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Concorrenza sleale: cos’è e quando ricorre

24 Giugno 2015
Concorrenza sleale: cos’è e quando ricorre

Tutti gli atti di concorrenza sleale: atti che creano confusione, atti denigratori, atti contrari alla correttezza professionale, imitazione servile.

Se è vero che la concorrenza produce effetti benefici sul mercato, è anche vero che, quando è troppo accesa, può sfociare in atti che ledono la libertà commerciale degli imprenditori che, pertanto, la legge tutela al pari dei consumatori. È il caso, per esempio, di chi imiti i modelli altrui. Dunque il nostro ordinamento reprime i comportamenti che danneggiano i concorrenti in modo sleale.

 

Ma quale comportamento può davvero dirsi sleale?

Rientrano nel concetto di concorrenza sleale, secondo quanto disposto dal codice civile [1]:

– gli atti idonei a creare confusione con i prodotti o con l’attività dei concorrenti;

– gli atti denigratori di prodotti altrui o diretti ad appropriarsi di pregi che invece appartengono a prodotti o imprese altrui;

– ogni altro atto contrario alla correttezza professionale.

Gli atti di concorrenza sleale che creano confusione

Rientrano in questa categoria gli atti per mezzo dei quali l’imprenditore cerca di far credere che il proprio prodotto provenga da un’impresa concorrente di maggiore prestigio. Solitamente questo tipo di illecito viene posto in essere imitando i segni distintivi altrui (ditta, insegna e marchio) o, più spesso, imitando la forma del prodotto, la sua confezione o la sua etichettatura.

Quest’ultimo comportamento viene chiamato imitazione servile.

Gli atti di concorrenza sleale denigratori

Rientrano in questa categoria gli atti di denigrazione dei prodotti altrui consistenti nel diffondere, soprattutto con il messaggio pubblicitario, notizie e appressamenti sui prodotti e sull’attività del concorrente idonei a determinarne il discredito. Ciò talvolta viene fatto ricorrendo alla cosiddetta pubblica comparativa con la quale si esaltano le qualità del proprio prodotto criticando quelle del prodotto concorrente.

Gli atti di concorrenza sleale non conformi alla correttezza professionale e idonei a danneggiare l’azienda altrui

Si tratta di una categoria residuale nella quale rientrano fattispecie diverse e non facilmente catalogabili. Vengono compresi in questa categoria, ad esempio, lo spionaggio industriale e il cosiddetto storno di dipendenti, cioè l’azione volta a sottrarre al concorrente i dipendenti più validi o quelli più informati sui segreti aziendali.

Le sanzioni a carico di chi commette atti di concorrenza sleale

Se il giudice accerta che un imprenditore ha commesso atti di concorrenza sleale gli inibisce la continuazione degli atti stessi e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti [2]. Inoltre se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o colpa, l’autore deve pagare il risarcimento del danno [3].

Quando i prodotti si assomigliano non è sempre concorrenza sleale

Spesso ci si chiede quale sia la linea di confine tra un’accettabile somiglianza e l’imitazione servile del prodotto altrui. Basta apportare alcuni cambiamenti alla forma, alla confezione o al logo per non essere imputati di concorrenza sleale?

Secondo la maggior parte dei giudici, per giudicare se un prodotto è confondibile con un altro simile bisogna guardare alla sua apparenza, cioè al modo in cui esso appare a prima vista agli occhi del consumatore non particolarmente attento. Non hanno alcuna importanza, in questo giudizio, le sottili differenze che non siano immediatamente rilevabili dal consumatore all’atto della scelta.

L’imitazione servile è piuttosto difficile da reprimere. Essa si configura come illecito civile e ciò comporta che il giudice possa vietare la prosecuzione dell’imitazione solo su domanda dell’interessato.


note

[1] Art. 2598 cod. civ.

[2] Art. 2599 cod. civ.

[3] Art. 2600 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. e concorrenza sleale il tabacchi che si trasforma bar tabacchi ,e il bar di fianco per le distanze da mantenere dalla rivendita di tabacchi non puo’ trasformrsi in bar e tabacchi.

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