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Ripetizione indebito: come funziona

12 Marzo 2022 | Autore:
Ripetizione indebito: come funziona

Restituzione della prestazione non dovuta: cos’è e in quanto tempo si prescrive? Qual è la differenza tra indebito oggettivo e soggettivo?

Secondo la legge, ogni prestazione deve essere giustificata, ad esempio, dalla sussistenza di un precedente debito, da una compravendita, una locazione, ecc. Insomma: ogni pagamento deve avere una ragione. Ecco perché le donazioni possono essere effettuate solamente rispettando determinate formalità (atto pubblico) e perché la legge disciplina la ripetizione dell’indebito. Cos’è e come funziona?

Facciamo subito chiarezza. Nel mondo del diritto, “ripetizione” significa “restituzione”. Pertanto, parlare di ripetizione dell’indebito significa discutere della restituzione di ciò che una persona ha ingiustificatamente ricevuto.

Come vedremo, la legge prevede due tipi di indebito, uno oggettivo e uno soggettivo: il primo ricorre tutte le volte in cui il pagatore non aveva alcun debito, mentre il secondo si ha tutte le volte in cui il pagatore adempie un debito altrui pensando che sia il proprio. Prosegui nella lettura se vuoi sapere come funziona la ripetizione dell’indebito.

Cos’è l’indebito?

Per indebito si intende una prestazione eseguita ma non dovuta.

Se Tizio paga una somma di denaro a Caio credendolo Sempronio, Caio avrà ricevuto un’indebita prestazione che, pertanto, andrà restituita.

Restituzione dell’indebito: cos’è?

La restituzione (o ripetizione) dell’indebito consente a chi ha pagato di riottenere la propria prestazione, in quanto questa era stata resa per sbaglio.

Secondo il Codice civile, l’indebito può essere di due tipi: oggettivo e soggettivo. Analizziamoli entrambi.

Indebito oggettivo: cos’è?

Per legge (art. 2033 Cod. civ.), l’indebito oggettivo ricorre quando viene pagato un debito che in realtà non esiste, nel senso che non è dovuto alcunché né da chi ha eseguito la prestazione né da altri.

Francesco ha acquistato un’automobile a rate e, invece di pagarne 24 come pattuito, ne paga 25. Egli ha pertanto diritto alla restituzione dell’indebito, pari alla rata non dovuta.

L’inesistenza del debito può essere:

  • originaria, quando manca fin dal principio una causa che giustifichi il pagamento. Si pensi all’uomo che, effettuando un bonifico, sbagli a digitare il codice Iban destinando i soldi a un’altra persona;
  • sopravvenuta, qualora la causa del rapporto, originariamente esistente, è venuta meno in virtù di eventi successivi che hanno posto nel nulla il rapporto stesso. È il caso del contratto successivamente annullato, che obbliga chi ha ricevuto il pagamento alla sua restituzione.

Equiparato all’indebito oggettivo è il pagamento di un debito oggettivamente esistente, ma a persona diversa dal creditore (cosiddetto indebito “ex latere accipientis”).

Ciò è chiaro, in quanto chi paga un debito ad una persona sbagliata, in ultima analisi ha pagato un debito inesistente. Pertanto, si avrà il diritto alla restituzione da parte di chi ha ricevuto ingiustamente il pagamento.

Indebito soggettivo: cos’è?

Per legge (art. 2036 Cod. civ.), si ha indebito soggettivo quando, per mero errore, viene pagato un debito altrui, credendolo proprio. In questo caso, colui che ha effettuato il pagamento ha diritto a ottenerne la restituzione [2].

Ai fini della ripetizione dell’indebito, la legge richiede che l’errore di chi ha pagato sia scusabile. Ecco un esempio.

Marta deve 100 euro a Francesca. Maria, madre di Marta, credendo di dover pagare i debiti della figlia da poco maggiorenne, paga il debito di Marta al suo posto. In questo caso, Maria avrà diritto alla restituzione dei soldi da parte di Francesca in quanto si è trattato di un errore scusabile.

Se l’errore non è scusabile, invece, non pare giusto penalizzare il creditore che ha avuto, in fin dei conti, quanto gli spetta. Pertanto, non sarà ammissibile la ripetizione dell’indebito, ma chi ha pagato si sostituisce nei diritti del creditore e, pertanto, potrà pretendere la restituzione dal debitore: si tratta della cosiddetta “surrogazione”.

La ripetizione dell’indebito è altresì esclusa qualora il creditore si sia privato in buona fede del titolo o delle garanzie del credito. Riprendiamo l’esempio fatto sopra.

Se Francesca, credendo valido il pagamento di Maria, si libera della scrittura privata da cui sorgeva il debito di Marta, non deve restituire i soldi che ha ricevuto. In questa ipotesi, però, Maria matura il diritto alla restituzione nei confronti di chi si è avvantaggiato del pagamento, cioè della figlia Marta.

Non sussiste invece indebito oggettivo, con il conseguente diritto di chi ha pagato a vedersi restituite le somme, quando un soggetto paga consapevolmente un debito altrui.

Ripetizione dell’indebito: dopo quanto tempo si prescrive?

Il diritto alla restituzione dell’indebito si prescrive nel termine di dieci anni che decorre da quando è stato effettuato il pagamento non dovuto.



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