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Articolo 16 Costituzione italiana: spiegazione e commento

7 Dicembre 2021 | Autore:
Articolo 16 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 16 Cost. sulla libertà di circolazione e soggiorno e sui limiti per la tutela della salute pubblica.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge. 

La libertà di movimento

Questa generazione legherà per sempre l’articolo 16 della Costituzione alle limitazioni agli spostamenti imposti da decreti e leggi durante il periodo emergenziale della pandemia Covid-19. Lockdown, green pass, cluster regionali: sono termini che resteranno impressi nella memoria di due generazioni. Abbiamo vissuto una sorta di doppia guerra: la prima contro un nemico comune, il virus, che ci ha segregato nelle nostre abitazioni; la seconda interna, tra scettici e non.

In verità, l’articolo 16 dice molto più di quanto in apparenza potrebbe sembrare. Innanzitutto, l’articolo 16 riconosce a ogni cittadino la libertà di risiedere o dimorare dove vuole, in qualsiasi parte del Paese, finanche sotto i ponti. Dormire per strada non è un reato. 

Salvo in alcuni casi eccezionali che vedremo a breve, tale libertà non può essere mai limitata, tantomeno per ragioni di carattere politico così com’è successo in periodo fascista con il cosiddetto confino, una sanzione prevista nei confronti dei dissidenti e consistente nell’obbligo di risiedere a tempo indeterminato in una località sperduta, dalla quale era difficile allontanarsi o comunicare con il mondo esterno. 

In forza poi dei patti con l’Unione Europea, la libertà di movimento è stata estesa all’interno dell’Area Schëngen che ha eliminato le frontiere, consentendo ai cittadini degli Stati aderenti di attraversare liberamente i confini senza alcun controllo o dogana, così come si fa all’interno dello stesso Paese.

Proprio in forza della libertà di movimento, l’Italia si è vista costretta a cancellare la disposizione transitoria della Costituzione che impediva ai Savoia di tornare sul territorio nazionale, in quanto gli stessi non costituivano più un pericolo per la Repubblica.

I limiti alla libertà di movimento

La legge pone dei limiti alla libertà di movimento rivolti a tutelare la sicurezza pubblica, la salute e gli interessi della collettività.

Il primo limite riguarda proprio l’obbligo di residenza: ciascun cittadino deve essere reperibile, deve quindi avere una residenza. Anche i «senza fissa dimora» devono indicare un luogo (come una via, una piazza, finanche una panchina del parco) ove possano essere rintracciati dalle autorità. E questo per una serie di ragioni. Innanzitutto perché, laddove vi sia bisogno di notificare atti giudiziari, è necessario sapere in che luogo il postino possa consegnarli. Diversamente, alcun processo potrebbe tenersi visto che il cittadino ha diritto a sapere che si agisce contro di lui onde difendersi, nominando un avvocato. In secondo luogo perché, nel caso vi siano ordini di perquisizioni, ispezioni o arresti, la polizia deve poter individuare con esattezza il luogo ove trovare l’indiziato, senza ricorrere a infinite e difficili indagini. 

Ci sono poi le questioni di carattere fiscale: la residenza è necessaria, ad esempio, per individuare la dimora del contribuente e, quindi, per godere dell’esenzione sul pagamento dell’Imu o del beneficio dell’impignorabilità della prima casa. E non infine la residenza fissa una serie di conseguenze di carattere amministrativo: l’ufficio competente per il rilascio dei certificati anagrafici e dei documenti d’identità, l’individuazione del medico di famiglia, il seggio ove esercitare il diritto al voto e così via.

Tutto ciò fa sì che, da un lato, non si possano fissare residenze “di comodo”, ove cioè non si è presenti: la residenza deve essere per forza situata presso la dimora abituale del cittadino ossia presso il luogo ove si vive per gran parte dell’anno. Dall’altro lato, dichiarare una falsa residenza all’ufficio dell’anagrafe costituisce reato di falso in atto pubblico. 

Il secondo limite alla libertà di movimento riguarda la salute pubblica. Spetta alla legge (sia essa del Parlamento o del Governo) individuare, di volta in volta, le specifiche esigenze sanitarie in forza delle quali poter limitare la libertà di circolazione. Così com’è stato con il decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 in occasione della pandemia Covid-19. I costituenti pensavano ovviamente non già al coronavirus ma alle malattie all’epoca più conosciute come il colera o la peste, ma la norma può chiaramente estendersi a qualsiasi altra malattia infettiva come è stata ad esempio l’aviaria ed eventuali ulteriori che, in futuro, potrebbero presentarsi.

La legge che limita la libertà di circolazione trova quindi una copertura diretta e immediata nella Costituzione; non richiede neanche la previa dichiarazione di uno stato di emergenza sanitaria. 

La norma è una delle prime enunciazioni della Costituzione che sancisce il primato dell’interesse comune su quello individuale. La nostra è infatti una Costituzione costruita sugli ideali della collaborazione e della solidarietà, dinanzi ai quali l’interesse del singolo può essere limitato entro determinati limiti di ragionevolezza.

La terza eccezione alla libertà di movimento posta dall’articolo 16 è la sicurezza pubblica. Esiste ad esempio il daspo, ossia il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per le persone ritenute violente, o il divieto di avvicinamento nei luoghi di dimora o lavoro di una vittima di stalking. Lo stesso carcere preventivo è una forma di limitazione alla libertà di movimento disposta nel tentativo di evitare la commissione di ulteriori reati. 

In ogni caso, la misura dell’obbligo di soggiorno nei confronti dei soggetti ritenuti pericolosi può essere disposta solo dal giudice previo accertamento della pericolosità sociale di un individuo. 

Diritto di espatriare

L’articolo 16 pone infine la libertà non solo di muoversi da una parte all’altra dell’Italia ma anche di uscirvi e rientrarvi a proprio piacimento e senza dover fornire motivazioni (che pertanto potrebbero essere legate allo studio, alle vacanze, al lavoro, al definitivo espatrio e così via). Sembra un diritto scontato perché siamo ormai abituati a un Paese libero, ma vi sono tutt’oggi molti regimi totalitari che vietano ai propri cittadini di scappare all’estero o di restarvi per un periodo di tempo eccessivamente prolungato.

La norma si chiude subordinando l’espatrio al rispetto degli obblighi di legge. Non si tratta di limiti, ma solo di condizioni di carattere amministrativo come il possesso della carta d’identità (per entrare e uscire dalle nazioni dell’Unione Europea) o del passaporto (per tutte le altre nazioni).



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2 Commenti

  1. La legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di salute pubblica. Ma non può farlo “ad personam”, e neanche per un gruppo di persone, se non con specifico intervento di un magistrato (per le limitazioni ad personam). Tali limitazioni valgono per tutti o per nessuno
    Quindi il green pass, con tutte le sue derivazioni, è palesemente anticostituzionale

    1. AAOLUTAMENTE VERO – VERISSIMO – BRAVO – FANCULO LE ELITE E IL NUOVO ORDINE MONDIALE – VIVI LIBERO O MUORI

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