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Canzone caricata su Youtube: è una prova di paternità?

8 Dicembre 2021
Canzone caricata su Youtube: è una prova di paternità?

Come tutelare la propria opera musicale o artistica senza ricorrere all’iscrizione alla Siae.

In un’epoca in cui per farsi conoscere è necessario essere presenti sui social network e sulle piattaforme video ma, nello stesso tempo, ove il furto delle opere altrui è destramente facile e diffuso, è normale chiedersi come contemperare da un lato l’esigenza di rendere pubblica la propria creazione per formare una fanbase e dall’altro quella di tutelarla. Così ci si chiede se il fatto che una canzone sia caricata su YouTube possa essere una prova della paternità della stessa. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Diritto d’autore: come funziona?

Chi crea opere dell’ingegno – come musica, video, foto, poesie, racconti – ne detiene anche i diritti di paternità e di sfruttamento economico. Significa che deve essere ritenuto l’unico ed effettivo autore dell’opera ed il solo a poterla vendere, riprodurre in pubblico o comunque trarne qualsiasi forma di profitto. Il primo diritto, quello della paternità, non può essere mai ceduto, neanche dietro pagamento del prezzo: è un diritto inalienabile e indisponibile. Il secondo diritto, quello relativo allo sfruttamento dei diritti economici, può invece essere oggetto di cessione, come spesso succede tra autori e case discografiche.

Entrambi i diritti appena menzionati sono tutelati dalla legge sul diritto d’autore e spettano solo a patto che l’opera possa considerarsi creativa, ossia abbia una propria originalità. Nelle composizioni musicali rientranti nella musica pop, la creatività si determina sulla base del motivo portante, che il più delle volte è il ritornello.

In presenza di due opere identiche o molto simili, per individuare a chi spetti il diritto di paternità è necessario individuare chi sia il suo primo creatore: bisogna cioè risalire alla data di realizzazione dell’opera o quantomeno a quella in cui la stessa è stata resa pubblica. Vedremo, a breve, come agire.

Tanto per fare un esempio, se un soggetto crea un’opera e un altro gliela copia ma solo quest’ultimo riesce a dimostrare la data di creazione o di pubblicazione e non il primo, colui che ha copiato verrebbe ritenuto autore dell’opera. Ciò perché la legge ha un unico e solo strumento per stabilire chi sia l’autore e chi invece il responsabile del plagio: la prova dell’anteriorità dell’opera. E questa prova spetta chiaramente alle parti. Ecco perché, per evitare contestazioni, si ricorre spesso alla Siae o ad altro pubblico ufficiale. 

Come difendere dal plagio un’opera d’arte

Come abbiamo appena detto, per proteggere un’opera d’arte dal plagio (così vale per una canzone, un testo o qualsiasi altra opera dell’ingegno) è necessario dimostrare di esserne i primi creatori. Questa prova può essere fornita in vario modo, non necessariamente attraverso la registrazione alla Siae. C’è chi ricorre al notaio (che attesta la data del deposito dell’opera o autentica la firma dell’autore sullo spartito o sul testo). C’è chi si avvale dell’affrancatura postale e della spedizione tramite il servizio di Poste Italiane: il timbro postale apposto sulla busta infatti fa piena prova della data della spedizione e, quindi, consente di risalire al momento in cui la stessa poteva dirsi già esistente. C’è chi invece fa uso delle marche temporali elettroniche, chi all’invio tramite posta elettronica certificata del documento e così via. 

Questi strumenti sono quelli più sicuri perché garantiscono la “piena prova” determinata dalla presenza del pubblico ufficiale o dal sistema informatico che attestano la data certa del supporto cartaceo su cui è trascritta l’opera. Ma le prove per dimostrare la paternità possono essere di qualsiasi tipo. Anche le testimonianze potrebbero avere un valore decisivo.  

Caricamento di opera su YouTube come prova della paternità

Anche l’attestazione fornita da YouTube in merito alla data di caricamento di un’opera – attestazione che l’utente da sé non può retrodatare e, quindi, falsificare – è una prova della data di pubblicazione della stessa. Non dimostra chiaramente la paternità, potendo l’utente averla a sua volta copiata da un altro autore; ma se quest’ultimo non dovesse riuscire a dimostrare di aver realizzato il brano anteriormente al caricamento su YouTube, per lui non ci sarebbe modo di rivendicare la paternità. 

La data che YouTube fa comparire sotto il video, in cui indica la data di caricamento, non è certo una piena prova come quella che potrebbe essere l’attestazione di un notaio: YouTube non è infatti un pubblico ufficiale. Come tale essa è liberamente valutabile dal giudice. Tuttavia, come anticipato, si tratta di un elemento difficilmente alterabile dall’utente e, pertanto, anche con il ricorso a una perizia informatica o, eventualmente a una richiesta di attestazione inoltrata a Google stesso (proprietario di YouTube) si potrebbe ben pervenire alla prova di paternità dell’opera. 

Quindi, in buona sostanza, chi pubblica un’opera su YouTube può, in tal modo, tutelarla e nello stesso tempo farla conoscere. Così facendo infatti l’autore riesce a dimostrarne, grazie alla data che compare sotto il video, di essere il creatore del brano in quella specifica data. Sicché, se altri soggetti non forniscono una prova di paternità con data anteriore a quella di pubblicazione su YouTube, egli potrà ben far cessare qualsiasi plagio.

 



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