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Quando si può mangiare gratis al ristorante

12 Marzo 2022 | Autore:
Quando si può mangiare gratis al ristorante

I casi in cui è possibile andarsene via senza pagare il conto. O, alla peggio, saldare il debito in un secondo momento.

«Patti chiari, amicizia lunga», recita un detto popolare. Chi rispetta i propri obblighi verso i clienti, nulla ha da temere. Chi, invece, tenta di applicare delle regole inventate da lui di sana pianta a discapito di quanto stabilito dalla legge, è facile che prima o poi abbia delle brutte sorprese. È il caso del ristoratore che, ad esempio, esibisce un cartello all’ingresso su cui c’è scritto «qui si paga solo in contanti» o che mette all’esterno del locale una lavagna con elencati quattro o cinque piatti del giorno senza riportare il prezzo. Le regole sono regole e, se si fa di testa propria per pura convenienza, è facile che al cliente si ricordi quando si può mangiare gratis al ristorante. Insomma, che finisca il caffè e se ne vada senza pagare il conto.

Bisogna tenere presente che anche ordinare un caffè da consumare velocemente al banco del bar equivale a stipulare un contratto. Lo stesso succede al ristorante, quando l’avventore si siede, chiede il menù e ordina da mangiare. Significa che se una delle due parti non rispetta i propri doveri risulta inadempiente e la controparte, a quel punto, non è tenuta ad onorare il proprio impegno. Vediamo, allora, quando si può mangiare gratis al ristorante.

Mangiare al ristorante: quando si perfeziona il contratto?

Dicevamo che il rapporto tra cliente e ristoratore, da un punto di vista formale, è basato su un contratto. Atipico, ma pur sempre di un contratto si tratta che ha come oggetto la somministrazione di beni e servizi (cibo, bevande, preparazione delle pietanze, il cameriere che le porta al tavolo, ecc.) in cambio di un corrispettivo in denaro.

Come tutti i contratti, anche quello che viene stipulato al ristorante ha una fase di trattativa che coincide con il momento in cui il titolare (direttamente o attraverso il cameriere) fa la sua proposta. Altro non è che la consegna del menù con i beni disponibili ed i relativi costi. Il galateo suggerisce di consegnare alle signore un elenco che riporti solo pietanze e bevande ma non i prezzi. Ma questa abitudine potrebbe scomparire, frutto di chi dice che si tratta di una scelta «sessista». Ad ogni modo, se c’è qualcuno che ha il diritto di vedere quanto si spende è il cliente che paga. E a lui non è possibile negare un listino completo.

Al fine di evitare un’inadempienza che possa portare il cliente a mangiare gratis al ristorante, il listino deve indicare anche il costo di pane e coperto ed i prodotti surgelati o congelati utilizzati per la preparazione delle pietanze.

In questa fase di trattativa, dunque, l’esercente propone e il cliente decide. Una volta che l’avventore ordina anche solo una bottiglia di acqua minerale, significa che accetta le condizioni riportate nel menù: a quel punto si perfeziona il contratto, che entrambe le parti sono tenute ad onorare.

Si può dire, dunque, che l’accordo siglato tra ristoratore e cliente è:

  • bilaterale, poiché coinvolge due parti;
  • consensuale, perché le parti concludono il contratto di comune accordo;
  • a titolo oneroso;
  • a prestazione corrispettiva.

Al ristorante gratis perché manca il listino dei prezzi

C’è un Regio Decreto del 1940 [1], ancora in vigore, che obbliga i ristoratori ad esporre all’esterno del locale il menù con il listino dei prezzi delle varie pietanze o bibite, più quello del coperto. Il mancato rispetto di questa norma può costare al titolare dell’esercizio una multa di 308 euro. Inoltre, il cliente potrebbe decidere di andare via senza pagare perché il ristoratore è stato inadempiente. E si torna al discorso di prima: se tu per primo non rispetti il contratto, io non sono più tenuto a farlo.

Si pensi, ad esempio, a quei locali che servono il menù lavoro o a prezzo fisso e che mettono fuori dal locale un cartello o una lavagna in cui ci sono le proposte del giorno ma senza il prezzo, oppure con un prezzo complessivo che non contiene il costo del vino, dell’acqua, delle altre bibite, del caffè. Così, uno si siede sapendo che spenderà 10 o 12 euro solo per mangiare, ma restando «alla cieca» su quello che sarà il costo finale perché non c’è scritto da nessuna parte. Il cliente ha diritto, appena si siede, a chiedere il menù per controllare i prezzi degli extra. Se non gli viene dato, può andarsene via senza pagare.

Al ristorante gratis perché le pietanze sono diverse dal menù

Un altro motivo per mangiare gratis al ristorante è il fatto di ritrovarsi davanti un piatto diverso o con ingredienti diversi rispetto a ciò che è indicato nel menù. Può succedere, ad esempio, quando un cliente ordina un piatto di prosciutto e melone e si ritrova lo speck al posto del prosciutto, oppure gli viene servito un risotto alla milanese senza lo zafferano, una bistecca di tacchino al posto di quella di pollo segnalata nel menù, una cotoletta alla milanese fatta con il maiale anziché con il vitello (costa meno), e così via.

Non si tratta di fare gli schizzinosi ma di rispettare la legge, che equivale a rispettare il contratto di cui abbiamo parlato sopra. Dice la normativa: «Le derrate riportate in menù devono essere quelle effettivamente consumate». In caso contrario, il ristoratore incorre nel reato di frode in commercio [2]. Quanto basta per non pagare il conto e mangiare gratis al ristorante.

Semmai, nel caso in cui gli ingredienti o le pietanze segnalate nel menù non fossero più disponibili, il cameriere è tenuto a comunicarlo anticipatamente al cliente al momento di porgere il listino. In teoria, dovrebbe anche dire quanto costa. Si pensi a chi vuole mangiare del filetto in un certo modo ma sia costretto a consumarlo con una preparazione diversa e molto più costosa: ha diritto a saperlo prima di confermare l’ordine.

Lo stesso vale per il vino: se in cantina non c’è più la bottiglia richiesta, non si può dire al cliente «le porto qualcosa di simile»: quel «qualcosa di simile» può essere un vino che costa 30 o 40 euro in più. Quindi, dovrà precisare quale vino verrà servito e a quale prezzo. Altro discorso è che l’avventore dica «faccia lei, non c’è problema». Rischia grosso ma è stato lui ad autorizzarlo.

Al ristorante gratis perché il servizio è scadente

La qualità al ristorante non si misura soltanto dalla capacità del cuoco di cucinare come si deve ma anche del modo in cui cibo e bevande vengono serviti. Il cliente mangerà gratis al ristorante contestando il servizio scadente, ad esempio, se per due volte gli viene portato al tavolo quello che non ha ordinato, se il cameriere non è stato attento con il piatto della minestra e gli ha sporcato i pantaloni, se il cuoco si mette il dito nel naso, se il personale è sgarbato e scontroso. Ma anche quando si lascia ad un cliente la tovaglia di quello precedente, con tanto di gocce di sugo e briciole di pane, oppure quando la pulizia dei locali non è scrupolosa.

Sempre la normativa impone che chi offre un bene o un servizio (in questo caso, tutti e due) deve comportarsi con correttezza, diligenza e a regola d’arte. Senza questi presupposti, il cliente è legittimato a non pagare il conto.

Al ristorante gratis per pagare dopo

Si può mangiare gratis al ristorante e pagare in un secondo momento? Fino ad un certo punto, sì. C’è qualche situazione in cui il cliente può chiedere o pretendere di non pagare subito ma di farlo dopo qualche ora o qualche giorno. La spieghiamo con un esempio.

Immagina di entrare al ristorante, di dare un’occhiata al menù e di trovare interessanti i prezzi richiesti per le varie proposte. Ordini da mangiare e da bere, consumi il pasto e vai alla cassa a chiedere il conto per pagare. Ti rendi conto di non avere dei contanti sufficienti.

A questo punto possono succedere due cose. La prima, la più delicata, è che tu non abbia con te moneta elettronica (un Bancomat, una carta di credito) o un libretto di assegni. Hai la possibilità di chiedere al titolare di andare a prelevare per passare subito a saldare il conto. Nel caso, e come garanzia, puoi lasciargli un tuo documento di identità, purché sia una tua iniziativa: lui non ha alcun titolo per pretendere di vedere un tuo documento. Come non potrebbe nemmeno bloccarti all’interno del locale nemmeno se lui stesso chiama la Polizia: sarebbe sequestro di persona.

In alternativa, puoi chiamare qualcuno per farti portare i soldi oppure offrirti di lavare i piatti. Può sembrare assurdo, ma in alcuni locali americani c’è chi accetta di dare da mangiare in cambio di un servizio «pratico» come, appunto, sistemare la sala o la cucina.

La seconda situazione è quella che gioca di più a tuo favore: ti rendi conto di non avere abbastanza contanti e tiri fuori la carta di credito ma l’esercente ti dice che non ha il Pos o che non funziona. A quel punto, sei tu ad avere la padella dalla parte del manico, perché l’esercente è obbligato ad avere un Pos e perché tu non sei tenuto ad uscire di casa con dei contanti. Puoi tranquillamente andare via senza pagare. Ma dovrai, comunque, sistemare il conto in un secondo momento, tornando con i contanti o facendo un bonifico (dopo, ovviamente, aver chiesto al ristoratore di scalarti dal totale eventuali costi per ripassare con i soldi o per l’operazione bancaria).

A te, infine, la scelta di segnalare l’esercente senza Pos alla Guardia di Finanza, con una telefonata al 117 o all’Agenzia delle Entrate. Tieni presente, però, che sarà una mera comunicazione informativa: l’obbligo del Pos c’è ma la sanzione no. E questo il ristoratore lo sa.


note

[1] Art. 180 Reggio Decreto n. 635/1940.

[2] Ex artt. 56 e 515 cod. proc. pen.

[3] Art. 393 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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