Accordo sullo smart working nel privato: ecco cosa cambia

7 Dicembre 2021 | Autore:
Accordo sullo smart working nel privato: ecco cosa cambia

Le nuove regole per lo svolgimento del lavoro agile: va fatto su base volontaria, senza orari fissi ed in un luogo a scelta. Ma entro certi limiti.

Ora anche il settore privato ha le sue regole per lo smart working: Governo e parti sociali hanno trovato un accordo per il modo in cui dovrà essere svolto in futuro il lavoro agile, diventato per molti una prassi dall’arrivo della pandemia da Covid-19. L’intesa dovrebbe entrare in vigore al termine dello stato di emergenza, finora fissato per il 31 dicembre 2021 ma che, con molte probabilità, slitterà almeno alla fine di gennaio 2022. Vediamo che cosa cambia con le linee guida del nuovo Protocollo nazionale a cui sindacati e imprenditori hanno dato il proprio benestare.

L’adesione allo smart working non potrà essere imposta dal datore di lavoro ma sarà su base volontaria, ferma restando la necessità di un accordo individuale. Previsto anche il diritto di recesso. Il dipendente non potrà essere licenziato né per giusta causa né per giustificato motivo e non potrà ricevere un provvedimento disciplinare per non aderire alla modalità agile.

L’accordo non stabilisce alcun orario di lavoro a priori: verrà garantita completa autonomia nello svolgimento della prestazione sulla base di obiettivi prefissati e dell’organizzazione delle attività assegnate al dipendente dal suo diretto responsabile. Tuttavia, e per non pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi, è possibile legare il lavoro agile a delle fasce orarie e stabilire dei momenti di disconnessione in cui il dipendente non sarà tenuto a svolgere la sua prestazione. Resta valido quanto prescritto dalla legge, cioè almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro. Non sarà possibile svolgere del lavoro straordinario, a meno che sia previsto dalla contrattazione nazionale.

Il dipendente è libero di stabilire dove vuole lavorare. La postazione da cui svolgerà il lavoro agile, però, dovrà essere un luogo adatto a garantire una regolare prestazione, in condizioni di sicurezza e di riservatezza, nel rispetto del trattamento dei dati e delle informazioni aziendali. Potrà anche decidere di utilizzare il proprio computer. Ma attenzione: il lavoratore che sceglie di utilizzare gli strumenti forniti dall’azienda si vedrà addebitare eventuali danni come guasti, furto o smarrimento riconducibili a un suo comportamento negligente.

Il protocollo firmato da Governo e parti sociali prevede, se ce ne fosse bisogno, la possibilità di fruire dei permessi orari stabiliti dal contratto collettivo. Per quanto riguarda altri motivi legittimi di assenza (malattia, ferie, infortuni, ecc.), il lavoratore può disattivare qualsiasi dispositivo di connessione con l’azienda e non è tenuto a riprenderli prima della data in cui è prevista la ripresa dell’attività. In altre parole, non è possibile chiedere a un lavoratore in ferie, anche se si trova in casa, di mandare un’e-mail di lavoro o di rispondere a una telefonata di lavoro.

Nulla di stabilito, invece, sui buoni pasto e sulle attrezzature per garantire al dipendente un maggiore comfort durante lo svolgimento della sua attività nell’ambiente domestico, come ad esempio una seduta ergonomica per evitare il mal di schiena.



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