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Quali sono i vari tipi di violenza?

5 Dicembre 2021
Quali sono i vari tipi di violenza?

Violenza fisica, verbale, psicologica, morale: dallo stalking alle aggressioni, dalle umiliazioni alle minacce. Tutte le forme di violenza previste dalla legge e dal Codice penale.  

Quando si parla di violenza si pensa sempre a quella fisica, all’aggressione. In verità, i casi di violenza previsti dalla legge penale italiana sono numerosissimi. Si va dalla violenza psicologica alla violenza sessuale, dalla violenza privata agli atti di violenza e prevaricazione in famiglia o sul luogo di lavoro, dalla violenza verbale (che può sfociare nei reati di minaccia o di diffamazione) a quella persecutoria. Senza dimenticare le aggravanti previste sui soggetti più indifesi come, ad esempio, le donne incinte o gli incapaci.

In questo breve articolo vedremo quali sono i vari tipi di violenza, quali sono le relative definizioni e quando ricorrono. Ma procediamo con ordine.

Quali tipi di violenza prevede la legge?

È impossibile dare una definizione unitaria di violenza. Questo concetto racchiude condotte tra loro molto differenti anche se la sostanza è quasi sempre la stessa: privare la vittima della propria libertà, fisica o morale, di movimento o di autodeterminazione. Ecco alcuni dei principali tipi di violenza previsti dal nostro Codice penale:

  • violenza fisica;
  • violenza psicologica;
  • violenza sessuale;
  • sequestro;
  • violenza privata;
  • violenza verbale;
  • persecuzioni;
  • violenza religiosa;
  • violenza ai danni dei minori.

In tutti i seguenti casi di violenza è possibile sporgere una querela entro 3 mesi da quando si ha avuto consapevolezza del reato. Il termine è di 1 anno per la violenza sessuale. La querela può essere sporta in polizia, dai carabinieri o con un atto depositato alla Procura della Repubblica. 

Qui di seguito analizzeremo singolarmente tutti questi comportamenti.

Violenza fisica

In questo concetto rientrano gli atti di aggressione corporale. A seconda che la condotta lasci o meno i segni nella vittima, ossia che provochi ferite o che si sostanzi invece in semplici comportamenti violenti senza ripercussioni sulla salute altrui, si parla dei reati di:

  • percosse: è lo schiaffo, la spinta, il pizzicotto, la tirata di capelli, il calcio, il piccolo graffio che non abbiano conseguenze sulla vittima (art 581 cod. pen.);
  • lesione personale: che invece presuppone il fatto di cagionare una malattia nel corpo o nella mente (art. 582 cod. pen.). Si va dal pugno all’utilizzo delle arti di combattimento per far male a una persona; dall’impiego di armi improprie (come un martello) all’investimento del pedone tramite l’auto. 

A seconda della gravità delle conseguenze si parla di lesioni lievi o gravi, con il relativo inasprimento della pena.

Violenza psicologica

La violenza psicologica è quella che non lascia segni sul corpo ma che, comunque, è rivolta a colpire la libertà morale e la dignità di una persona, a svilirne la personalità e a umiliarla. Essa si sostanzia nei seguenti reati:

  • maltrattamenti in famiglia: si verifica quando la vittima è un componente del nucleo familiare, anche un convivente. Consiste nelle umiliazioni, nelle aggressioni verbali, nella privazione di libertà, nel disinteresse nei confronti dei bisogni del coniuge, nelle minacce, nelle ingiurie e nelle diffamazioni. È maltrattamento anche il comportamento limitativo della libertà per gelosia. Il reato è aggravato quando ne deriva una lesione personale grave. Per integrare il reato di maltrattamenti non è necessario un comportamento vessatorio ininterrotto; l’intervallo di tempo tra una serie e l’altra di episodi offensivi non esclude il reato. A commettere il reato può essere, ad esempio, il marito ai danni della moglie o il genitore ai danni del figlio, ma ci sono anche esempi inversi. Il reato inoltre è esteso ai conviventi;
  • abuso dei mezzi di correzione: quando il comportamento violento del genitore ai danni del figlio è isolato e non ripetuto (ad esempio, uno schiaffo, un giorno di punizione senza mangiare), non scatta il reato di maltrattamenti ma di abuso dei mezzi di correzione;
  • maltrattamenti sul luogo di lavoro (mobbing): il reato di maltrattamenti sussiste anche negli ambienti di lavoro quando la dimensione è piccola, familiare (caratterizzata cioè da un contatto diretto tra il datore di lavoro e i dipendenti). Anche in questo caso consiste nelle minacce, nelle offese ripetute, nei comportamenti volti a umiliare la vittima, emarginarla, allontanarla dall’ambiente di lavoro fino a provocarne l’isolamento o, nel peggiore dei casi, le dimissioni. Quando il mobbing è meno grave, perché non è costituto da numerosi atti tutti finalizzati a isolare la vittima, si parla di straining. Lo straining dà diritto a chiedere il risarcimento del danno per le vessazioni sul lavoro;
  • circonvenzione di incapaci: si tratta di un reato consistente nell’usare artifici e raggiri ai danni di persone con ridotta capacità di comprendere il mondo attorno a sé (art. 643 cod. pen.). Lo commette chi, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o dell’inesperienza di una persona minore, o abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso.

Violenza sessuale

La violenza sessuale non comprende solo il tradizionale congiungimento fisico ottenuto con la forza o la minaccia. Qualsiasi atto di intrusione nell’altrui sfera sessuale – anche se non rivolto a raggiungere un appagamento fisico – integra la violenza sessuale. Quindi, è punibile per tale reato chi palpeggia le natiche alla vittima, chi avvicina la mano al seno, chi tenta di baciare impedendo alla vittima di sottrarsi al gesto. Vi rientra anche la richiesta di materiale hard via Internet sotto minaccia o ritorsione, perché la violenza sessuale non necessita di contatto fisico.

Sequestro di persona

Fare una persona “ostaggio”, indipendentemente dal tempo in cui si consuma tale condotta, è un reato molto grave. Come dice la parola stessa, si tratta del sequestro di una persona effettuato con qualsiasi forma (art. 605 cod. pen.). Vi potrebbe rientrare anche il comportamento del fidanzato che, dopo una lite furibonda con la compagna in auto, per evitare che questa possa scendere, accelera e mantiene una velocità elevata.

Violenza privata

La violenza privata è – tradotto in linguaggio comune – una limitazione della capacità di scelta dell’individuo, obbligandolo a sottostare a una determinata circostanza, a subirla e a non potersi sottrarre ad essa (art. 610 cod. pen.). La definizione fornita dal Codice penale è molto ampia: chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.

Vi rientra, ad esempio, colui che parcheggia con l’auto davanti al cancello altrui impedendo al proprietario di uscire o entrare dal passaggio. Ma è anche il caso di chi invii una serie di e-mail all’altrui indirizzo per occuparne tutto lo spazio.

Violenza verbale

La violenza verbale si può esplicare in tanti modi. Ad esempio, vi rientrano i reati di:

  • minaccia: si ha quando una persona prospetta ad un’altra un male ingiusto per indurla a fare o non fare un determinato comportamento (art. 612 cod. pen.). Non è solo la minaccia di morte («ti ammazzo») ma anche quella di un male indeterminato («non sai cosa ti faccio, stai attento»). Non rientra nella minaccia il voler esercitare un diritto («ti denuncio, ti chiedo i danni»), sia esso fondato o meno;
  • ingiuria: è la classica offesa rivolta alla vittima: non necessariamente una parolaccia ma qualsiasi appellativo rivolto a svilirne l’onore (ad esempio «sei un pagliaccio, un ignorante»). L’ingiuria non è più un reato ma un illecito civile che può comportare, a seguito di una causa ordinaria, il risarcimento del danno e una sanzione da pagare allo Stato;
  • diffamazione: a differenza dell’ingiuria, la diffamazione si compie in assenza della vittima; consiste nel parlare male di questa alle sue spalle (art. 595 cod. pen.).

Persecuzioni 

Le persecuzioni, a seconda dell’insistenza della condotta, possono consistere in due diversi reati:

  • molestie: consiste nel disturbare una persona in un luogo pubblico, con il telefono, gli sms, il citofono (art. 660 cod. pen.). Un solo atto non basta, ma dopo due o tre condotte si può querelare il colpevole;
  • stalking (o atti persecutori): lo stalking è il comportamento ossessivo ai danni di una persona, realizzato con condotte reiterate, minacce o molestie (art. 612bis cod. pen.). La caratteristica dello stalking è che esso deve realizzare nella vittima una di queste tre conseguenze:
    • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
    • un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
    • un’alterazione delle proprie abitudini di vita. Si pensi a chi costringe la vittima a cambiare la strada del ritorno dal lavoro per non incontrare il suo aggressore o a cambiare utenza telefonica, a sospendere un account social, a non frequentare più un centro sportivo.

Violenza religiosa

Deridere l’altrui religione non è reato, ma bestemmiare contro il dio di una religione qualsiasi (non solo quella cristiana) è un illecito amministrativo per il quale si rischia una sanzione pecuniaria. L’illecito scatta solo in caso di offese alla divinità e non ai santi e alle altre figure connesse alla religione. 

Violenze ai danni dei minori

Sono numerose le forme di violenza ai danni dei minori. Ecco alcuni esempi:

  • atti sessuali contro minori: avere un rapporto sessuale con un minore di 14 anni è reato. Un diciassettenne eccezionalmente può avere un rapporto con un tredicenne. L’età minima sale da 14 a 16 anni se il soggetto più adulto è un ascendente, un tutore, un insegnante (di scuola, di palestra, di musica, ecc.), una forza dell’ordine, il datore di lavoro (art. 609 quater cod. pen.);
  • corruzione di minore: consiste nel costringere un minore ad assistere ad atti sessuali altrui. Si pensi anche a chi fa guardare a un bambino un filmato hard (art. 609 quinquies cod. pen.);
  • sottrazione di minore: il reato è commesso da chi sottrae un minore di 14 anni al genitore (anche se da un solo genitore ai danni dell’altro come avviene nelle coppie sposate) (art. 574 cod. pen.);
  • violenze psicologiche ai minori in una crisi di coppia: è molto frequente che, in una coppia sposata, un genitore parli male dell’altro, lo denigri e ne svilisca la figura agli occhi del figlio per metterlo contro di esso. La condotta può consistere nel rifiuto di far incontrare il genitore con il figlio. In tali casi, la legge prevede l’applicazione di sanzioni economiche e, nei casi più gravi, la perdita dell’affidamento condiviso, della collocazione del minore e della potestà genitoriale;
  • bullismo e cyberbullismo: si tratta di una serie di comportamenti aggressivi, fisici e psicologici, che il cosiddetto “bullo” mette in atto nei confronti di una persona che non è in grado di difendersi. Sono considerati atti di bullismo gli insulti, le offese, i piccoli furti, le percosse, le minacce, ecc. Spesso, però, tali episodi vengono confusi con una normale lite tra coetanei. Ancora oggi, purtroppo, non esiste il reato di bullismo, tuttavia la condotta persecutoria può dar luogo ad altri reati come la diffamazione, le persecuzioni, lo stalking. 


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