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Ladro entra in casa tua col coltello: se hai una pistola puoi usarla?

5 Dicembre 2021
Ladro entra in casa tua col coltello: se hai una pistola puoi usarla?

Legittima difesa domiciliare: quando è possibile difendersi contro le aggressioni.

I principali problemi di comprensione della legittima difesa riguardano soprattutto le ipotesi di aggressioni in casa. Prova ne è il fatto che le raccolte di giurisprudenza restituiscono una marea di sentenze non appena si digitano, come chiave di ricerca, le parole «legittima difesa domiciliare».

Per fortuna, non tutti i ladri sono assassini. O quantomeno si introducono in casa altrui con l’intenzione di uccidere. Così, le armi di cui sono dotati per svaligiare gli appartamenti sono per lo più lame, cacciaviti, piedi di porco e magari del liquido corrosivo per aprire le serrature di porte e casseforti. Ed è proprio in questi casi che si pone spesso il dubbio più amletico: nel momento in cui il ladro entra in casa tua col coltello, se hai una pistola puoi usarla?

La domanda non è provocatoria ed è forse il frutto dell’esasperazione a cui sono arrivati i cittadini. Perché se c’è una cosa del diritto penale che hanno imparato tutti è che la legittima difesa deve essere sempre proporzionata all’offesa e al rischio che si corre. Non si può sparare a una persona disarmata o anche armata di un bastone di scopa; allo stesso modo, non si può tirare un pugno a un vecchietto di novant’anni che, benché ex pugile, voglia fare a botte con te.

Provocatoriamente, qualcuno ha detto: se vuoi sparare ad una persona e giustificarti con la legittima difesa devi prima aspettare che questa ti spari, altrimenti sei responsabile di omicidio; se vuoi difendenti da un’aggressione non puoi farlo prima di essere aggredito, sempre che ti riesca a rialzare da terra.

Paradossalmente, la legittima difesa richiede una situazione di pericolo imminente e attuale, non solo potenziale, dal quale non ci si può sottrarre altrimenti. In altre parole, la difesa deve essere l’ultima carta che hai per evitare una lesione fisica. Il che significa due cose: se i ladri ti stanno rubando in casa ma non ti vogliono far del male non puoi stenderli; se i ladri stanno già scappando, portando magari con sé tutti i tuoi risparmi, e non corri più alcun rischio di rimanerci secco, non puoi invocare la legittima difesa se gli spari alle spalle. La legittima difesa infatti non nasce per difendere il tuo portafogli ma il tuo corpo.

Descritta in questi termini, la legittima difesa sembrerebbe funzionare un po’ al modo dei vecchi duelli d’onore, dove lo sfidato sceglieva l’arma e lo sfidante era costretto ad adeguarsi (a meno che non giurasse sul proprio onore di non saper combattere con quell’arma). È il principio di «parità delle armi».

Ebbene, una pistola non è certo come un coltello: uccide in un solo colpo e anche da lontano; il coltello richiede forza fisica e soprattutto il contatto ravvicinato. Dunque, se il ladro entra in casa col coltello e tu hai una pistola puoi usarla?

Come sempre succede quando parli con un avvocato la risposta, anche in questo caso, è «dipende». Dipende da quali sono le intenzioni del malvivente, da quanto pericolo stai correndo nel momento in cui usi l’arma da fuoco, da quali chances avevi di salvarti. Facciamo un po’ di esempi pratici.

Se il ladro sta usando il coltello per aprire la cassaforte: no, non puoi sparargli.

Se il ladro ha già preso la refurtiva e sta scappando e tu, nel frattempo, ti affacci dal balcone e, con la stessa disinvoltura che hai a capodanno quando accendi i petardi, spari tre colpi in aria ma poi lo prendi lo stesso alle spalle, sarai imputabile di omicidio colposo. Figurati poi se lo centri volontariamente.

Se il ladro ti si lancia addosso col coltello puntato sei autorizzato a premere il grilletto.

Se il ladro ti dice «per favore, amico: sono disperato, ho dei figli piccoli e sono senza lavoro; sei fai quello che ti dico non rischi nulla», anche se in una delle due mani ha il coltello, non puoi ficcargli un proiettile in petto o sulla gamba.

Se il ladro ha messo il coltello al collo di tua moglie, minacciando di dare uno “strappo” se non gli darai l’oro che nascondi in una cassaforte che invece non hai, puoi sparare prima che, per la delusione, ti renda vedovo. Ma se decidi di farlo, abbi cura di prendere bene la mira.

Se il ladro ha il coltello in tasca e, nel frattempo, sta rovistando nei cassetti, ma tu sei vicino alla porta di casa e potresti scappare, magari chiudendolo dentro: no, non puoi farlo secco, a meno che ti abbiano sfrattato e non hai altro luogo dove andare a dormire se non la galera.

Se il ladro ha detto che ha intenzione di tagliarti l’orecchio, puoi sparargli anche se sei già diventato mezzo sordo.

Se il ladro ha preso la corda e sta legando come dei salami te e i tuoi familiari, ammesso che tu abbia una terza mano, puoi sparargli perché non puoi mai sapere cosa potrebbe passargli per la testa quando tu sarai bloccato e non potrai più difenderti.

Insomma, questa è la legge. Giusta o sbagliata che sia.



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2 Commenti

  1. “…Se il ladro ti dice «per favore, amico: io disperato, io figli piccoli e senza lavoro; sei fai quello che ti dico, tu non rischiare nulla», anche se in una delle due mani ha il coltello, non puoi ficcargli un proiettile in petto o sulla gamba….”

    Su questo non sono d’accordo.
    Il ladro ti fa capire che se non fai quello che dice lui, ti uccide.
    È una esplicita minaccia e tu sei autorizzato a difenderti.

  2. Mi sembra che in Italia, più che nel resto del mondo, ci sia il gusto, da parte dei legislatori, di “costruire” una legge, e poi tutti i cavilli possibili per aggirarla, creare dubbi, confusioni, il tutto a beneficio di avvocati, azzeccagarbugli, magistrati che possono, grazie alle diverse interpretazioni, inventarsi sentenze spesso discutibili o suscettibili di “benevolenza retribuita” da parte del criminale. Meglio nei Paesi dove chi entra abusivamente in casa d’altri per delinquere, rischia la pelle, senza appello.

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