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Appalto irregolare: norme e sanzioni

5 Marzo 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Appalto irregolare: norme e sanzioni

Cosa prevede il nostro ordinamento in caso di intermediazione irregolare di manodopera: in che modo i dipendenti possono tutelarsi e cosa rischia chi si serve di questo espediente.

Lavori in un supermercato e svolgi tutti i compiti richiesti al personale che si occupa della clientela: trascorri parte del tempo alla cassa, ma secondo le esigenze provvedi anche a sistemare la merce sugli scaffali, a rimuovere i prodotti scaduti, a dare delucidazioni ai clienti che ne hanno bisogno. Indossi un maglioncino recante il logo del supermercato e segui le disposizioni dettate dal direttore del punto vendita. C’è, però, un dettaglio non trascurabile che riguarda il tuo lavoro. A differenza di alcuni tuoi colleghi, tu non sei stato assunto alle dipendenze del punto vendita, ma fai parte di una cooperativa che si occupa del personale addetto ai rapporti con i clienti. Sai bene che si tratta di una situazione anomala, ma l’hai accettata spinto dalla necessità. Ora, ti chiedi: in caso di appalto irregolare, quali sono le norme e le sanzioni? Quali sono i rischi e le tutele del lavoratore? É bene che tu ne sia a conoscenza per salvaguardarti e, se necessario, far valere i tuoi diritti. Dopo aver letto questo articolo saprai come comportarti.

Accade spesso che le aziende, anziché procedere direttamente all’assunzione di personale, si servano di cooperative esterne che forniscono i servizi necessari. A volte, questa operazione è effettuata e gestita in modo conforme alla legge; in altri casi, si tratta di un modo per eludere gli obblighi e le responsabilità imposti al datore di lavoro dal nostro ordinamento. In questa seconda ipotesi, si parla di appalto irregolare: vediamo quali sono i rischi per chi viola la legge e le tutele del lavoratore.

Appalto: cosa prevede la legge?

Il contratto di appalto [1] è previsto e disciplinato dal Codice civile. Si tratta di un accordo tra due soggetti, l’appaltante (o committente) e l’appaltatore. Il primo conferisce al secondo l’incarico di eseguire un lavoro impegnandosi a pagargli un corrispettivo; l’appaltatore, da parte sua, si obbliga a realizzare quanto concordato organizzando tutti i mezzi necessari ed assumendosi i rischi connessi all’esecuzione dell’opera.

Quando parliamo di appalto, ci viene da pensare alle imprese che operano nel settore edilizio. In questo caso, l’appaltante è una persona o un ente che incarica l’appaltatore di realizzare una costruzione, oppure di ristrutturarne una esistente. Viene concordato un compenso e l’appaltatore si fa carico di organizzare tutto quanto è necessario per eseguire l’opera: assunzione degli operai, acquisto dei materiali, pianificazione del lavoro etc. Egli si assume anche il cosiddetto rischio d’impresa: se per qualche imprevisto il lavoro non dovesse essere più conveniente per lui, ne sopporterà le conseguenze.

L’appalto può avere ad oggetto anche l’esecuzione di lavori diversi: ad esempio, la logistica di un grande magazzino, i rapporti con la clientela di un supermercato, la gestione dei servizi informatici di un ente pubblico, e così via. In tutti questi casi, lo schema è sempre lo stesso: l’appaltante conferisce l’incarico e si obbliga a pagare il corrispettivo, l’appaltatore organizza tutti i mezzi necessari per l’esecuzione dell’incarico e si assume il rischio d’impresa.

Quali sono i rapporti tra l’appaltatore e i dipendenti?

Come abbiamo visto, l’appaltatore organizza tutti i mezzi occorrenti per l’esecuzione del lavoro che forma oggetto dell’appalto. Tra questi vi sono anche dei lavoratori con diverse mansioni. Ad esempio, un appaltatore al quale sia stato commissionato l’appalto di gestire il sistema informatico di una scuola avrà bisogno di operai specializzati per la realizzazione di impianti e di tecnici esperti di software.

Tra l’appaltatore e il personale che assume intercorre un rapporto di lavoro subordinato [2]. Questo significa che egli ha nei loro confronti diversi poteri:

  • un potere direttivo, consistente nell’impartire ai dipendenti istruzioni sui loro compiti;
  • un potere di controllo sulla corretta esecuzione, da parte dei lavoratori, dei compiti loro assegnati;
  • un potere disciplinare nei confronti dei dipendenti nel caso in cui gli stessi commettano infrazioni.

Nel contempo, l’appaltatore ha l’obbligo di corrispondere ai dipendenti una retribuzione corrispondente al profilo lavorativo di ognuno ed alla quantità e qualità del lavoro prestato. Inoltre, egli deve versare per ogni lavoratore i contributi previdenziali ed assistenziali agli enti a ciò preposti.

In cosa consiste l’appalto irregolare?

Le aziende che hanno necessità di personale possono procurarselo optando per una di queste due soluzioni:

  • assumere direttamente i dipendenti di cui hanno bisogno;
  • rivolgersi ad un’agenzia di lavoro interinale. Si tratta di imprese autorizzate dal ministero del Lavoro ad effettuare attività di ricerca e selezione del personale da sottoporre a soggetti che vogliono assumere. Una volta selezionati i lavoratori, essi vengono assunti dall’azienda che ha fatto richiesta all’agenzia.

Succede, però, che certe aziende, per evitare di assumere lavoratori e sottoporsi agli adempimenti previsti dalla legge (pagamento di uno stipendio equo, contributi previdenziali ed assistenziali, etc.), ricorrono ad uno stratagemma: danno in appalto ad un’altra azienda (spesso, una cooperativa) un certo settore della loro attività. Così, formalmente, i compiti necessari vengono svolti dai dipendenti della ditta appaltatrice (o dai soci della cooperativa), mentre in realtà essi lavorano sotto le direttive del committente. In questo caso, si parla di appalto irregolare.

Facciamo un esempio.

Un supermercato ha un certo numero di dipendenti, che però è insufficiente rispetto al lavoro da svolgere. Per evitare di effettuare ulteriori assunzioni, il titolare del supermercato si rivolge ad una cooperativa incaricandola di occuparsi dei rapporti con la clientela. I soci della cooperativa non sono formalmente alle dipendenze del titolare del supermercato, ma di fatto ricevono da quest’ultimo disposizioni e devono sottostare ad un rigido orario di lavoro. In cambio, essi dividono tra loro il compenso spettante alla cooperativa, ricavandone una somma molto inferiore ad uno stipendio; inoltre, non godono del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali né delle altre indennità previste dalla contrattazione collettiva.

Appalto irregolare: sanzioni

Se viene scoperta una situazione di appalto irregolare, sia il committente che il finto datore di lavoro rischiano una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma di denaro: precisamente 50 euro per ogni lavoratore occupato e per ogni giorno di in cui lo stesso ha prestato lavoro [3]. Ad esempio, se i lavoratori sono sette ed hanno lavorato per 100 giorni, la somma da pagare sarà di 35.000 euro. In ogni caso, la sanzione non può essere inferiore a 5.000 e superiore a 50.000 euro.

Inoltre, la legge [4] prevede il reato di somministrazione fraudolenta: quando l’appalto irregolare è utilizzato allo scopo di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, sia il committente che l’appaltatore sono puniti con la pena dell’ammenda di 20 euro per ogni lavoratore impiegato e per ogni giorno di lavoro.

Appalto irregolare: quali sono le tutele del lavoratore?

Abbiamo visto, in caso di appalto irregolare, quali sono i rischi per il committente e per il falso datore di lavoro. Vediamo adesso quali sono le tutele del lavoratore.

Se una persona ha lavorato in maniera irregolare ha diritto di rivolgersi al giudice per avere riconosciuti i propri diritti. Questi consistono:

  • nella costituzione di un rapporto di lavoro subordinato in capo al committente, che è il vero datore di lavoro;
  • nella differenza tra le somme percepite e lo stipendio cui avrebbe avuto diritto, con gli interessi e la rivalutazione monetaria dalla data di maturazione del diritto all’effettivo pagamento;
  • nel versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali non pagati;
  • nel pagamento di ogni altra indennità o emolumento previsti dalla contrattazione collettiva.

A tale scopo, il lavoratore deve inviare una lettera di contestazione all’effettivo datore di lavoro entro 60 giorni dalla data in cui ha cessato di prestare servizio. Nei successivi 180 giorni, deve poi presentare ricorso in tribunale, precisamente alla Sezione Lavoro.

Come dimostrare che si è in presenza di un appalto irregolare e che quindi l’effettivo datore di lavoro è il committente? Secondo la giurisprudenza, sono indici rivelatori di tale situazione:

  • la corresponsione del compenso da parte del committente e non del datore di lavoro apparente;
  • l’utilizzo di divise e loghi usati dai dipendenti del committente;
  • il ricevere direttive dal committente o dai suoi dipendenti;
  • il ricevere richiami e sanzioni da parte del committente e dei suoi dipendenti.

La sussistenza delle suddette circostanze può essere dimostrata facendo ricorso a documenti, ricevute di pagamento e, soprattutto, prove testimoniali.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 1676 cod. civ.

[2] Art. 2094 cod. civ.

[3] Art. 18 D. Lgs. n. 27672003.

[4] D.L. n. 87/2018.


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