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Chi non può essere nominato amministratore?

5 Marzo 2022 | Autore:
Chi non può essere nominato amministratore?

Chiunque può essere nominato amministratore di sostegno, tranne se sussiste un’incompatibilità o un’incapacità.

L’amministratore di sostegno (ads) è una figura istituita dal nostro legislatore per tutelare quelle persone che a causa di una ridotta capacità di intendere e di volere o di una menomazione psichica o fisica, si trovano nell’impossibilità, anche temporanea, di provvedere ai propri interessi. Si pensi ad esempio a un soggetto affetto da sindrome di down, da autismo o da demenza senile, a un alcolista o a un tossicodipendente.

Per essere nominato amministratore di sostegno non è richiesto il possesso di particolari requisiti o conoscenze. Esistono, però, delle ipotesi di incompatibilità o di impedimento a svolgere l’incarico. Pertanto, chi non può essere nominato amministratore di sostegno?

Secondo quanto dispone l’articolo 408 del Codice civile non possono ricoprire le funzioni di ads gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario. L’applicazione di questa norma, però, non sempre è univoca.

Per quanto riguarda l’incapacità a ricoprire il ruolo di amministratore di sostegno, la legge non prevede alcunché e, pertanto, le relative ipotesi vanno ricercate tra quelle disciplinate per la figura del tutore [1].

Come avviene la nomina dell’amministratore di sostegno?

L’avvio della procedura per la nomina dell’ads avviene mediante la presentazione di un apposito ricorso al tribunale (ufficio del giudice tutelare) del luogo di residenza o di domicilio del destinatario della misura.

Detto ricorso può essere presentato dal pubblico ministero, dal beneficiario della misura, anche se minore, interdetto o inabilitato, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore dell’interdetto, dal curatore dell’inabilitato, dall’unito civilmente in favore del proprio compagno. Inoltre, i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, se sono a conoscenza di fatti che rendono opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, devono proporre ricorso o, in alternativa, devono fornire notizia delle circostanze loro note al pubblico ministero tramite apposita segnalazione.

Se non sussistono particolari ragioni di urgenza, il giudice tutelare fissa con decreto la data di udienza per l’audizione del beneficiario e per la convocazione del ricorrente e degli altri soggetti interessati quali ad esempio i congiunti o i conviventi.

La fase istruttoria può esaurirsi con l’audizione del beneficiario, del ricorrente e dei congiunti e l’acquisizione della documentazione allegata al ricorso. Il giudice tutelare può anche decidere di disporre d’ufficio una consulenza tecnica in ordine alla capacità ed autonomia del beneficiario.

Il giudice tutelare provvede, quindi, con decreto motivato e immediatamente esecutivo.

Invece, qualora sussistano particolari ragioni d’urgenza, il giudice tutelare, subito dopo il deposito del ricorso, può adottare, anche d’ufficio, i provvedimenti necessari per la cura della persona e per la conservazione e l’amministrazione del patrimonio, a tal fine anche nominando un amministratore di sostegno provvisorio.

In questo caso, l’udienza per l’audizione del beneficiario viene fissata successivamente e la misura di protezione può essere confermata o revocata con decreto definitivo.

Chi può essere nominato amministratore di sostegno?

La scelta dell’amministratore di sostegno deve avvenire con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario.

L’ads può essere designato dallo stesso beneficiario, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o con scrittura privata autenticata. In mancanza di designazione o in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può nominare anche un amministratore di sostegno diverso.

Nella scelta della persona da nominare ads, il giudice tutelare deve preferire, se possibile:

  • il coniuge che non sia separato legalmente;
  • la persona stabilmente convivente;
  • il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella;
  • il parente entro il quarto grado;
  • il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Inoltre, in caso di opportunità e, se sussiste la designazione da parte del beneficiario, in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può nominare un soggetto terzo di propria fiducia. A tal fine, può anche attingere da appositi elenchi tenuti presso il tribunale.

Se ne ricorrono i presupposti, il giudice tutelare, su istanza motivata del beneficiario, del pubblico ministero, dell’ads o di uno degli altri soggetti legittimati a richiedere la nomina dell’amministratore di sostegno, può disporre la sostituzione dell’amministratore stesso. In pratica, la sostituzione può avvenire ad esempio in caso di persistente dissenso con il beneficiario o nell’ipotesi di trasferimento dell’ads in luogo lontano dalla residenza abituale del beneficiario.

Chi non può essere nominato amministratore di sostegno?

Come già detto in precedenza, l’incompatibilità alla funzione di amministratore di sostegno sussiste riguardo agli operatori dei servizi pubblici e privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.

In giurisprudenza, però, si trovano dei precedenti in cui, partendo dal presupposto che gli operatori socio-sanitari sono spesso gli unici potenziali ads su cui l’autorità giudiziaria può fare affidamento, si consente a che tali soggetti vengano nominati. In ogni caso, detta nomina va fatta nei confronti di persone fisiche diverse da quelle che hanno avuto per ragioni d’ufficio contatti con il beneficiario.

In relazione all’incapacità e applicando quanto previsto dal Codice civile in materia di incapacità all’ufficio tutelare, si ha che non possono essere nominati amministratori di sostegno:

  • coloro che non hanno la libera amministrazione del proprio patrimonio;
  • i figli che sono stati esclusi dalla tutela per disposizione scritta del genitore;
  • coloro che hanno o stanno per avere una lite con l’amministrando per effetto della quale può essere pregiudicata una parte notevole del suo patrimonio;
  • coloro sono stati rimossi da altra tutela o sono stati dichiarati decaduti o sospesi dalla potestà genitoriale;
  • il fallito.

Decreto di nomina dell’amministratore di sostegno

Il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno deve riportare l’indicazione delle generalità del beneficiario e dell’ads, della durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato, dell’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno può compiere in nome e per conto del beneficiario e di quelli che il destinatario della misura può compiere solo con l’assistenza dell’ads. Inoltre, il decreto di nomina deve contenere l’indicazione dei limiti delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere utilizzando le somme del beneficiario e la periodicità con la quale l’ads deve riferire al giudice tutelare circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

Quali sono i doveri dell’amministratore di sostegno?

L’amministratore di sostegno nell’esercizio della propria funzione deve tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario.

L’ads deve informare tempestivamente il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso. Qualora si determini una situazione di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero se l’ads dovesse essere negligente nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, questi, il pubblico ministero o i familiari possono ricorrere al giudice tutelare che, con decreto motivato, adotta gli opportuni provvedimenti.

L’amministratore di sostegno non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti se sono decorsi 10 anni dalla nomina, tranne nei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, da un ascendente o da un discendente.

L’incarico di ads è tendenzialmente gratuito; tuttavia, il giudice tutelare, considerata l’entità del patrimonio del beneficiario e le difficoltà dell’amministrazione, può disporre la liquidazione di un’equa indennità in favore dell’amministratore.


note

[1] Art. 350 cod. civ.


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