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Quanti giorni si può viaggiare con l’assicurazione scaduta?

6 Dicembre 2021
Quanti giorni si può viaggiare con l’assicurazione scaduta?

Assicurazione auto scaduta: cosa sapere e che succede se si paga in ritardo il premio.

Al contrario di quanto succedeva un tempo, il contratto di assicurazione obbligatoria (la cosiddetta Rc-auto) scade ogni anno e va quindi rinnovato. Non basta la firma ma va pagato anche il premio, in assenza del quale la copertura non opera. Ciò nonostante, per venire incontro a smemorati e ritardatari, la legge ha previsto un periodo cuscinetto entro cui, nonostante la scadenza della polizza, la stessa continua ad operare, potendosi pertanto circolare liberamente. Sicché, né la polizia potrà elevare multe all’automobilista, né eventuali incidenti avvenuti in questa fascia temporale resteranno scoperti. Di qui la comune domanda: quanti giorni si può viaggiare con l’assicurazione scaduta? E che succede se il pagamento dovesse slittare ulteriormente? Cerchiamo di fare chiarezza su tutti gli aspetti pratici e sulle problematiche che possono riscontrarsi in materia di scadenza assicurazione auto. 

Quando scade l’assicurazione auto?

A stabilire quando scade l’assicurazione auto è il proprio contratto. Il più delle volte, la scadenza è annuale anche se esistono polizze che scadono dopo tre o sei mesi. 

Quindi, per sapere quando scade la Rc-auto bisogna prendere in mano il contratto (il cui estratto peraltro deve essere obbligatoriamente conservato in auto dal conducente per esibirlo alla polizia in caso di controllo) oppure rivolgersi al proprio agente.

È altresì possibile ricavare la data di scadenza della propria polizza collegandosi con ilportaledellautomobilista.it, gestito dal ministero dei Trasporti, da cui è possibile controllare la propria copertura RCA. Il controllo si può effettuare selezionando il tipo di veicolo e indicando la sua targa. 

Quanti giorni si può viaggiare con l’assicurazione scaduta?

La polizza assicurativa scade nell’esatto giorno indicato nel contratto. Tuttavia, come anticipato in apertura, è previsto un periodo di tolleranza durante il quale è possibile circolare pur senza rischiare nulla. Ciò vale però solo per le polizze con durata annuale (non quindi per quelle trimestrali o semestrali). Sono 15 i giorni in cui si può viaggiare con l’assicurazione scaduta: durante quest’arco di tempo, dunque, l’assicurazione continua ad operare. Il che significa che non si rischiano multe stradali ed eventuali incidenti saranno coperti dalla polizza. 

Si ricorda tuttavia che la polizza assicurativa copre solo la responsabilità civilistica, quella cioè per i danni arrecati a pedoni o altri utenti della strada: il risarcimento infatti viene versato (nei limiti del massimale) dall’assicurazione. La responsabilità penale invece resta in capo al conducente, con tutte le sanzioni che ne derivano.

Cosa succede alla scadenza del periodo di tolleranza?

Dopo la mezzanotte del 15° giorno successivo alla scadenza del contratto, l’automobile non può né circolare, né essere parcheggiata in un luogo pubblico o privato aperto al pubblico. Andrà quindi lasciata all’interno di un box privato o su un terreno recintato di proprietà dell’automobilista in cui non possano accedere altre auto. Diversamente, le conseguenze sono di due tipi: la prima di tipo amministrativo (la multa per assicurazione scaduta) e la seconda di tipo civilistico (l’obbligo di risarcire i danni per eventuali incidenti provocati dalla propria responsabilità). Analizziamo nel dettaglio questi due aspetti.

Multa per assicurazione scaduta

Nel caso in cui la polizia dovesse accorgersi che l’assicurazione è scaduta da più di 15 giorni dalla scadenza del contratto, verrebbero elevate le seguenti sanzioni:

  • sanzione pecuniaria, che va da 866 a 3.464 euro;
  • sequestro dell’auto: il sequestro dura fino a quando l’automobilista non stipula una nuova copertura assicurativa della durata di almeno 6 mesi;
  • confisca dell’auto, nel caso in cui non venga pagata la multa e non si provveda alla custodia del mezzo sequestrato.

La multa per l’assicurazione scaduta può però subire delle riduzioni del 75% in due casi:

  • se il rinnovo della polizza assicurativa avviene entro 30 giorni dalla scadenza del contratto;
  • se entro 30 giorni il proprietario del veicolo provvede alla demolizione e radiazione del veicolo (da effettuare previo versamento all’organo accertatore di una cauzione, pari all’importo minimo della multa).

Incidente con assicurazione scaduta

La seconda conseguenza del fatto di circolare con l’assicurazione scaduta consiste nella responsabilità in proprio dell’automobilista per eventuali incidenti da lui provocati (ossia per propria colpa). Egli quindi dovrà pagare il risarcimento per i danni fisici e al mezzo dell’altro conducente. 

Secondo alcune sentenze, il fatto di circolare con l’assicurazione scaduta non fa venir meno il diritto dell’automobilista ad essere risarcito nel caso di incidente occorso durante tale periodo per colpa non propria ma altrui. Quindi, ad esempio, una persona che viaggia con la RCA scaduta e che viene tamponato ha diritto al risarcimento dei danni dalla compagnia della controparte. 

Pagamento tardivo del premio e copertura assicurativa

Se l’automobilista paga in ritardo la polizza – ossia oltre il 15° giorno dalla scadenza del contratto – eventuali incidenti avvenuti prima di tale momento (ossia dopo i 15 giorni e prima del rinnovo della RCA) non possono essere coperti; ciò vale anche nel caso in cui l’assicuratore abbia accettato senza riserve il pagamento tardivo. Lo ha chiarito di recente la Cassazione [1].

Il contratto di assicurazione, come qualsiasi altro contratto, è concluso nel momento in cui il proponente ha notizia dell’accettazione della sua proposta. Tuttavia, una volta concluso, non è per ciò solo produttivo di effetti. L’efficacia è infatti subordinata dalla legge al pagamento del premio. L’assicuratore, spiega la decisione, ha bisogno del premio per costituire la riserva sinistri, senza la quale non potrebbe far fronte agli impegni nei confronti della massa degli assicurati. Dunque, il contratto di assicurazione esiste come negozio prima ancora che sia pagato il premio, ma solo il pagamento del premio fa sì che esso produca i suoi effetti.

Inoltre, nei contratti di assicurazione con rateizzazione del premio, una volta scaduto il termine di pagamento delle rate successive alla prima, l’efficacia del contratto resta sospesa a partire dal 15° giorno successivo alla scadenza senza che rilevi l’accettazione, da parte dell’assicuratore, di un pagamento tardivo. Del resto, prosegue la decisione, «l’assicuratore quando assume su di sé l’alea del pagamento dell’indennizzo deve essere messo in condizione di poter contare sul puntuale versamento dei premi alle scadenze pattuite da parte degli assicurati, attraverso i quali dovrà costituire le riserve tecnicamente calcolate per adempiere i propri obblighi e costituire le garanzie reali».

In definitiva, nel caso di mancato pagamento del premio assicurativo, una volta spirato il termine di 15 giorni, il contratto entra in una fase di stallo. Pertanto:

  • se l’assicurato paga tardivamente il premio, il contratto si riattiva con efficacia da quel momento stesso (e non con effetto retroattivo); 
  • se l’assicurato non paga il premio, il contratto si risolve automaticamente qualora l’assicuratore non agisca per la riscossione entro sei mesi.

Rinnovo assicurazione: da quando ha effetto?

Come abbiamo visto, il rinnovo dell’assicurazione non ha effetto retroattivo. La polizza inizia ad operare dalle ore 24 del giorno della conclusione del contratto. Quindi, per fare un esempio, se il 1° marzo, alle 10 di mattina, si rinnova l’assicurazione, la polizza inizia ad avere effetto allo scoccare della mezzanotte; pertanto, tutto il giorno del 1° marzo non si può circolare con l’auto. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto leciti gli accordi tra l’assicurazione e il cliente con cui vengono anticipati gli effetti del contratto [2]. Questo significa che la polizza può autorizzare il conducente a circolare immediatamente con l’auto perché la stessa viene attivata all’istante. 


note

[1] Cass. ord. n. 38216/2021.

[2] Cass. sent. n. 12305/2005.


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