Chi decide sul vaccino Covid per il figlio?

7 Dicembre 2021 | Autore:
Chi decide sul vaccino Covid per il figlio?

Quali poteri hanno i genitori per imporre o per rifiutare il siero al minore? Cosa può stabilire un giudice in merito?

Don Chisciotte batte i mulini a vento 2 a 0: solo contro tutti, un genitore separato ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Venezia che il figlio 13enne sia vaccinato contro il Covid. Di fronte aveva non solo il parere contrario dell’ex moglie ma anche quello del pubblico ministero e perfino dello stesso ragazzino. Il che significa che un giudice può decidere se deve essere fatto o meno il vaccino ad un minorenne, sulla base di elementi a beneficio sia del diretto interessato sia di chi gli sta intorno.

A questo punto, chi decide sul vaccino Covid per il figlio? Non è passato molto tempo (era il 22 luglio 2021) dal decreto con cui il tribunale di Monza aveva stabilito che «in tema di vaccinazioni (obbligatorie e non), laddove vi sia un concreto pericolo per la salute del minore, in relazione alla gravità e diffusione del virus e vi siano dati scientifici univoci che quel trattamento sanitario risulta efficace, il giudice può “sospendere” momentaneamente la capacità del genitore contrario al vaccino». In sostanza, secondo il giudice, occorre tenere conto dell’esistenza di un grave pregiudizio per la salute e della diffusione della malattia sul territorio nazionale. Davanti a queste circostanze, quindi, il genitore che non vuole dare il consenso a far vaccinare il figlio contro il Covid deve fare marcia indietro.

Il caso appena esaminato dalla Corte d’Appello di Venezia è del tutto simile a quello di Monza. Qui siamo davanti ad un ragazzino di 13 anni che non vuole fare il vaccino e alla madre (separata dal marito) che condivide la sua decisione, sostenuta anche dal pubblico ministero. Il padre, invece, chiede che il minore sia immunizzato e, per questo, si rivolge al tribunale. Dove il papà vince in primo e in secondo grado. Perché?

Secondo la Corte, le attuali informazioni scientifiche dimostrano che un giovane rischia di meno a fare il vaccino che a non farlo. Specie se frequenta quotidianamente dei parenti anziani, per i quali potrebbe rappresentare un potenziale pericolo. Insomma, sostiene il giudice: il ragazzino che non vuole vaccinarsi deve essere messo al corrente dei vantaggi offerti dal siero e i genitori separati sono tenuti a collaborare per evitare che lui possa vivere le pressioni ricevute da una parte come un tentativo di allontanarlo dall’altra.

A nulla serve, dunque, che il pubblico ministero sostenga la necessità di rispettare la volontà del minore se il giudice ritiene che la somministrazione del farmaco persegua il migliore interesse dell’adolescente. E si rivelano altrettanto inutili le perplessità dell’altro genitore che nutre dei timori sugli effetti indesiderati del vaccino.

La Corte può basare questa decisione solo su basi scientifiche acquisite (ad esempio, dai rapporti dell’Agenzia italiana del farmaco, dell’Istituto superiore di sanità, dalla Società italiana di pediatria, ecc.), visto che non ha competenze tecniche in materia.

D’altronde, lo stesso Codice civile mette nelle mani dei giudici la soluzione alle controversie dei genitori sulle questioni che riguardano l’educazione, l’istruzione e la salute dei figli [3]. Significa che, come nei casi che abbiamo visto, uno dei due genitori (o entrambi, se lo ritengono opportuno) possono presentare un ricorso in tribunale per chiedere che venga presa la decisione più confacente agli interessi del minore.


note

[1] Trib. Monza, sez. IV Civile, decr. 22 luglio 2021.

[2] Corte d’appello Venezia decr. 02.12.2021.

[3] Art. 709-ter cod. civ.


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