Diritto e Fisco | Articoli

Carico di lavoro eccessivo: si può licenziare?

6 Dicembre 2021
Carico di lavoro eccessivo: si può licenziare?

L’assegnazione di un quantitativo di mansioni eccessivo può implicare un licenziamento se le stesse non vengono svolte?

Il dipendente non può rifiutarsi di svolgere le mansioni che gli sono state assegnate; diversamente, il suo comportamento potrebbe qualificarsi come atto di insubordinazione da cui discenderebbe il licenziamento. Allo stesso modo, lo scarso rendimento è ormai ritenuto dalla giurisprudenza una giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro. 

Ci si è infine chiesto se, in presenza di un carico di lavoro eccessivo, si può licenziare. Sul punto, è intervenuta una recente sentenza del tribunale di Grosseto [1]. Dinanzi ai giudici si è prospettata la vicenda di un postino ritenuto responsabile, e perciò licenziato, per non aver consegnato tutte le lettere che aveva in gestione. L’uomo si è difeso sostenendo che l’area geografica affidatagli era troppo ampia. I giudici hanno ritenuto sufficienti le giustificazioni del dipendente. 

La pronuncia sancisce il principio secondo cui, quando il dipendente viene messo nell’impossibilità di adempiere correttamente alle direttive aziendali poiché non è nelle obiettive condizioni di poter raggiungere i risultati richiesti, non può subire alcuna contestazione o sanzione. In buona sostanza, in caso di carico di lavoro eccessivo non si può licenziare né si può infliggere al lavoratore una sanzione disciplinare. Si tratta di una regola di carattere generale applicabile a qualsiasi tipo di contratto di lavoro e prestazione. 

Per comprendere meglio il principio partiamo dalle premesse generali: il prestatore di lavoro deve svolgere la propria prestazione con la dovuta diligenza. 

Il dovere di obbedienza è funzionale sia alla realizzazione tecnica del risultato cui il lavoratore è tenuto, sia alla garanzia di una puntuale ed esatta esecuzione della prestazione, quale viene specificata da parte del datore di lavoro mediante gli atti di esercizio del potere direttivo.  

Se il dipendente si dimostra negligente e non adempie correttamente alla propria obbligazione, il datore di lavoro può sanzionarlo avviando il procedimento previsto dallo Statuto dei lavoratori (lettera di contestazione immediata, 5 giorni per ricevere eventuali scritti difensivi e, infine, adozione del provvedimento disciplinare). 

Tuttavia – sostiene la sentenza in commento – non si può ritenere negligente il lavoratore che, nell’obbedire alle direttive del datore, non sia posto nelle condizioni di poter adempiere correttamente all’obbligazione assunta. 

Il ragionamento seguito dal tribunale di Grosseto è applicabile in via generalizzata ed astratta ad ogni ipotesi in cui il datore di lavoro assegni al lavoratore mansioni oggettivamente sproporzionate tanto rispetto alle capacità dello stesso quanto ai mezzi messi a disposizione. Si pensi del resto che il licenziamento per scarso rendimento può avvenire solo laddove la qualità e la quantità delle prestazioni svolte dal dipendente è ben al di sotto della media dei suoi colleghi adibiti alla medesima mansione e solo previa lettera di contestazione che gli consenta di ravvedersi. 

Spetta al dipendente contestare il carattere eccessivo e sproporzionato delle mansioni richieste. Spetterà invece al datore di lavoro dimostrare che il comportamento preteso era in concreto realizzabile.

Il principio non è nuovo. Secondo la Cassazione [2], il lavoratore non è obbligato al raggiungimento di un risultato, ma all’esplicazione delle proprie energie, nei modi e nei tempi stabiliti, purché la prestazione sia comunque eseguita con quella diligenza e quella professionalità proprie delle mansioni svolte. Tant’è che nell’ipotesi di scarso rendimento, è il datore di lavoro a dimostrare la negligenza del dipendente ossia che l’inadeguatezza della prestazione resa da quest’ultimo dipenda da lui e non da fattori esterni o imputabili all’azienda. 


note

[1] Trib. Grosseto, sent. n. 171 del 24 novembre 2021.

[2] Cass. civ. Sez. lavoro, 20/08/1991, n. 8973

Tribunale Grosseto Sezione L Civile Sentenza 24 novembre 2021 n. 171

Data udienza 24 novembre 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GROSSETO

SEZIONE LAVORO

in persona del Giudice, dott. Giuseppe GROSSO

all’udienza del 24 novembre 2021, all’esito della camera di consiglio, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

ex art. 429, 1 comma c.p.c., modificato dall’art. 53, comma 2 d.l. n. 112/2008, conv. in legge n. 133/2008, nella causa civile iscritta al n. 540 del Ruolo Generale Affari Lavoro dell’anno 2019, vertente

TRA

(…) S.p.A., in persona del Presidente e legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. El.Cr., Servizio Legale di (…) S.p.A., ed elettivamente domiciliata presso (…) S.p.A. Filiale di Grosseto Piazza (…).

RICORRENTE

e

(…), C.F. (…), nato (…) e residente in Via (…), Grosseto, rappresentato e difeso dall’Avv. Vi.So. del foro di Roma, ed elettivamente domiciliato in Grosseto alla Via (…), presso (…), giusta procura in atti telematici.

CONVENUTA

Oggetto: sanzione disciplinare.

FATTO E DIRITTO

1. Con ricorso depositato in data 25 settembre 2019 (…) S.p.A. ha rappresentato che il proprio dipendente (…) non aveva provveduto a svolgere il servizio di recapito nel giorno 11.6.2019 con la dovuta diligenza, omettendo di recapitare 7 prioritari esteri, 2 prioritari nazionali e 13 invii a firma “come da rapportino palmare agli atti” (all. 6 e 7); ciò a fronte delle complessive consegne affidategli per quella giornata, pari a 15 recapiti esteri, 7 prioritari nazionali e 61 invii, lasciando quanto non consegnato sul tavolo nella stanza dei capisquadra portalettere. Il tutto come da addebito che costituisce all. 1 del ricorso.

Tanto premesso, la ricorrente ha avanzato richiesta di voler riconoscere la legittimità della sanzione disciplinare conservativa irrogata ossia la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un giorno, ai sensi degli artt. 2104 e 2015 c.c. nonché degli artt. 52/55 del CCNL di comparto (doc. 3 ric.).

2. Si è costituita in giudizio il convenuto, contestando nel merito la pretesa punitiva, negando in particolare l’addebitabilità della mancanza per stante la gravosità dell’impegno, in particolare dovuta alla “carenza di risorse umane, l’assenza per infortunio di una collega (Sig.ra (…)) e l’aumento della mole di lavoro”.

3. Rifiutata da pare ricorrente la proposta giudiziale di ridurre la sanzione al solo richiamo verbale (cfr. verbale del 3.12.2019), escussi i testimoni ammessi e acquisita la documentazione prodotta, la causa è stata decisa mediante sentenza di cui è stata data integrale lettura.

4. Il ricorso è infondato.

4.1. Preliminarmente va detto che l’addebito disciplinare – che cristallizza i fatti contestati e che come tale risulta intangibile in corso di causa – non muove, nello specifico, un rimprovero per aver il portalettere lasciato quanto non recapitato sul tavolo dei capisquadra in violazione di una specifica disposizione in tal senso. Di tale comportamento (meramente descritto nella contestazione) la ricorrente non indica neppure la fonte (sia essa regolamentare o di prassi). Ad ogni modo, anche a voler estendere l’imputazione disciplinare anche a tale profilo, come la ricorrente ha dedotto nel proprio ricorso introduttivo – laddove ha rappresentato che il (…) avrebbe dovuto lasciare i prodotti non consegnati in una casetta presso la sezione registrate, indicando le ragioni della mancata consegna – esso tuttavia non risulta adeguatamente comprovato all’esito dell’istruttoria svolta.

5. Per quanto attiene al primo profilo, i riferimenti oggettivi risultano documentali e non contestati. In particolare deve confermarsi che al (…) erano stati affidati 15 recapiti esteri, 7 prioritari nazionali e 61 invii, quindi complessivamente 83 recapiti (dal che si desume che quanto sul punto riferito dal teste di parte ricorrente, ovvero dal dipendente (…), colui che ha materialmente effettuato all’azienda la segnalazione circa la mancata completa consegna, non è corretto dal momento che il (…) ha invece riferito in udienza che il (…) avrebbe dovuto effettuare complessivamente 60 consegne a fronte di una media di 80 consegne giornaliere dei portalettere).

All’esito dell’istruttoria è emerso che il territorio di consegna assegnato al resistente è caratterizzato da aree a vocazione agricola con luoghi di consegna distanti tra loro. Sul punto anche il teste (…) ha dichiarato che al (…) è stato assegnato un “territorio vasto con significative percorrenze all’interno di zone di campagna, anche fuori dal Comune di Grosseto” (cfr. risposta del teste al cap. 6). La teste indicata da parte resistente, (…), ha confermato sul medesimo punto il capitolo 1 della memoria di costituzione del (…), precisando che per esperienza diretta “5 zone di cui 2 rurali per esperienza sono tante” (cfr. dichiarazioni della teste in risposta ai cap. 1 e 4). La teste (…) ha poi confermato che ella quel giorno era assente dal lavoro per infortunio, dato addotto dal resistente a giustificazione del maggior aggravio di lavoro che si era ritrovato a svolgere. In merito – si ricorda – che il (…) ha riferito come la media di consegne dei portalettere è di 80 recapiti, mentre nello specifico al (…) ne erano stati assegnati 83. Così stando le cose, a fronte di 22 complessive mancate consegne, non pare al Tribunale che la condotta del (…) possa definirsi negligente al punto da meritare una risposta sanzionatoria come quella in concreto irrogatagli. Tanto più che l’azienda non ha specificato se le consegne dovessero seguire un certo ordine di importanza né quindi distinto all’interno della contestazione le mancate consegne sotto un profilo qualitativo, bensì meramente quantitativo. Va tenuto poi in debito conto che la presenza di aree agricole con limiti di velocità, quali quelli indicati dal resistente (cfr. doc. nn. 2 e 3) e non contestati, ben potevano nello specifico di una giornata giustificare eventuali ritardi, data anche l’oggettiva, ricorrente, presenza di macchine agricole nelle aree in questione, che – notoriamente, come dedotto da parte resistente – rallentano gli altri veicoli, dilatando così i tempi di consegna. Nè la stessa media indicata dal teste (…) (80 consegne giornaliere) distingue peraltro tra aree urbane e inurbane o agricole.

Viene così meno la contestazione della violazione del codice etico, indicata nella contestazione del 15.7.2019 (all. 1 ric.) relativamente alla qualità, diligenza e professionalità del lavoratore.

5. Come detto, la mancata consegna delle rimanenze nella sezione recapiti, e nello specifico dentro una apposita scatola (con riferimento in particolare ai prodotti esteri e prioritari non consegnati), e ancora la mancata giustificazione scritta sono profili che non stati espressamente contestati come mancanze di rilievo disciplinare nell’addebito sopra indicato. Peraltro l’istruttoria non ha neppure adeguatamente confermato l’esistenza di indicazioni in tal senso e anzi, con riferimento specifico alla detta scatola, è emerso che essa non era più in uso all’epoca dei fatti (sul punto, liberamente interrogato, il resistente ha pure lui affermato che la detta scatola “non c’era più da tempo e c’era la prassi di lasciare la posta sul tavolo; (…) solo in tempi recenti è stato introdotto l’obbligo di avvisare per iscritto” circa le ragioni delle mancate consegne; cfr. verbale interrogatorio libero del 19.11.2019).

6. Deve conseguentemente riconoscersi la non imputabilità delle contestazioni mosse al (…). Con il che deve ritenersi esclusa la configurabilità della violazione dei sopra citati articoli del CCNL invocati da parte ricorrente, non potendosi affermare che il convenuto abbia violato i principi dettati dall’art. 2104 c.c. (diligenza del prestatore di lavoro) e 2105 c.c. (obbligo di fedeltà), richiamati dagli artt. 52 e ss. del CCNL del 14 aprile 2011. La sanzione disciplinare applicata risulta quindi illegittima.

7. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo in base ai parametri medi per i compensi per l’attività forense di cui al D.M. 10.3.2014 n. 55, pubbl. in GU n. 77 del 2.4.2014 avuto riguardo al valore della causa appartenente al primo scaglione.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da (…) S.p.a., così provvede:

– rigetta il ricorso;

– condanna (…) S.p.A. alla rifusione in favore dell’Avv. Vi.So., dichiaratosi antistatario, delle spese di giudizio che liquida in Euro 610 per compensi di avvocato, oltre spese forfettarie I.V.A. e cpa come per legge.

Così deciso in Grosseto il 24 novembre 2021.

Depositata in Cancelleria il 24 novembre 2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube