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Condizioni di validità del matrimonio

14 Marzo 2022 | Autore:
Condizioni di validità del matrimonio

Al momento della celebrazione delle nozze, gli sposi devono possedere determinati requisiti e non devono sussistere impedimenti. In caso contrario, il matrimonio può essere annullato.

In diritto, il matrimonio è l’atto con il quale due persone di sesso diverso manifestano la volontà di unirsi tra loro e, quindi, di realizzare una comunione di vita spirituale e materiale. Nel nostro ordinamento giuridico, due tipi di matrimonio producono effetti: quello civile, che viene celebrato dinanzi all’ufficiale di stato civile, e quello concordatario, che viene celebrato davanti a un ministro del culto cattolico secondo il rito canonico e, poi, trascritto nei registri dello stato civile. Per potersi sposare, la legge richiede la sussistenza di determinate condizioni di validità.

Quali sono le condizioni di validità del matrimonio? Il raggiungimento della maggiore età o l’autorizzazione per chi ha compiuto i 16 anni in presenza di gravi motivi [1]; la mancanza di uno stato di interdizione [2]; lo stato libero [3].

Esistono anche degli impedimenti a contrarre matrimonio. Più precisamente, si tratta della parentela (consanguinei, affini, adottanti-adottati), del delitto (omicidio o tentato omicidio di una persona per sposarne il coniuge) e del divieto temporaneo di nuove nozze. In quest’ultimo caso, la donna che ha già contratto matrimonio, non può risposarsi prima che siano decorsi 300 giorni dallo scioglimento o dall’annullamento del precedente matrimonio o dalla cessazione degli effetti civili [4]. Tutto ciò al fine di evitare incertezze sulla paternità di un eventuale figlio.

Condizioni di validità del matrimonio: quali sono?

Come anticipato nel paragrafo introduttivo, le condizioni di validità del matrimonio sono tre: età, mancanza di uno stato di interdizione e stato libero. Analizziamole singolarmente.

Età

La prima condizione di validità del matrimonio è rappresentata dalla maggiore età o, per chi ha compiuto i 16 anni, dall’autorizzazione a sposarsi, rilasciata dal tribunale per i minorenni. Secondo la dottrina maggioritaria la mancanza dell’età minima richiesta per contrarre matrimonio rappresenta una vera e propria incapacità giuridica, non ritenendosi il minore in grado di divenire titolare del relativo rapporto.

Affinché l’autorità giudiziaria possa ammettere il minore a sposarsi, è necessaria la sussistenza di due indispensabili requisiti:

  1. la maturità psicofisica, cioè la capacità di valutare coscientemente le responsabilità derivanti dall’atto matrimoniale;
  2. i gravi motivi. Si pensi all’ipotesi tipica della seduzione con conseguente gravidanza che porterebbero al cosiddetto matrimonio riparatore, sebbene la giurisprudenza non li considera sufficienti, da soli e in difetto della personalità responsabile, alla dispensa.

Il decreto con il quale il minore è ammesso a contrarre matrimonio è comunicato al pubblico ministero, agli sposi, ai genitori e al tutore. Contro tale provvedimento può essere presentato reclamo con ricorso alla corte d’appello, entro 10 giorni dalla comunicazione.

Il decreto acquista efficacia se non viene proposto reclamo nel predetto termine.

Mancanza di uno stato di interdizione

Per poter contrarre matrimonio né il futuro marito né la futura moglie devono essere stati interdetti per infermità mentale.

L’interdizione è uno strumento rivolto a tutelare coloro che, a causa di una condizione di abituale infermità mentale, sono totalmente incapaci di agire o di provvedere ai propri interessi. I destinatari della misura sono i maggiori di età e i minori emancipati affetti da tale infermità.

Se l’istanza di interdizione è stata solo promossa, il pubblico ministero può chiedere che si sospenda la celebrazione del matrimonio; in tal caso, la celebrazione non può avere luogo fino a quando la sentenza che ha pronunciato sull’istanza non sia passata in giudicato.

Stato libero

Altra condizione di validità del matrimonio è lo stato libero, nel senso che non può sposarsi chi è legato da un precedente matrimonio o da una precedente unione civile tra persone dello stesso sesso, a meno che:

  • il precedente vincolo sia stato annullato;
  • il precedente vincolo risulti nullo;
  • il vincolo si sia sciolto per via del divorzio;
  • il coniuge sia morto.

Oltre alla vera e propria libertà di stato, esiste anche quella presunta. Pertanto, ai sensi dell’articolo 65 del Codice civile, se è stata dichiarata la morte presunta di un determinato soggetto e la relativa sentenza è divenuta eseguibile, il coniuge può contrarre matrimonio. In sostanza, viene meno l’efficacia impediente del vincolo del matrimonio già contratto; tuttavia, se la persona della quale è stata dichiarata la morte presunta ritorna o ne viene accertata l’esistenza, il matrimonio è nullo [5].

Chi non si può sposare?

Innanzitutto, non possono contrarre matrimonio fra loro:

  • gli ascendenti e i discendenti in linea retta (legittimi o naturali). Si pensi a padre e figlia oppure alla madre e al figlio;
  • i fratelli e le sorelle germani (cioè quelli che hanno in comune entrambi i genitori), consanguinei (ossia quelli che hanno in comune solo il padre) o uterini (ovvero quelli che hanno in comune solo la madre);
  • lo zio e la nipote, la zia e il nipote;
  • gli affini in linea retta (vedi la nuora e il suocero o il genero e la suocera). Il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili;
  • gli affini in linea collaterale in secondo grado (vedi i cognati);
  • l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;
  • i figli adottivi della stessa persona;
  • l’adottato e i figli dell’adottante;
  • l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.

Il tribunale su ricorso degli interessati può autorizzare il matrimonio nei casi di zio e nipote/zia e nipote e dei cognati.

Altresì, non possono sposarsi tra loro le persone delle quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra [6]. L’impedimento a contrarre matrimonio deriva esclusivamente da una sentenza di condanna passata in giudicato per omicidio volontario (non colposo o preterintenzionale). Il matrimonio risulta valido se è stato celebrato dopo la scoperta del delitto ma prima del passaggio in giudicato della sentenza. La celebrazione viene sospesa nell’ipotesi di rinvio a giudizio, ordine di cattura o ordinanza di esecuzione di una misura cautelare.

Vi è, poi, il divieto temporaneo di nuove nozze, di cui si è già detto in precedenza. Tuttavia, tale divieto rimane escluso ad esempio nel caso in cui il matrimonio è stato dichiarato nullo per impotenza anche solo a generare di uno dei coniugi.

Quando si ha l’invalidità del matrimonio?

La mancanza dei requisiti richiesti dalla legge al momento della celebrazione del matrimonio, o la presenza di impedimenti, può condurre all’annullamento.

I coniugi, gli ascendenti più prossimi, il pubblico ministero e, in generale, chi ha un interesse legittimo di natura familiare, morale o economico può impugnare il matrimonio in caso di minore età, interdizione, stato non libero, parentela e delitto.

L’annullamento del matrimonio può essere richiesto anche quando il consenso è stato estorto con violenza, è stato determinato da timore di eccezionale gravità o da cause esterne allo/alla sposo/sposa oppure è stato dato per errore sull’identità fisica dell’altro coniuge o su determinate sue qualità personali. Inoltre, è invalido il matrimonio simulato, cioè quando i coniugi hanno contratto le nozze con l’accordo di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti che ne derivano.

Il matrimonio dichiarato nullo produce alcuni effetti del matrimonio valido fino alla dichiarazione di nullità sul presupposto della buona fede di uno o di entrambi i coniugi (matrimonio putativo).

Per quanto attiene ai figli, il matrimonio dichiarato nullo ha gli effetti del matrimonio valido [7]. Se la nullità dipende da incesto, il figlio può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice, tenuto conto dell’interesse del figlio [8].


note

[1] Art. 84 cod. civ.

[2] Art. 85 cod. civ.

[3] Art. 86 cod. civ.

[4] Art. 89 cod. civ.

[5] Art. 68 cod. civ.

[6] Art. 88 cod. civ.

[7] Art. 128, co. 2, cod. civ.

[8] Art. 251 cod. civ.


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