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Come si fa a fare l’amministratore di sostegno?

11 Marzo 2022 | Autore:
Come si fa a fare l’amministratore di sostegno?

Quali sono i doveri della persona che deve occuparsi di chi non può provvedere a se stesso? Il giudice è obbligato a nominare un parente?

La legge tutela le persone che non possono provvedere autonomamente a sé, tutelandole attraverso alcuni particolari istituti di protezione. Il più noto è sicuramente quello dell’amministrazione di sostegno, attraverso cui è possibile designare una persona che si prenda cura di chi non è completamente autonomo per malattia fisica o psichica. Come si fa a fare l’amministratore di sostegno?

Come vedremo a breve, per diventare amministratore di sostegno occorre la nomina da parte del giudice; non è dunque possibile assumersi l’incarico mediante contratto o semplice mandato: l’autorità giudiziaria deve necessariamente intervenire affinché la scelta ricada sulla persona più adatta.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’amministratore di sostegno può essere anche persona diversa dal coniuge o da un parente: il giudice, infatti, potrebbe ritenere opportuno assegnare l’incarico a un soggetto estraneo alla famiglia, sempre nell’interesse della persona inferma. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme come si fa a fare l’amministratore di sostegno.

Amministratore di sostegno: chi è?

L’amministratore di sostegno è la persona nominata dal giudice affinché assista chi, a causa della propria patologia, si trova nelle condizioni di non poter provvedere da sé alle proprie esigenze.

L’amministratore di sostegno affianca e/o sostituisce il beneficiario (cioè, la persona bisognosa d’aiuto) nel compimento degli atti espressamente individuati dal giudice nel proprio decreto.

Amministratore di sostegno: chi può essere nominato?

Generalmente, l’amministratore di sostegno è scelto tra le persone più vicine al beneficiario: coniuge, figli, ascendenti, parenti stretti.

In assenza, è possibile che il giudice nomini una persona del tutto estranea alla famiglia: un avvocato, un commercialista, una persona particolarmente nota per la sua integrità morale, ecc.

Ad ogni modo, chiunque può essere nominato amministratore di sostegno. La scelta deve avvenire però con riguardo esclusivo alla cura e agli interessi del beneficiario. Di tanto parleremo a breve.

Per legge, l’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Dunque, chiunque può recarsi dal notaio e indicare per iscritto la persona che vorrebbe gli facesse da amministratore di sostegno nel caso di sua futura infermità.

Amministrazione di sostegno: quando?

Per legge (art. 404 Cod. civ.), la persona che, per effetto di un’infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio.

I casi che giustificano la nomina di un amministratore di sostegno sono i più diversi: si va dalla patologia mentale a quella solamente fisica, dall’invalidità permanente a quella temporanea.

Perfino un infortunio (ad esempio, la frattura di una gamba che rende impossibile la deambulazione) può giustificare la nomina dell’amministratore di sostegno, il quale ovviamente decadrà dall’incarico nel momento in cui non ci sarà più bisogno del suo aiuto.

Secondo la giurisprudenza, l’amministrazione di sostegno può essere disposta anche nel caso in cui sussistano soltanto esigenze di cura della persona, senza la necessità di gestire un patrimonio, poiché l’istituto non è finalizzato esclusivamente ad assicurare tutela agli interessi patrimoniali del beneficiario, ma è volto, più in generale, a garantire protezione alle persone fragili in relazione alle effettive esigenze di ciascuna, limitandone nella minor misura possibile la capacità di agire.

Come diventare amministratore di sostegno?

Chi vuole diventare amministratore di sostegno deve presentare ricorso al tribunale territorialmente competente, cioè a quello ove ha la dimora abituale la persona che ha bisogno di assistenza.

Nel ricorso occorre specificare le ragioni che giustificherebbero la nomina di un amministratore, in conformità con quanto detto nel paragrafo precedente. Bisogna dunque illustrare i motivi che rendono bisognoso di assistenza il beneficiario.

Dopodiché, è possibile avanzare la propria candidatura ad amministratore, anche in questo caso illustrandone le ragioni: ad esempio, perché si è l’unica persona vicina, il coniuge, il parente più stretto, persona fidata che già si occupa del malato, ecc.

Il giudice non è obbligato a scegliere come amministratore colui che si è candidato come tale; tuttavia, in genere, si designa altra persona solamente quando ne ricorrano giustificate ragioni.

Il ricorrente può individuare, ovviamente, anche un’altra persona diversa da sé: e infatti, per espressa previsione di legge, la richiesta di nomina può essere presentata anche dallo stesso beneficiario, oppure dai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona.

Insomma: il giudice è libero di nominare il soggetto che ritiene più adeguato a rivestire l’incarico, nell’esclusivo interesse del beneficiario.

La carica di amministratore di sostegno non si può rifiutare se non per giustificati motivi (ad esempio, per ragioni di salute).

Amministratore di sostegno: cosa deve fare?

L’amministratore di sostegno è tenuto a svolgere i compiti che il giudice espressamente prevede all’interno del decreto di nomina.

La maggior parte delle volte l’amministratore di sostegno è chiamato a:

  • prelevare dal conto postale o bancario del beneficiario quanto strettamente necessario per le sue esigenze primarie (acquisto di alimenti, vestiti, pagamento delle bollette, acquisto medicinali, ecc.);
  • resistere in giudizio nelle azioni legali promosse contro il beneficiario;
  • riscuotere buoni postali o altri titoli in scadenza.

Nel caso di azioni non espressamente attribuite all’interno del decreto di nomina, l’amministratore di sostegno è tenuto a chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare prima di agire.

Ad esempio, se l’amministratore di sostegno intende fare causa al vicino di casa del beneficiario perché, a suo dire, si è appropriato di una porzione di proprietà, dovrà chiedere preventivamente il permesso al giudice, il quale dovrà valutare se sussistono le condizioni per procedere.



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