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Le banche mentono: il SEPA è innocente. Chiedi la restituzione delle somme

13 Luglio 2014
Le banche mentono: il SEPA è innocente. Chiedi la restituzione delle somme

Il correntista che abbia riscontrato addebiti sui pagamenti automatici appoggiati sul proprio conto corrente, e non abbia ricevuto l’avviso preventivo da parte della banca, può sollevare contestazione, chiedere la restituzione delle somme e cambiare istituto di credito.

Ancora spese per i clienti delle banche. Questa volta, però, non c’entra la cosiddetta “tassa sul risparmio”.

Anche il SEPA è innocente: il nuovo sistema di pagamenti europei è solo il capro espiatorio che le banche stanno usando per giustificare l’imposizione di nuove commissioni sui conti correnti.

Molti lettori ci hanno segnalato che, sull’estratto conto è comparsa una commissione per il pagamento di bollette e fatture, con addebito automatico sul proprio conto e che, alle loro rimostranze, si sono sentiti dire che è un obbligo dettato dal SEPA.

È vero che, da febbraio 2014, è in vigore questo nuovo sistema per bonifici e addebiti diretti (leggi “Nasce il bonifico europeo unico SEPA: addio RID”), ma non esiste affatto l’obbligo degli ulteriori addebiti ad esso connessi. Anzi. Il SEPA ha proprio lo scopo di rendere più efficienti i sistemi di pagamento e meno costosa per la banca l’esecuzione delle operazioni.

Quindi? La banca può modificare unilateralmente le commissioni e le spese addebitate al cliente, ma deve dare a quest’ultimo un “giustificato motivo” (e, di certo, il SEPA non lo è); nello stesso tempo, qualora proceda a tale modifica, l’istituto di credito è obbligato a inviare al correntista una comunicazione nei sessanta giorni prima dalla modifica, per consentirgli di chiudere il conto corrente senza spese e alle vecchie condizioni di cui prima usufruiva (per approfondimenti leggi “Se la banca modifica le condizioni contrattuali senza il tuo consenso”).

Se questa procedura non viene attivata, la variazione non è valida. Pertanto, il correntista può contestare l’addebito sul conto, fatto dalla banca di propria spontanea iniziativa, chiedendo la restituzione delle somme.

Si tratta di importi, certamente, così modesti che non giustificano il ricorso al giudice. Tuttavia, il cittadino può sempre attivare la procedura di conciliazione (che è senza costi) davanti all’ABF oppure affidarsi a uno studio legale per un’azione cumulativa o, diversamente, a un’associazione di tutela dei consumatori per una class action.


note

Autore immagine: 123rf com


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