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Rinuncia querela: cos’è e come si fa

15 Marzo 2022 | Autore:
Rinuncia querela: cos’è e come si fa

Remissione e rinuncia alla querela: differenze. Cosa succede dopo che la vittima si è spogliata del diritto di segnalare il reato?

La vittima di un reato può sporgere querela affinché le forze dell’ordine possano intervenire e assicurare il colpevole alla giustizia. Ad esempio, chi ha subito una diffamazione oppure delle lesioni personali dovrà prontamente darne notizia alle autorità competenti; in caso contrario, il crimine resterà impunito. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto della querela: la sua rinuncia. Come diremo, infatti, non solo è possibile ritirare una querela già sporta, ma anche spogliarsi preventivamente da questo diritto. Cos’è e come si fa la rinuncia alla querela?

Sin da subito possiamo dire che la rinuncia alla querela equivale a tutti gli effetti a una rinuncia a esercitare un proprio diritto. Come tale, occorre che sia fatta osservando determinate forme. Se l’argomento ti interessa, magari perché chi ti ha offeso ha proposto un risarcimento a condizione che tu rinunci sin da subito a sporgere querela, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come si fa la rinuncia alla querela.

Querela: cos’è e a cosa serve?

La querela è la segnalazione di reato proveniente dalla persona offesa, cioè dalla vittima del crimine.

La querela serve per consentire alla giustizia di perseguire il reato, cioè di attivarsi per mettere sotto processo il responsabile (se ne ricorrono le condizioni, ovviamente).

Senza querela, l’autore del crimine, anche se sorpreso in flagrante, non potrà essere processato e, pertanto, non risponderà delle conseguenze del proprio atto.

Querela: entro quanto tempo va sporta?

La querela va sporta entro tre mesi da quando la vittima ha avuto conoscenza del reato. Ciò significa che i tre mesi cominciano a decorrere da quando effettivamente la persona offesa ha saputo del fatto.

Se Tizio viene diffamato online e se ne accorge solamente molto tempo dopo, i tre mesi cominceranno a decorrere da quando realmente ha avuto percezione dell’offesa.

Solo per alcuni reati è possibile sporgere querela oltre i tre mesi generalmente previsti. Ad esempio, lo stalking e il revenge porn possono essere querelati entro sei mesi, mentre la violenza sessuale entro un anno.

Remissione querela: cos’è?

La remissione di querela consiste nel ritiro della querela già sporta. Detto in altre parole, la remissione è la manifestazione di volontà con cui la vittima decide di tornare sui suoi passi e di ritirare la querela sporta in passato.

La remissione della querela comporta l’estinzione del reato: il giudice, accertatosi dell’intervenuto ripensamento della vittima, non può fare altro che archiviare il caso (se si è nella fase delle indagini preliminari) oppure dichiarare concluso il processo con sentenza.

La remissione può intervenire fino a che l’imputato non sia stato condannato in maniera definitiva. Pertanto, è possibile rimettere la querela anche in secondo grado e perfino durante il processo in Cassazione.

La remissione è in genere giustificata da un’avvenuta riconciliazione tra autore del fatto e vittima, al quale solitamente consegue anche un risarcimento del danno.

Rinuncia alla querela: cos’è?

Mentre la remissione della querela sopraggiunge dopo che la stessa è stata sporta, la rinuncia viene fatta ancor prima di presentare querela.

Con la rinuncia la vittima si spoglia del diritto di sporgere querela in futuro, mettendo così al riparo l’autore del crimine da futuri ripensamenti: chi rinuncia alla querela, infatti, non potrà tornare sui propri passi. Insomma: la rinuncia è irrevocabile e la querela dopo la rinuncia non si può presentare.

Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo dedicato alla differenza tra remissione e rinuncia alla querela.

Rinuncia alla querela: come funziona?

Secondo la legge (art. 124 Cod. pen.), la rinuncia alla querela può essere tacita oppure espressa:

  • la rinuncia tacita si ha quando la vittima ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelare. Ad esempio, la legge (art. 597 Cod. pen.) considera tacitamente rinunciata la querela per diffamazione quando la persona offesa e l’offensore si mettono d’accordo per deferire ad un giurì d’onore il giudizio sulla verità del fatto attribuito alla persona diffamata;
  • la rinuncia espressa è fatta per iscritto ed è consegnata, debitamente sottoscritta, all’autore del reato. In alternativa, la rinuncia espressa può essere fatta anche da un procuratore speciale (ad esempio, dall’avvocato della persona offesa) oppure può essere resa oralmente a un ufficiale di polizia giudiziaria oppure a un notaio (art. 339 Cod. proc. pen.).

Come anticipato, la rinuncia alla querela è irrevocabile e incondizionata, nel senso che non può essere sottoposta a condizioni (ad esempio, il risarcimento del danno).

Inoltre, la rinuncia alla querela si estende a tutti coloro che hanno commesso il reato. Ad esempio, se gli autori del crimine sono stati due, la vittima non potrà rinunciare alla querela solo per uno di essi.

È chiaro che ha senso rinunciare alla querela se il termine per presentarla non è ancora decorso: sarebbe inutile infatti rinunciare alla querela trascorsi i tre mesi di tempo per poterla sporgere.



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