunale e risolverle tramite organismi di mediazione. Ogni organismo deve avere un mediatore: si tratta di un soggetto privato, terzo e imparziale, che tende a trovare le ragioni delle parti e a tentare una composizione tra loro. 

L’onorario del mediatore dipende dagli incarichi ricevuti e dal valore degli stessi. 

Oggi, esistono già numerosi organismi di mediazione perché, non appena approvata la legge, in molti hanno fiutato l’affare. Non tutti però riescono a raggiungere guadagni particolarmente soddisfacenti.

Giurista d’azienda

Un nuovo sbocco per il laureato in legge è l’assunzione presso aziende di piccole, medie e grandi dimensioni per essere impiegato agli «affari legali». Sempre più realtà imprenditoriali infatti trovano conveniente avvalersi di propri consulenti interni piuttosto che dover pagare ogni volta profumatamente un professionista esterno. 

Il giurista d’azienda deve conoscere la contrattualistica, il diritto del consumo, il diritto fiscale, un po’ di contabilità, di investimenti e le norme che regolano il settore imprenditoriale nel quale ci si imbatte.

Il giurista d’impresa non può assistere l’azienda in tribunale poiché l’avvocato non può essere un dipendente. Si può però ipotizzare di svolgere tale attività non da dipendenti ma con un contratto esterno, acquisendo magari il titolo di avvocato e dotandosi di un proprio studio. In tal caso, si può fare da consulenti anche a più aziende contemporaneamente.  

Quanto guadagna un giurista d’impresa?

Se si tratta di un lavoratore dipendente, lo stipendio può raggiungere 1.500/2.000 euro al mese. Se si tratta di un lavoratore autonomo tutto dipende dal numero di clienti che si riesce a intercettare. 

Consulente del lavoro

Chi prende una laurea in giurisprudenza può anche diventare consulente del lavoro. Si tratta, il più delle volte, di un libero professionista che ha come clienti le aziende e che ne gestisce i rapporti col personale dipendente, dalle buste paga ai permessi, dalle agevolazioni fiscali ai rapporti con gli organismi pubblici del lavoro. È una sorta di avvocato specializzato nel solo ambito lavorativo. Ma incapace di difendere l’azienda in tribunale. 

La difficoltà di questa attività è costituita dal fatto che il cliente deve essere per forza un imprenditore che abbia dei dipendenti e, come noto, in alcune zone dell’Italia le aziende scarseggiano o comunque vanno spesso in crisi. Se fallisce l’azienda, il consulente perde un cliente. 

Quanto guadagna un consulente del lavoro?

Uno studio professionale di medie dimensioni riesce a tirare su anche 50mila euro all’anno.

Diplomatico 

Tra tutti gli sbocchi in legge forse uno dei più infrequenti è la carriera diplomatica. Richiede capacità di relazioni, mobilità e la conoscenza delle lingue che, nelle università italiane, non viene insegnata (se non l’inglese). 

Trattandosi di un incarico pubblico, è necessario il concorso a cui però si accede a partire da 35 anni.

Carriera nella Pubblica Amministrazione

Altro tipico sbocco dei laureati in legge è la carriera negli uffici pubblici, siano essi enti locali che Pubblica Amministrazione centrale. A tutti si accede sempre tramite concorso. Si può ambire alla carica di funzionario (dirigente o semplice impiegato).

Si può ambire ai seguenti uffici (con correlativi diversi concorsi):

  • Agenzia delle Entrate;
  • Guardia di Finanza;
  • Inps;
  • Inail;
  • Ispettorato del lavoro;
  • Ispettore di polizia di Stato;
  • Carabinieri;
  • Polizia municipale;
  • Polizia penitenziaria;
  • Comune, Provincia o Regione;
  • cariche all’interno dei Ministeri.

Insegnamento

I laureati in legge possono diventare insegnanti nelle scuole dell’obbligo, pubbliche o private, a seguito di concorso. Si può così insegnare storia, filosofia, italiano, diritto: tutte le materie umanistiche. Bisognerà prima fare il supplente e poi si entra in ruolo. Bisogna essere disposti ai trasferimenti. 

Quanto guadagna un insegnante?

Tra 1.300 e 1.800 al mese.

Dipendente del settore privato

Con una laurea in legge, si può essere assunti in quasi tutte le aziende private, senza bisogno di concorsi. I settori tipici sono dipendenti di banca o dipendente di assicurazioni.

Imprenditore

Spesso, si dimentica che un laureato in legge può essere un ottimo imprenditore perché conosce il mondo della legge, della fiscalità e delle regole che presiedono le attività commerciali. Chi meglio di lui è in grado di gestire una iniziativa economica? L’imprenditore quindi può aprire una società o una ditta individuale cimentandosi nel mondo degli affari in modo consapevole e preparato, molto più di chi non conosce la legge e deve ricorrere alla consulenza esterna.  



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