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Canone case popolari

19 Marzo 2022 | Autore:
Canone case popolari

Come viene stabilito l’affitto degli alloggi Iacp? Come si calcola l’Isee-erp che serve per l’edilizia residenziale pubblica? Si può comprare l’immobile?

Avere un tetto sopra la testa è un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo e da altri trattati internazionali. Un diritto, dunque, che non può essere condizionato dalla condizione di povertà di un individuo: ecco perché lo Stato deve garantire un aiuto a chi non ha un reddito sufficiente non già a comprare un immobile ma, quanto meno, a viverci in affitto. L’Italia, come altri Paesi, lo fa attraverso le case popolari, alle quali si accede quando si è in possesso di determinati requisiti. Ma come viene stabilito il canone delle case popolari?

La possibilità di prendere in locazione uno di questi immobili dipende in gran parte dall’indicatore della situazione economica equivalente, cioè del famoso Isee, che in questo caso viene chiamato Isee-erp, dove «erp» sta per edilizia residenziale pubblica. Tuttavia, il canone delle case popolari viene definito dalle Regioni o dagli enti locali. Significa che non esiste una regola ben precisa a livello nazionale e che si può avere un’idea del calcolo che viene fatto attraverso qualche esempio. Le norme, invece, sono comuni per quanto riguarda i requisiti di accesso alle case popolari. Vediamo quali sono.

Cosa si intende per case popolari?

Le case popolari o alloggi di edilizia residenziale sono degli immobili costruiti a spese dello Stato destinati a chi è in una situazione di difficoltà economica che gli impedisce di provvedere autonomamente a garantirsi un’abitazione.

Sbaglia chi pensa che lo Stato assegni gratuitamente questi alloggi alle persone bisognose: è necessario, infatti, versare un canone per le case popolari che, ad ogni modo, sarà molto più basso del valore di mercato di una normale casa in affitto. Il calcolo del canone sarà proporzionato alla capacità reddituale del diretto interessato e può arrivare a qualche decina di euro nei casi più disperati.

Le case popolari sono conosciute anche come Iacp: prendono il nome, infatti dall’Istituto autonomo case popolare che gestisce questo tipo di alloggi.

A chi spettano le case popolari?

Sono Regioni e Comuni a stabilire nei rispettivi bandi i requisiti per poter accedere ad una casa popolare. I più richiesti sono i seguenti:

  • non possedere alcun alloggio, adeguato o meno alle esigenze della famiglia;
  • non avere subìto uno sfratto da una casa popolare negli ultimi cinque anni;
  • non avere occupato in modo abusivo altre case popolari negli ultimi cinque anni;
  • avere la residenza nel Comune in cui si trova l’alloggio da assegnare;
  • restare al di sotto della soglia di reddito indicata nel bando, proporzionalmente al numero dei componenti della famiglia: un reddito, ad esempio, di 2.800 euro al mese non ha lo stesso peso per un single o per chi ha coniuge e cinque figli da mantenere. Il reddito tiene conto anche dell’eventuale presenza di persone con disabilità e di minori;
  • avere un Isee non superiore alla soglia indicata nel bando.

Isee per le case popolari: come si calcola?

Come appena detto, uno dei requisiti fondamentali per poter accedere ad una casa popolare è avere un Isee non superiore ad una certa soglia. In questo caso, l’indicatore della situazione economica equivalente viene chiamato Isee-erp, cioè è riferito all’edilizia residenziale pubblica. Perché è così importante? Perché sulla base di questo indicatore verrà stabilito il canone delle case popolari: più basso è l’indicatore e minore sarà l’affitto da pagare.

Rispetto al normale Isee richiesto per avere diritto a bonus o prestazioni socio-assistenziali, l’Isee-erp:

  • considera il reddito al netto dell’Irpef;
  • comprende anche emolumenti non imponibili normalmente esclusi (ad esempio, l’indennità di accompagnamento);
  • introduce ulteriori detrazioni dal reddito (spese mediche, ad esempio);
  • non ammette franchigie al reddito e al patrimonio;
  • contiene un’ulteriore detrazione dal reddito dell’effettiva spesa di assistenza per soggetti portatori di handicap.

Per quanto riguarda la soglia massima di Isee-erp per poter avere una casa popolare, non esiste, come si diceva, una regola fissa a livello nazionale: ci pensano gli enti territoriali e locali a stabilirla insieme al resto dei requisiti nei rispettivi bandi di assegnazione. Di norma, comunque, non si va oltre il limite dei 20mila euro.

Se ne deduce che solo consultando questi bandi è possibile sapere qual è l’Isee-erp da non superare e a quanto ammonterà il canone delle case popolari.

Da sottolineare il fatto che se, dopo avere preso possesso dell’immobile perché i requisiti erano in regola, il beneficiario muta la sua condizione economica e supera il limite indicato nel bando, sarà costretto a trovarsi un’altra sistemazione e a lasciare libero l’alloggio ad un’altra famiglia più bisognosa. Vuol dire che i requisiti stabiliti in partenza non vengono tenuti in considerazione solo per entrare nella casa popolare ma anche per restarci.

Come ottenere una casa popolare?

Chi ha bisogno di una casa popolare per sé e per la sua famiglia deve presentare domanda al Comune di residenza o alla Regione, a seconda di quale sia stato l’ente pubblico ad emettere il bando di assegnazione.

Alla domanda occorrerà allegare:

  • copia di un documento di identità;
  • marca da bollo dell’importo stabilito dall’ente pubblico a cui è indirizzata la domanda;
  • Isee-erp, reperibile presso un qualsiasi patronato.

Se la domanda verrà accolta, l’interessato sarà inserito in una graduatoria insieme ad altre persone che hanno presentato la richiesta. La graduatoria viene pubblicata sul sito Internet dell’ente pubblico (Comune, o Regione) affinché possa essere consultata da chiunque. Nel momento in cui si liberano degli alloggi o ne vengono costruiti degli altri nuovi, l’ente locale o territoriale «pesca» da quell’elenco il nominativo dell’avente diritto.

Case popolari: si possono acquistare?

La legge consente la possibilità di acquistare una casa popolare solo a determinati soggetti. Il riscatto dell’immobile, infatti, è riservato all’assegnatario o ai suoi familiari conviventi, nel caso in cui il primo fosse deceduto.

Tuttavia, è necessario che chi di loro ha intenzione di comprare l’alloggio:

  • abiti in quella casa da almeno cinque anni;
  • abbia sempre pagato i canoni di affitto;
  • non superi un determinato reddito, stabilito dall’ente di riferimento;
  • sia residente nel Comune in cui si trova l’immobile oggetto dell’acquisto
  • non possieda un altro immobile adeguato al suo nucleo familiare.

La vendita di una casa popolare è vincolata alla pubblicazione del relativo bando da parte di Comune o Regione, presso i quali dovrà essere presentata l’apposita domanda di riscatto.

Chi acquista l’alloggio:

  • non può venderlo entro i primi dieci anni e, comunque, finché non avrà pagato l’intera somma richiesta nel contratto di compravendita, anche se il periodo dell’ammortamento supera i dieci anni;
  • è obbligato a proporlo prima allo Iacp da cui l’acquistato, poiché l’Istituto autonomo case popolari ha il diritto di prelazione. Nel caso in cui la proposta venga rifiutata (la risposta deve arrivare entro 60 giorni), sarà possibile venderlo a terzi. Quanto al prezzo, lo decide lo Iacp sulla base di quello di cessione, con l’opportuna rivalutazione.


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