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Articolo 15 Costituzione italiana: spiegazione e commento

7 Dicembre 2021 | Autore:
Articolo 15 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 15 Cost. sulla segretezza della corrispondenza.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Tutte le comunicazioni rientrano nell’articolo 15 della Costituzione

L’articolo 15 della Costituzione sancisce che la corrispondenza ed ogni altra forma di comunicazione sono coperte da privacy, sono cioè segrete. Non solo la tradizionale lettera di carta, ma anche l’e-mail, la telefonata, la chat, l’sms sul cellulare. Si tratta di un diritto che spetta sia in capo a chi invia la corrispondenza che a chi la riceve. Pertanto, da un lato, il destinatario della corrispondenza non può divulgare ad altri le comunicazioni inviategli: non può, ad esempio, fare il forward di una e-mail o fare uno screenshot di una chat e poi girarla ai propri amici se in essa sono contenute informazioni personali. Dall’altro lato, il mittente di un messaggio di posta elettronica non può inserire, in copia nascosta, ulteriori persone, mettendole così nella condizione di leggerne il contenuto del messaggio. Chi fa una telefonata o la riceve non può farla ascoltare ad un’altra persona, magari con il “viva voce”, se non ha ricevuto il consenso dell’altro conversante; può tuttavia registrarla a patto che tenga la registrazione per sé e non la divulghi.

Come ben si può notare l’articolo 15 della Costituzione, grazie al suo richiamo generico ad «ogni altra forma di comunicazione», si adatta perfettamente ai tempi e all’evoluzione della tecnologia.

Dire che le comunicazioni sono inviolabili significa punire penalmente chi viola questo precetto: la pena – stabilita dall’articolo 616 del Codice penale – è la reclusione fino a tre anni.

Chi spia nella buca delle lettere altrui può essere però incriminato solo se apre la busta, la ruba o la distrugge. Non invece se si limita a spiarne l’intestazione per scoprire magari chi è il mittente o il destinatario. Secondo la giurisprudenza, il fatto di non aprire la lettera per leggerne il contenuto esclude il reato: il gesto infatti potrebbe essere dettato dalla necessità del vicino di casa di verificare se il postino ha sbagliato cassetta delle lettere.

Neanche il datore di lavoro può spiare nelle e-mail dei propri dipendenti a meno che non si tratti del computer o dello smartphone aziendale e di ciò i lavoratori siano stati previamente messi al corrente. A tal fine, non ha bisogno del previo consenso dei sindacati o dell’Ispettorato territoriale del lavoro. Si tratta di una forma di controllo a distanza sdoganata dal Jobs Act del 2015.

Anche tra coniugi è vietato spiare le e-mail e il cellulare. Chi riceve dal partner le credenziali di accesso alla sua posta elettronica o di un account social non può poi successivamente farvi accesso: l’autorizzazione infatti si intende limitata allo specifico caso per cui le stesse sono state concesse. Pertanto, il successivo uso integra il reato di accesso abusivo a sistema informatico.

Potrebbe sembrare un paradosso ma il coniuge che, leggendo le chat o le mail dell’altro, scopra le tracce di un tradimento non può poi utilizzarle in tribunale per la causa di separazione, trattandosi di prove acquisite in violazione della privacy. Addirittura, per la Cassazione, si configura il reato di rapina quando il coniuge strappa dalle mani dell’altro lo smartphone per scoprire a chi stava scrivendo. 

Inutile dire che inserire software spia sui cellulari o sui computer altrui costituisce reato.

La registrazione delle conversazioni

Un capitolo a parte sono le conversazioni, quelle cioè che avvengono verbalmente. È possibile registrare una persona che parla, a sua insaputa, a condizione che ciò non avvenga presso la dimora, l’ufficio, lo studio o l’auto di quest’ultima. Inoltre, colui che registra di nascosto la conversazione deve essere materialmente presente: non può cioè andarsene, ingenerando nell’altro la sensazione di non essere ascoltato (si pensi al socio di un’azienda che, durante una riunione, fa finta di andare al bagno lasciando il registratore su una sedia per sentire cosa gli altri pensano di lui).

La ragione di tale previsione è semplice: chi vuole mantenere il riserbo su una determinata questione deve essere il primo a custodirla. Dunque, chi parla lo fa perché non intende avere segreti su ciò che dice. E siccome il registratore non è che una “prolunga” della memoria umana è ben legittimo memorizzare l’audio o il video di tale comunicazione. 

Attenzione però: poter registrare non significa poter poi divulgare il contenuto. In tal caso, si commetterebbe reato. Il file della conversazione può essere usato solo per un proprio archivio o per far valere un diritto in tribunale, dinanzi alla polizia o ai carabinieri.  

Le limitazioni alla segretezza della corrispondenza

Come tutte le libertà, anche la segretezza delle comunicazioni è soggetta a limiti per la sicurezza pubblica: limiti che tuttavia solo una legge, un decreto legge o un decreto legislativo possono prevedere. E così, per alcune categorie di reati particolarmente gravi ed in presenza di gravi indizi di reato, il giudice può autorizzare la polizia giudiziaria ad effettuare due tipi di provvedimenti: il sequestro della corrispondenza e l’intercettazione di comunicazioni. Naturalmente, il provvedimento del magistrato deve essere motivato. 

Il magistrato non può comunque impicciarsi nei fatti altrui e deve selezionare le notizie ottenute con le intercettazioni escludendo tutto ciò che non è pertinente con i fatti relativi al reato per il quale si sta indagando. Tutte le altre notizie relative a persone diverse da quelle indagate dovranno essere distrutte.



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