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Codice deontologico forense: cos’è?

7 Marzo 2022 | Autore:
Codice deontologico forense: cos’è?

Quali sono i principali doveri di lealtà e correttezza che l’avvocato deve rispettare? Sanzioni disciplinari: quali sono e in cosa consistono?

L’avvocato non deve rispettare solo la legge ma anche le regole particolari previste per la sua professione. Molte di queste sono racchiuse in un codice che stabilisce tutte le norme a cui il legale deve attenersi nei rapporti con i colleghi, con il giudice e con i propri clienti. Si tratta del codice deontologico forense. Cos’è?

Come vedremo nel prosieguo, il codice deontologico raccoglie tutte le regole che l’avvocato deve rispettare nell’esercizio della propria professione. In un certo senso, è come se il legale, considerata la delicatezza del suo mestiere, debba attenersi a un surplus di regole che non sono imposte a tutti gli altri cittadini. La violazione delle norme di deontologia può comportare gravi conseguenze, finanche la radiazione dall’albo. Prosegui nella lettura per sapere cos’è il codice deontologico forense.

Cos’è la deontologia?

La deontologia è l’insieme delle regole morali che devono essere rispettate da chi esercita una determinata professione.

In altre parole, la deontologia si riferisce a quegli obblighi di correttezza a cui un professionista (non necessariamente un avvocato: si pensi alla deontologia dei medici, dei commercialisti, ecc.) deve attenersi per svolgere degnamente il proprio lavoro.

Codice deontologico forense: in cosa consiste?

Il codice deontologico forense è il testo che raccoglie tutti i doveri di lealtà e correttezza che deve rispettare un avvocato nei suoi rapporti con il cliente, con la controparte, con i colleghi e con i magistrati.

Il codice deontologico è dunque un vero e proprio insieme di regole, esattamente come lo sono il Codice civile o quello penale, con la particolarità di essere rivolto esclusivamente a una determinata categoria di soggetti, cioè agli avvocati.

Codice deontologico forense: che valore ha?

Il codice deontologico forense, così come qualsiasi altro codice di deontologia, ha valore solamente per la categoria a cui si rivolge. Ciò significa che la portata delle sue norme è ristretta a una precisa professione: quella degli avvocati.

I legali non possono sottrarsi alle regole di deontologia forense: nel momento stesso in cui ci si abilita per l’esercizio della professione, a ogni avvocato è imposto il dovere di rispettare il codice deontologico.

Come vedremo tra un istante, la violazione del codice deontologico comporta precise conseguenze, a volte anche gravi, quali l’impossibilità di esercitare la professione.

L’infrazione di queste regole, a volte, può avere risvolti anche sotto il profilo della responsabilità civile e penale. Ad esempio, l’avvocato che non vuole restituire la documentazione al cliente che gli ha revocato l’incarico può incorrere non solo in una sanzione disciplinare, ma anche in una denuncia penale per appropriazione indebita.

Sanzioni disciplinari: cosa sono?

Le sanzioni disciplinari sono quelle applicate all’avvocato che ha violato il codice deontologico forense.

Nello specifico, le sanzioni previste dal codice sono quattro, di crescente gravità:

  • l’avvertimento, con cui l’avvocato viene informato di aver tenuto una condotta contrastante con le norme deontologiche e invitato ad astenersi da commettere altre violazioni. Si tratta della sanzione disciplinare più blanda, prevista per le infrazioni minori;
  • la censura, che rappresenta un avvertimento più forte, una sorta di biasimo formale rispetto al mero richiamo visto nel punto precedente;
  • la sospensione, che comporta l’esclusione dell’avvocato dall’esercizio della professione, della durata da due mesi a cinque anni. È applicata solo in gravi casi di mancato rispetto del codice deontologico;
  • la radiazione, la sanzione in assoluto più severa, che comporta l’esclusione definitiva del legale dall’albo e gli impedisce l’iscrizione a qualsiasi altro albo, elenco o registro, fatto salvo quanto previsto dalla legge. Ad esempio, può essere radiato l’avvocato che commette una truffa approfittando dei dati personali dei propri clienti, di cui è a conoscenza in virtù del mandato professionale.

Codice deontologico forense: quali doveri impone?

Abbiamo detto che il codice deontologico forense prevede una serie di regole di lealtà e correttezza che l’avvocato deve rispettare nei riguardi dei propri assistiti, dei colleghi e dei giudici. Ma quali sono, in concreto, questi obblighi deontologici? Quali sono i doveri di un avvocato?

Ad esempio, il codice impone precisi doveri di informazione dell’avvocato verso il cliente, come ad esempio riferire sin da subito le caratteristiche dell’incarico, la possibilità di ricorrere al gratuito patrocinio, i probabili costi cui si andrà incontro.

A tal proposito, il codice deontologico dice che l’avvocato deve fornire un preventivo scritto al proprio assistito, anche quando questi non l’ha richiesto.

Il codice deontologico impone il dovere di riservatezza su tutte le informazioni ricevute dal proprio cliente, riserbo che rimane anche nel caso di successiva revoca o rinuncia al mandato.

Ancora, l’avvocato ha sempre il dovere di essere leale nei confronti del proprio assistito. Tale dovere consiste non solo nell’obbligo di svolgere diligentemente il proprio incarico, ma anche in quello di consigliare all’assistito di astenersi dall’intraprendere una causa quando questa risulti sin dall’inizio inutile. In pratica, l’avvocato deve sconsigliare il proprio cliente di agire in giudizio tutte le volte in cui non ci sono i presupposti per farlo.



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